Esteri

Cosa sappiamo di Zelensky: ecco i fatti emersi dall’inchiesta Pandora Papers

Le società offshore e i rapporti con l’imprenditore Kolomoisky

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Zelensky

Conviene spingere l’Ucraina di Zelensky verso l’Ue senza prendere in considerazione le gravi accuse di corruzione mosse nei confronti del leader ucraino e le sue amicizie “pericolose”? È possibile restare lucidi ed obiettivi nel pieno di una guerra di propaganda? Difficile ma noi almeno ci proviamo, raccontando un po’ di fatti. “Facts not opinions” come scolpito su un famoso palazzo al numero 99 di Southwark Street a Londra.

Cosa c’è nei Pandora Papers

Nell’ottobre del 2021, soltanto sette mesi fa, il Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (ICIJ ) ha pubblicato la più grande inchiesta giornalistica mai fatta nella storia: i Pandora Papers. Per chiudere questa ciclopica inchiesta ci sono voluti più di 600 giornalisti di oltre 150 testate situati in 117 Paesi: si trattava in effetti di analizzare e dare un senso ai circa 2,94 terabyte di dati contenenti 11,9 milioni di file provenienti da 14 fornitori di servizi offshore. Un lavoro pazzesco che oggi appare ancora più prezioso e per questo motivo non può essere accantonato.

Nei Pandora Papers sono contenuti i nomi di centinaia di politici. Tra questi c’è anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ma anche il suo più stretto entourage, ovvero il consigliere personale del presidente Sergei Shefir ed i suoi legami poco chiari con l’oligarca Igor Kolomoisky. Il materiale da leggere è enorme, ma l’ho letto per voi e in questo articolo lo sintetizzo. A quali conclusioni sono giunti i reporter dell’ICIJ soltanto cinque mesi fa?

Il presidente ucraino Zelensky e i suoi soci della casa di produzione di commedie Kvartal 95 possedevano una rete di società offshore legate ai loro affari con sedi in paradisi fiscali nelle Isole Vergini Britanniche, Cipro e Belize. Shefir, consigliere del presidente ucraino Zelensky, così come il capo del servizio di sicurezza del Paese, facevano parte di questa rete offshore.

Le società offshore sono state utilizzate da Shefir e da un altro suo socio d’affari per acquistare costosi immobili a Londra.

Durante la campagna elettorale del 2019, Zelensky ha ceduto le sue azioni ad un’altra società facente capo a Shefir, la Maltex, ma i due avevano stipulato un accordo in modo che la famiglia di Zelensky continuasse ricevere denaro offshore. Maltex avrebbe continuato a pagare sottobanco i dividendi alla Film Heritage di Zelenskiy passata nelle mani di Olena Zelenska, moglie del presidente ucraino.

La società Maltex Multicapital Corp, riconducibile a Zelensky, ha ricevuto 40 milioni di dollari attraverso la filiale cipriota di Privatbank (allora di proprietà dell’oligarca Kolomoisky) come “contributo di capitale” in modo totalmente opaco.

Secondo il reporter della Reuters Josh Cohen, Kolomoisky ha finanziato una trentina di formazioni paramilitari in tutta l’Ucraina, di cui alcune accusate da Amnesty International di aver compiuto crimini di guerra, sparizioni, torture nell’Est del Paese.

Riassumendo dunque, i Pandora Papers rivelano che Volodymyr Zelensky e il suo entourage possiedono società offshore nelle Isole Vergini Britanniche, Belize e Cipro, tre appartamenti a Londra del valore di 7,4 milioni di dollari, e che il presidente ucraino ha ricevuto dividendi da una società che non possiede più, almeno ufficialmente. I documenti rivelano anche il potenziale coinvolgimento del presidente ucraino nel riciclaggio di 40 milioni di dollari appartenenti a Igor Kolomoisky, per il quale l’oligarca è stato messo sotto sanzioni dagli Stati Uniti.

