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L’insostenibile ipocrisia della Giornata della Memoria

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La tegola caduta sul Comune di Campiglia Marittima, in provincia di Livorno, proprio nei giorni precedenti la commemorazione della Giornata della Memoria, è di quelle che fanno parlare, anche troppo. Non perché ci sia qualcosa di strano nell’atto in se stesso: le sfuriate antisemite ci sono sempre state, sempre e in tutti i giorni dell’anno.

Questa volta però è particolare, e il particolare sta nel fatto che le protagoniste sono due ragazzine che hanno aggredito un bambino più piccolo di loro e hanno pensato bene di farlo proprio a ridosso dell’inutile, ad avviso di chi scrive, Giornata della Memoria. Attenzione, non inutile in senso lato, ma considerando come è nata, tardi, troppo tardi, e come si è svolta in questi anni, inutile ci è diventata. O peggio, ce l’hanno fatta diventare e, peggio ancora, è per molti spunto e momento topico per trasformare i nipoti e pronipoti delle vittime di allora nei carnefici di oggi.

Amare gli ebrei morti è facile, quelli vivi invece, soprattutto se non si adeguano alle regole del politicamente corretto di coloro che sanno tutto e non sbagliano mai, è oggettivamente molto più difficile. Ma si sa che la mamma dell’imbecille è sempre in dolce attesa, di questo non dobbiamo affatto stupirci, come non dobbiamo stupirci se oggi un film di spessore come “Schindler’s List” sta al 27 gennaio come “Una poltrona per due” sta al 24 dicembre. Questa situazione che francamente è diventata insopportabile, come insopportabile è il mare di ovvietà che si sentono in questa occasione, ipocrisie dovute addirittura per legge europea e nazionale, è la cartina tornasole del declassamento di quella che invece doveva essere una giornata simbolo ma non lo è mai diventata.

Tornando a quello che è successo a Campiglia Marittima, ciò che è risultato chiaro agli osservatori un po’ meno distratti è che su questa vicenda si è parlato tanto ma purtroppo si è detto poco. Questo è il motivo per cui dopo aver preso contatto con l’ufficio stampa del Comune di Campiglia Marittima ho posto due semplici domande su aspetti che nel mare nostrum di ciò che si è detto sono state abilmente sorvolati:
1) Le due ragazze sono italiane di famiglia italiana? Oppure italiane di seconda o terza generazione?
2) Le famiglie sono politicamente attive?

La risposta da parte del sindaco, signora Alberta Ticciati è stata:
1) Le due ragazze sono italiane di famiglie italiane.
2) Che l’amministrazione comunale sappia le famiglie non sono politicamente attive. Per il resto delle considerazioni, c’è un’indagine in corso, sappiamo per certo che ci sono di mezzo tre famiglie che stanno vivendo un dramma.

Il sindaco ha aggiunto anche di aver convenuto, durante una telefonata con il vice ambasciatore di Israele in Italia Alon Simhayoff, sull’importanza della Giornata della Memoria e sulla necessità di agire duramente contro ogni forma di razzismo e sull’opportunità dell’adozione della definizione di antisemitismo dell’IHRA da parte del Comune di Campiglia Marittima. Se tutto questo si concretizzerà, e non abbiamo motivo di dubitarne, solo il tempo ci dirà la verità, da un atto vile ne nascerà forse una cosa buona.

Ma se le famiglie delle due ragazze sono italiane, a voce mi è stato detto italianissime, cioè non di seconda o terza generazione, e se le stesse non sono, almeno così sembrerebbe, politicamente attive, da dove sono nate le parole di odio che sono state usate dalle due giovani mentre aggredivano il loro coetaneo colpevole di essere ebreo? Quando gli hanno gridato che doveva morire nei forni crematori sapevano cosa stavano dicendo? E se lo sapevano, quindici anni non sono molti ma neanche troppo pochi, dove lo hanno imparato? Dove hanno imparato ad odiare un’altra persona solo perché di fede diversa?

L’adulto imbecille, per assurdo, quello ignorante e che non ha avuto magari il modo di istruirsi e che parla per sentito dire o agisce per essere accettato dai suoi simili imbecilli come lui è, paradossalmente, più giustificato di due ragazze che a scuola sicuramente ci vanno e hanno degli educatori che si occupano della loro formazione tecnica e culturale. Se hanno parlato dei forni crematori significa che li conoscono e se li conoscono sanno anche a cosa servivano. Se ogni atto antisemita dovrebbe essere inaccettabile, questo lo è ancora di più perché le vittime, sì le vittime, in questo caso sono tre, due manipolate e uno colpito.

Se si vuole davvero sradicare le radici sulle quali è nata questa triste vicenda, bisogna capire l’origine dell’odio indotto e far pagare il giusto prezzo a chi, da dietro le quinte, si è reso responsabile di ciò che è accaduto, cercando, nei limiti del possibile, di capire quanti altri danni ha fatto e ripararli prima che vengano violentemente alla luce.

La Giornata della Memoria, in considerazione di ciò che abbiamo visto, sia ultimamente sia negli anni passati, è un giorno inutile che in molti sperano passi presto e che rimanga inutile e stantio così come è sempre stato fin dal giorno della sua istituzione.

Mentre i sopravvissuti ai campi di sterminio ci lasciano anno dopo anno rendendo sempre più esigue le testimonianze viventi di ciò che è stata la Shoah, nel mondo le voci negazioniste si fanno sempre più alte e tracotanti. Davanti a tutto ciò, lasciatemelo dire, non servono i discorsi ipocriti, sempre gli stessi, intortati di buonismo, che escono dai vari cassetti di chi, una volta l’anno, si ritrova a dover parlare davanti a un pubblico spesso distratto ma che deve far presenza. Come non servono, e non sono mai servite, le inutili fiaccolate che vengono organizzate e che trasformano un momento di lutto in una fiera di Paese.

La Giornata della Memoria è stata istituita, ma tutto ciò che bisognava realmente realizzare, cioè lo studio e la presa di coscienza collettiva del male che vive nell’animo umano, male e odio che, come la storia insegna, nei confronti degli ebrei non hanno mai fatto sconti, non è stato fatto. Herbert Pagani nella sua “Arringa per la mia terra” lo spiegò in poche chiarissime righe: Auschwitz non è che un esempio industriale di genocidio. Di genocidi artigianali ce ne sono stati a migliaia. Mi ci vorrebbero dieci giorni solo per far la lista di tutti i pogrom di Spagna, di Russia, di Polonia e dell’Africa del Nord.

In conclusione, posso ora rassicurare tutti coloro che, nonostante la sua inutilità, mal digeriscono questa giornata e vivono con la paura che possa cambiare e diventare una cosa seria. State tranquilli, per questa volta è ancora esattamente come è stata progettata, inutile e stantia, e così sicuramente rimarrà nei secoli perché è più facile intortare e fiaccolare che prendere coscienza. Ma soprattutto posso rassicurarvi che dalla mezzanotte di oggi potrete, per i prossimi 364 giorni incluse le domeniche e i venerdì, parlare male degli ebrei vivi e di Israele, l’unica nazione che hanno, senza incorrere in troppi problemi. Di questo sono sicuro perché ognuno di voi ha l’amico ebreo da sbandierare, l’utile idiota, stavolta ebreo, buono per tutte le stagioni.