Economia

FTX, il crac che imbarazza Biden: il ceo secondo donatore dei Dem

Molto poca attenzione della stampa generalista per la bancarotta della FTX, il cui fondatore Sam Bankman-Fried è secondo donatore dei Democratici dopo Soros

2.9k 2
Sam Bankman-Fried con Clinton e Blair
: - :

Quando nel dicembre 2001 Enron andò in bancarotta causando il crollo da 90 a 0,1 dollari delle proprie azioni, e facendo perdere oltre due miliardi di dollari ai fondi pensione che vi avevano investito, la stampa internazionale e quella italiana fecero grandi titoli e si sbizzarrirono in numerose analisi e affascinanti spiegazioni.

La bancarotta di FTX

La settimana scorsa, tra lunedì 7 e sabato 12 novembre 2022, una società (exchange) di nome FTX (per la precisione il gruppo che comprende FTX.com, FTX US, Alameda Research e 130 società affiliate) sono divenute insolventi, bruciando “tra i 10 e i 59 miliardi di dollari di passività finanziarie”. Eppure ben poco abbiamo letto al di fuori di stampa specializzata e dei tweet di singoli analisti.

Come è possibile? Si tratta di un’altra vicenda di dimensioni notevolissime, con forte impatto su tutte le altre aziende del settore, e i cui protagonisti non sono meno affascinanti di Kenneth Lay e Jeffrey Skilling.

Secondo donatore dei Dem

La spiegazione la abbiamo trovata il 13 novembre, direttamente dalle colonne del Financial Times, il quale svela come Il fondatore e (anti) deus ex machina di FTX, il trentenne californiano Sam Bankman-Fried, sia stato il secondo maggior donatore alla causa democratica nel periodo 2021-2022, con 27 milioni di dollari apportati a Protect Our Future e 40 ulteriori milioni messi direttamente a disposizione del partito in occasione delle elezioni di midterm.

Posizionandosi così come secondo benefattore della causa, subito dopo George Soros. Un ovvio imbarazzo per la causa democratica: inutile dunque per i quotidiani scriverne troppo, anche in considerazione degli aspetti tecnici quasi incomprensibili della vicenda.

Nel caso della texana Enron, Il 70 per cento delle donazioni erano state invece a favore dei Repubblicani, probabilmente qualcosa “worthy looking at”, per usare le recentissime parole di Biden contro Musk.

Il punteggio ESG

Tutta questa generosità da parte di FTX aveva portato anche l’exchange a ottenere un punteggio “ESG” molto superiore a quello, ad esempio, di Exxon Mobil. ESG sta per “Environmental, Social and Governance” ed è una specie di pagellina che assegna i voti in base a quanto “sostenibile” e politicamente corretta sia l’azione di un’azienda.

Evidentemente chi dona ai Democratici dev’essere automaticamente “sostenibile”, poiché a quanto ci risulta tutte le attività legate alle cripto-monete sono generalmente considerate assolutamente nemiche dell’ambiente in quanto troppo “energivore”.

Il motivo ha a che fare con il meccanismo stesso della block chain basata sulla “proof of work”, che in ultima analisi si può ricondurre al problema matematico della fattorizzazione in numeri primi, attuabile solo con la “forza bruta” e dunque con grande dispendio di energia.

Soldi ai Dem e all’amministrazione Biden

C’è di più. Secondo il broker Watchdog Capital, l’amministrazione Biden in prima persona avrebbe ricevuto un’allocazione pari a 11 milioni di dollari, messi a disposizione tramite Guarding Against Pandemics, un’organizzazione gestita dal fratello di Bankman-Fried che ha come obiettivo “prepararsi per la prossima epidemia” promuovendo varie iniziative tra cui la produzione di “mascherine migliori” e la costruzione di palazzi “a prova di pandemia”.

La preminenza di Bankman-Fried tra i benefattori rappresenta dunque un grave motivo di imbarazzo per i Democratici. O meglio, lo rappresenterebbe se l’informazione generalista ne parlasse davvero.

Se lo facesse dovrebbe ad esempio spiegare come mai nel partito nessuno si sia posto il problema di come questo personaggio fosse diventato tanto ricco e tanto generoso in pochissimi anni. Eppure Bradley Beychok, uno dei co-fondatori del Pac, lo aveva affermato chiaramente: “Bankman-Fied è venuto fuori dal nulla iniziando a supportare le nostre varie cause e molti candidati”.