Elezioni e flusso di denaro anomalo

Prima delle elezioni presidenziali in Ucraina, Zelensky e sua moglie possedevano un quarto della Maltex Multicapital Corp, che distribuisce la produzione dello studio comico Kvartal 95. I documenti contenuti nei Pandora Papers indicano che tre settimane prima delle elezioni, Zelensky ha ceduto la sua quota a Sergei Shefir, oggi suo consigliere nel gabinetto presidenziale. Oltre a Sergei, suo fratello, Boris Shefir, e Andrei Yakovlev, lo sceneggiatore di Kvartal 95, hanno anche loro ricevuto azioni della Maltex.

Normalmente quando una persona vende o trasferisce le proprie azioni in una società perde i suoi diritti ai dividendi. Ma i documenti di Pandora Papers rivelano che Maltex Multicapital Corp continuava a pagare i dividendi a Zelensky diverse settimane dopo aver venduto le sue azioni a Sergei Shefir, dunque durante e dopo la sua elezione.

Un altro stretto collaboratore di Zelensky, il capo dell’SBU Ivan Bakanov, si è servito di un paradiso fiscale per nascondere gli affari della sua società Davegra Limited, registrata in Belize. Questa società risulta essere proprietaria della Maltex Multicapital Corp, ma i documenti contenuti nei Pandora Papers dimostrano che si tratta di un escamotage per nascondere i veri proprietari: Zelensky, sua moglie e i suoi soci in affari.

Il Guardian ha rivelato che circa sei settimane dopo la vittoria schiacciante di Zelensky, un avvocato che agiva per il gruppo Kvartal 95 ha firmato un altro documento. Esso stabiliva che Maltex avrebbe continuato a pagare i dividendi alla Film Heritage di Zelensky, anche se non possedeva più alcuna quota della società. Le sue entrate principali provengono dall’attività in Ucraina, Russia e Bielorussia. La Film Heritage è passata nelle mani della moglie del presidente ucraino Olena Zelenska continuando a ricevere denaro dal 2019.

Gli appartamenti a Londra

L’entourage di Zelensky ha acquistato tre appartamenti a Londra, gestiti dalla stessa società Maltex Multicapital Corp. Sergei Shefir possiede due appartamenti a Londra del valore di 5,1 milioni di dollari e Andrei Yakovlev possiede il terzo, del valore di 2,3 milioni di dollari. E questi appartamenti non sono in posti qualunque: uno è a pochi passi dal Parlamento britannico, un altro nella famosa Baker Street. Questi appartamenti fruttano migliaia di sterline al mese.

Zelensky e Kolomoisky

Altri documenti inclusi nei file dei Pandora Papers rivelano che 40 milioni di dollari sono stati trasferiti attraverso la filiale cipriota di Privatbank (allora di proprietà dell’oligarca Igor Kolomoisky) a questa rete di società facenti capo alla Maltex Multicapital Corp come “contributo di capitale” in modo totalmente opaco. Inoltre, una delle società a capo di Kvartal 95 aveva un conto proprio in questa banca.

La filiale cipriota di Privatbank è stata usata da Kolomoiski per riciclare milioni di dollari. Ma Maltex Multicapital Corp non sembra essere stata l’unica società coinvolta nello schema. I documenti rivelati menzionano anche la società offshore Candlewood Investment Limited, anch’essa legata all’entourage di Zelensky e Kolomoiski, e attraverso la quale sarebbero passati altri 10 milioni di dollari legati a Privatbank.

