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Lento ed inesorabile naufragio della laicità alla francese: il 52% degli studenti contrario alla satira blasfema

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Un sondaggio della LICRA e dell’istituto Ifop sugli studenti delle scuole superiori indica che oltre il 50 per cento è favorevole all’uso di simboli religiosi e addirittura un 38 per cento è a favore di una legge che permetta d’indossare il “burkini”. Il 52 per cento poi si dice contrario al diritto alla blasfemia.

La laicità alla francese subisce un altro duro colpo, la satira e la critica al dogmatismo religioso costretti a fronteggiare un’ostilità crescente nella popolazione più giovane, il che fa intravedere un futuro non molto roseo per la Francia. In un sondaggio commissionato dalla Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo (Licra), la cui rivista dedica un numero speciale alla laicità, l’Istituto Ifop (Institut français d’opinion publique) ha esaminato la maniera in cui gli studenti delle scuole superiori percepiscono uno dei fondamenti della Repubblica francese, sancito dalla Costituzione, ovvero quello della laicità. E i risultati del sondaggio, realizzato a gennaio scorso su un campione rappresentativo di 1.006 studenti delle scuole superiori, rivelano fratture insanabili. Più di uno studente di scuola superiore su due (52 per cento) ha infatti dichiarato di essere a favore dell’uso e dell’ostentazione di simboli religiosi nelle scuole superiori pubbliche, il doppio rispetto alla popolazione generale (25 per cento). Il 49 per cento degli intervistati invece non rileva alcuna contraddizione nel fatto che un funzionario pubblico ostenti il proprio credo religioso. Ma il dato più allarmante è questo: il 38 per cento è a favore di una legge che permetta agli studenti di indossare il “burkini” (una percentuale che, come indica il sondaggio, arriva fino al 63 per cento tra gli studenti iscritti alla rete REP, che include licei e scuole site in quartieri difficili e sensibili). Questa percentuale sale addirittura al 76 per cento tra gli studenti delle scuole superiori che si dichiarano musulmani.

Anche il diritto alla blasfemia non ne esce proprio bene. Cinque anni dopo gli attacchi a Charlie Hebdo in seguito alla pubblicazione delle vignette su Maometto, la situazione non si è soltanto degradata ma capovolta in maniera irreversibile. Secondo lo stesso sondaggio il 52 per cento degli studenti liceali si dice non favorevole al diritto di criticare un credo, un simbolo o un dogma religioso. Ma la stessa popolazione delle scuole superiori è divisa: mentre il 78 per cento dei giovani di confessione musulmana si oppone al diritto di insultare una religione, tra i cattolici questa percentuale scende al 45 (al 47 invece per coloro che si definiscono atei). “La religione non è più percepita come un corpus di valori in cui si crede, ma come una parte consustanziale dell’identità. E poiché la presa in giro dell’identità è percepita da alcuni come intollerabile, le reazioni violente non sono più incomprensibili”, sottolinea François Kraus dell’Ifop, autore del sondaggio. “Per esempio, il 10 per cento degli studenti delle scuole superiori oggi non esprime alcuna condanna o è indifferente agli autori degli attentati del 2015 rispetto al 4 per cento dei giovani tra i 15 e i 17 anni a cui è stata posta la stessa domanda nel 2016”.

Insomma, per le nuove generazioni il diritto alla blasfemia non sembra più una priorità perché intaccherebbe l’identità stessa delle persone. È quanto afferma Catherine Kintzler, filosofa e specialista della laicité. I risultati del sondaggio, spiega, sono la diretta conseguenza della “sacralizzazione della convinzione religiosa” sostenuta da decenni di tecniche educative basate sulla valorizzazione degli elementi culturali del bambino. “Ci viene sempre spiegato che l’opinione e il credo religioso sono una parte essenziale dell’individuo, che costituiscono la sua identità. In questo modo però negli anni gli alunni non distinguono più tra sfera privata e pubblica nel senso giuridico del termine (scuola, tribunali, ecc.), e non sanno più distinguere tra credenze o opinioni e le persone che vi aderiscono. La scuola francese si limita ad informare ma oramai non istruisce più”, chiosa la studiosa.