Spiegazione, o quasi

Abbiamo detto che l’impero di Bankman-Fried è crollato in pochi giorni e con esso il “net worth”, il patrimonio del suo fondatore, passato da 16 miliardi di dollari a… nulla in pochi giorni (“la più grande distruzione di valore della storia”).

Ma comprendere cosa sia successo (e in effetti anche cosa fosse alla base della sua ricchezza) non è affatto facile, motivo per il quale abbiamo intitolato questo paragrafo “spiegazione o quasi”.

Forse il migliore sunto è quello fornito da Matt Levine, un’analista di Bloomberg: “FTX ha emesso un token di nome FTT che aveva un certo valore sul mercato. Alameda Research, la quantitative trading firm anch’essa posseduta da Banlman-Fied, ha acquisito molti FTT e li ha usati come collateral per ottenere prestiti da FTX”.

Utilizzando – aggiungiamo noi – soldi veri, quelli dei clienti (alcuni dei quali depositavano perfino il proprio stipendio in FTX) e di svariati fondi di investimento. Un sistema finanziario incestuoso, per così dire.

Quando qualcuno ha fatto notare che il re era nudo (il qualcuno essendo il cinese Changpeng Zhao, fondatore dell’exchange concorrente Binance) il tutto ha iniziato a crollare. Il buco si era rivelato talmente grosso che nessun operatore del mercato poteva venire in soccorso.

Invitiamo chi desideri una spiegazione articolata (e disponga di tempo) a leggere l’intera serie di articoli di Levine, o meglio ancora ad ascoltare questo video su YouTube a partire dal minuto 7:18.

Schema Ponzi?

Tornando a Enron non possiamo non notare come ci sia una corrispondenza abbastanza impressionante tra quanto accadde nel 2001 e la storia di questi giorni.

Tralasciando il fatto che Kenneth Lay era a suo tempo una celebrità, come lo è oggi Sam Bankman-Fried nel mondo crypto, la cosa che più ci ha colpito è come il rapporto tra Enron e le “raptors” fosse in qualche modo paragonabile a quello tra FTX e Alameda Research. Si tratta in entrambi i casi di società con la medesima proprietà, che generavano apparente ricchezza facendo leva reciprocamente le une sulle altre.

Qualcuno parla di schemi Ponzi, ma Carlo Pietro Giovanni Guglielmo Tebaldo Ponzi aveva inventato un sistema inizialmente corretto, in quanto esisteva effettivamente una differenza di valore tra gli International Reply Coupons e i francobolli che si potevano acquistare (all’estero) sulla base dei primi.

Ponzi era incappato in un problema di scalabilità (impossibile trovare acquirenti per tanti francobolli…). Nel caso di Bankman-Fried – riteniamo – si tratta invece di architettura studiata a tavolino, non foss’altro perché l’italiano non era esattamente uno studioso mentre Bankman-Field esce dal MIT ed è figlio di due professori della Stanford Law School.

L’epilogo

Anche l’epilogo della vicenda sembra avere un elemento comune: si tratta di John Ray III, l’avvocato esperto in “ristrutturazioni aziendali” (come le chiama il Sole 24 ore): colui che ha gestito la dissoluzione di Enron e che è stato oggi nominato ceo di FTX

Dove tenere le criptovalute

Qualche conclusione. La prima, ovvia: chi vuole ottenere denaro rapidamente (socializzando le eventuali perdite) conviene abbia simpatie democratiche (come pensiamo abbia dimostrato anche il caso di Monte dei Paschi).

La seconda: come sempre in questi casi ci sono ben poche possibilità che i clienti di FTX possano recuperare i propri investimenti. La terza: chi vuole investire in criptovalute conviene se ne legga la bibbia, il paper intitolato Peer to Peer Electronic Cash System di Satoshi Nakamoto.

Comprenderà così come nello schema dell’ideatore dei Bitcoin c’era l’idea di non tenere affatto i propri coins in un “exchange (o una banca, o un’istituzione terza).

Perché i coins sono l’equivalente delle banconote fisiche e metterli in un exchange come FTX corrisponde a depositare le banconote in una banca, che come noto ne utilizza immediatamente la gran parte per le proprie attività di prestito fornendo in cambio di un file pdf intitolato “estratto conto”.

I coin andrebbero tenuti offline, fuori dalla rete, in quello che viene definito “cold storage”: una chiavetta USB o un disco fisico. Certamente si andrà incontro al rischio di perderlo, esattamente come le banconote sotto il materasso possono andare in fumo a seguito di un incendio in casa. Ma altrettanto certamente nessun terzo potrà mai utilizzare i denari per i propri investimenti, pericolosi o leciti che siano.