Kolomoisky e le formazioni paramilitari ucraine

Nel 2015 il giornalista di Reuters Josh Cohen pubblica un articolo in cui per la prima volta stabilisce il legame tra l’oligarca Kolomoisky (implicato nello scandalo multimilionario di riciclaggio di denaro sporco) e gruppi paramilitari di estrema destra in Ucraina orientale. Ecco quanto scrive Cohen il 5 maggio del 2015 sul sito di uno delle più importanti agenzia di stampa al mondo, Reuters:

“A marzo, membri dell’esercito privato sostenuto dal magnate Igor Kolomoisky si sono presentati alla sede della compagnia petrolifera statale, UkrTransNafta. Lo stallo è avvenuto dopo che Kiev ha licenziato l’amministratore delegato della società – un alleato di Kolomoisky. Kolomoisky ha detto che stava cercando di proteggere la compagnia da un’acquisizione illegale. Più di 30 di questi battaglioni privati, composti principalmente da soldati volontari, esistono in tutta l’Ucraina. Anche se tutti sono stati portati sotto l’autorità dell’esercito o della Guardia Nazionale, il governo post-Maidan sta ancora lottando per controllarli. L’esercito dell’Ucraina è così debole che dopo che la Federazione Russa ha preso la Crimea, i separatisti sponsorizzati dalla Russia sono stati in grado di prendere il controllo di ampie zone dell’Ucraina orientale. I battaglioni privati, finanziati in parte dagli oligarchi ucraini, sono entrati in questo vuoto e hanno giocato un ruolo chiave nel fermare l’avanzata dei separatisti. Molti di questi gruppi paramilitari sono accusati di abusare dei cittadini che sono incaricati di proteggere. Amnesty International ha riferito che il battaglione Aidar – anch’esso parzialmente finanziato da Kolomoisky – ha commesso crimini di guerra, tra cui rapimenti illegali, detenzioni illegali, rapine, estorsioni e persino possibili esecuzioni. Molti degli oligarchi hanno accumulato grandi ricchezze usando le loro connessioni politiche per acquistare beni governativi a prezzi stracciati, dirottare i profitti dalle aziende statali e corrompere i funzionari ucraini per ottenere contratti statali. Quando i manifestanti di Maidan hanno rovesciato l’ex presidente Viktor Yanukovich, hanno chiesto al nuovo governo di porre un freno all’abuso di potere degli oligarchi. Invece, molti sono diventati ancora più potenti: Kiev ha dato a Kolomoisky e al magnate minerario Serhiy Taruta posti di governatore in importanti regioni orientali dell’Ucraina, per esempio. Altri battaglioni privati pro-Kiev hanno affamato i civili come forma di guerra, impedendo ai convogli di aiuti di raggiungere le zone controllate dai separatisti nell’Ucraina orientale, secondo il rapporto di Amnesty. Alcuni dei battaglioni privati ucraini hanno infangato la reputazione internazionale del Paese con le loro idee estremiste. Il battaglione Azov, parzialmente finanziato da Taruta e Kolomoisky, usa il simbolo nazista Wolfsangel come logo, e molti dei suoi membri sposano apertamente opinioni neonaziste e antisemite. I membri del battaglione hanno parlato di ‘portare la guerra a Kiev’ e hanno detto che l’Ucraina ha bisogno di ‘un forte dittatore che vada al potere e che possa spargere molto sangue, ma che unisca la nazione nel processo'”.

Alcune domande

Alla luce di queste informazioni è prudente che le istituzioni europee spingano l’Ucraina di Zelensky nell’Ue? Non sarebbe necessario un percorso lungo di adesione e che Zelensky spieghi, anche al Parlamento europeo, il perché di queste società offshore? E perché nell’Ue a nessuno interessa questo argomento e si preferisce fare orecchie da mercante pur di prendere una posizione netta contro la Russia?

Al di fuori della propaganda e dell’esaltazione militarista che ha invaso i nostri media ed il panorama politico, e dato che abbiamo sentito applaudire il leader ucraino in diversi parlamenti mondiali, dobbiamo anche sapere chi è veramente Zelensky e chi sono le persone di cui si circonda per farci un’idea. A titolo unicamente informativo, perché questo è lo scopo del giornalismo, informare. Di certo non possiamo dimenticare questa inchiesta, ed il lavoro di oltre 600 giornalisti, riportata dai media di mezzo mondo solo sette mesi fa. L’Ue pare abbia non solo memoria corta ma pure selettiva.