Politica

Sciacallaggio sulla Marmolada: ecocatastrofisti subito all’opera

Il clima cambia, ma l’origine antropica è tutt’altro che provata. Pensare di fermarlo colpevolizzando la presenza umana è come fare una danza della pioggia

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Marmolada ghiacciaio
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All’indomani delle terribili immagini della valanga di ghiaccio, acqua e detriti rocciosi che ha travolto i malcapitati alpinisti sulla Marmolada, ci è toccato assistere ad un’altra slavina, questa volta cinica e farsesca, sulle prime pagine dei giornali.

Tutta la schiera dei professionisti del climate change in servizio permanente effettivo si è subito mobilitata, sfruttando la macabra occasione per promuovere la propria agenda politica, con tutto il suo armamentario retorico catastrofista.

Un esempio su tutti, Mario Tozzi su La Stampa: “Il pianeta si vendica della follia umana” e “c’è un solo colpevole: noi ‘sapiens'”. Due frasi in cui è condensato il meglio, o il peggio, dell’ecocatastrofismo alla Greta.

Superstizione primitiva

Da una parte, l’antropomorfizzazione del pianeta, che come una divinità antica che abbiamo provocato, “si vendica” (con la variante della montagna “assassina”); dall’altra, la criminalizzazione della presenza umana sulla Terra, come ha osservato Daniele Capezzone: siamo colpevoli, non più solo per le emissioni di Co2, ma per il solo fatto di esistere, di nutrirci o lavarci.

Questi Savonarola del clima invocano la “Scienza”, rigorosamente con la “S” maiuscola, ma nella loro retorica troviamo la più primitiva superstizione, quella dello stregone che spiega i fenomeni naturali attribuendoli all’ira del Grande Spirito per qualche cattiva azione ricaduta immancabilmente sull’intera tribù.

Sì, il clima cambia

Nessuno mette in dubbio che la tragedia di domenica scorsa sulla Marmolada sia stata provocata dalla straordinaria combinazione di un inverno molto secco, durante il quale sulle Dolomiti sono state registrate circa la metà delle precipitazioni nevose, e di temperature molto elevate in quota già nel mese di giugno, come hanno osservato gli esperti.

Chiamateli cambiamenti climatici, se volete, ma scoprire che il clima cambia è come scoprire l’alternanza tra il giorno e la notte.

Vi diamo una notizia: sì, il clima cambia, il pianeta cambia, il paesaggio intorno a noi cambia, persino le specie animali evolvono. Accade dall’alba dei tempi, è nell’ordine naturale delle cose. E di fronte ai cambiamenti del pianeta, le creature che lo abitano o si adattano o si estinguono. L’uomo, finora, ha saputo adattarsi.

I cambiamenti sono troppo repentini? Tutto da vedere, dal momento che abbiamo già alle spalle un buon numero di previsioni catastrofiste sullo scioglimento delle calotte polari e l’innalzamento degli oceani.

Certo, tutti gli amanti della montagna e in particolare delle Dolomiti, compreso chi scrive, ricordano con un pizzico di nostalgia gli imponenti ghiacciai di cui era ricoperta la Marmolada un paio di decenni fa. Ed è un sentimento comprensibile, umano. Ma tutto cambia, dovremo abituarci a nuovi paesaggi e nuove bellezze.

Il fattore umano

Da qui, però, a dichiarare con assoluta certezza che questi cambiamenti climatici siano provocati dall’uomo, dalle cosiddette “attività antropiche“, come l’uso di combustibili fossili o gli allevamenti, ce ne corre.

Potremmo citare il fatto che la Co2 rappresenta lo 0,4 per cento dell’atmosfera e di questa solo poco più del 3 per cento è stimata essere di origine antropica. Oppure, il fatto che nella sua breve storia su questo pianeta l’umanità ha conosciuto periodi molto caldi anche prima della rivoluzione industriale (come in epoca romana).

Ma non è questa la sede, né abbiamo le competenze, per una disquisizione scientifica. Ci limitiamo qui a un paio di osservazioni.

La danza della pioggia

Innanzitutto, il clima si riscalda o semplicemente cambia? Ci pare che gli ecocatastrofisti giochino un po’ troppo furbescamente su questa ambiguità, a seconda dei fenomeni che le cronache portano alla nostra attenzione.

In ogni caso, pensare di raffreddare il clima sulla Terra, o arrestarne i cambiamenti, non utilizzando più motori a scoppio, non accendendo i condizionatori, non mangiando carne o non facendosi una doccia, come se accendessimo o spegnessimo un interruttore, è come fare una danza della pioggia per porre fine ad un periodo di siccità.

Un atto di grande presunzione e, questo sì, un peccato di antropocentrismo. Se avessimo questo enorme potere, ammesso che azioni univoche siano adottate da tutte le nazioni e i popoli, dovremmo anche essere assolutamente certi di saper regolare al decimo di grado la temperatura, per non rischiare di provocare un eccessivo raffreddamento del pianeta…

Secondo, questa continua strumentalizzazione allarmistica dei fenomeni meteorologici o climatici alimenta un’informazione emotiva, esaspera gli animi, polarizza il dibattito pubblico. L’esatto contrario di un ragionamento scientifico, sperimentale, fatto di tentativi e correzioni.

Senza escludere che possa portare a gesti estremi e violenti. Soprattutto i giovani vengono bombardati di messaggi oserei dire millenaristi: se “la nostra casa brucia“, se la catastrofe è imminente, a qualcuno potrebbe venire in mente di eliminare i presunti incendiari o anche solo gli indifferenti.