Cultura

L’urlo di un’umanità che reclama dignità e rispetto: l’opera di Valeria Catania per le vittime dell’Olocausto

Cultura / Quotidiano

Nelle piazze delle città italiane sono tanti i monumenti lugubri e tristi. Chissà perché, per molto tempo, onorare e ricordare il passato è sempre stato legato a una concezione dominante dello spazio, dove l’elemento disturbante aveva il compito di superare quello della memoria: è sufficiente pensare alle polemiche create dalle opere di Aldo Rossi, per esempio, connotate da quella che è stata definita come una “pesantezza lapidea”. Il mondo cambia, fortunatamente: ora c’è un’artista, Valeria Catania, che ha voluto donare un sentimento di speranza a un monumento dedicato alla memoria, collocato da pochi giorni a Cinecittà, in un luogo pubblico frequentato quotidianamente da migliaia di persone, il VII municipio. Si tratta di un’opera intitolata “Svelat…@…mente”, un’installazione permanente nata per evocare i milioni di esseri umani deportati nei campi di concentramento: oltre al popolo ebraico, furono perseguitati da questa infamia anche persone lgbt, le comunità nomadi come rom, sinti e caminanti, oppositori politici e disabili, tutti vittime di una follia che ha generato morte e distruzione.

Alta quasi quattro metri, la composizione colpisce per la sensibilità dimostrata dall’artista nei confronti delle vittime dell’olocausto: togliendo dall’oblio tutte le persone che sono state colpevolmente dimenticate per oltre settanta anni, senza creare classifiche ma riconoscendo il valore assoluto della vita umana. In alto, sui triangoli dove il cromatismo rivela le appartenenze delle comunità destinate al massacro, svettano i profili che caratterizzano i lavori di Catania: volti umani con i quali entra lo spazio disegnando quella speranza che Dino Campana, nei “Canti orfici”, definiva singolarmente come “amor degli erranti”. Con l’aria che sembra voler accarezzare i pensieri racchiusi nei profili, veri e propri tesori nascosti, celati agli sguardi indiscreti. Ed evocando l’urlo di un’umanità che reclama dignità e rispetto, per liberare la forza di vivere, anzi di sopravvivere, specie quando l’esistenza viene umiliata dalle sopraffazioni quotidiane, dalle angherie pubbliche e private. Energia e libertà sono sempre state al centro della poetica di Catania, e anche in questa installazione risaltano con una delicatezza che supera anche le convenzioni.

Questo monumento è un segno del cambiamento epocale del rapporto tra l’arte e la commozione, che non deve affliggere ma stimolare pensieri positivi. Quei “poteri quasi divini”, per usare le parole di Umberto Eco, che dobbiamo riconoscere agli artisti, hanno trovato una formidabile attuazione: coniugando l’estetica con la sensibilità, fuori da un museo, all’aria aperta. Il luogo migliore per creare una simbiosi con l’ambiente circostante, e sollecitare emozioni e suggestioni, consapevolmente.

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni