RubricheSpeciale ItalyGate

Ciclone Spygate: Durham accelera seguendo la pista Mifsud, che porta anche in Italia

3.7k 0

Giungono conferme dagli Stati Uniti che l’indagine avviata dall’Attorney General William Barr sulle origini del Russiagate/Spygate nelle ultime settimane è stata “significativamente estesa”, come riporta un servizio di NBC News. E, passo dopo passo, sta accelerando seguendo la pista Mifsud, che porta anche in Italia.

Il procuratore Durham ha espresso l’intenzione di interrogare alcuni attuali ed ex funzionari dell’intelligence Usa coinvolti nell’esame degli sforzi russi per interferire nelle elezioni presidenziali del 2016, tra cui l’ex direttore della CIA John Brennan e l’ex direttore della National Intelligence James Clapper, ha rivelato lo stesso Brennan a NBC News. Inoltre, vuole parlare con gli analisti della CIA coinvolti nella valutazione dell’intelligence sulle attività della Russia, spingendo alcuni di loro ad assumere avvocati. E c’è tensione tra la CIA e il Dipartimento di Giustizia su quali documenti classificati Durham possa esaminare.

Come abbiamo già riportato su Atlantico, con l’approvazione dell’AG Barr, il procuratore ha deciso di ampliare la sua inchiesta, dotandosi di più uomini e mezzi e prendendo in esame un arco temporale più esteso, che ora va oltre l’inaugurazione della presidenza Trump nel gennaio 2017.

Sebbene l’inchiesta non sia partita come procedimento penale, ora qualcuno a Washington comincia a temere che si sia trasformata strada facendo. La NBC News ha raccolto un no comment da funzionari del Dipartimento di Giustizia alla domanda se si sia trasformata o meno in una indagine criminale.

Come spiegò Barr già nel maggio scorso, quando l’indagine sulle origini del Russiagate/Spygate fu avviata, l’ispettore generale del DOJ Horowitz “non ha il potere di obbligare a testimoniare, non ha il potere di investigare davvero… La sua capacità di ottenere informazioni da ex funzionari o da altre agenzie al di fuori del Dipartimento è molto limitata”. È proprio per superare queste limitazioni che Barr ha incaricato il procuratore Durham e ora gli ultimi sviluppi lasciano supporre che la sua possa essere già diventata un’indagine di natura penale. Anche se, osservano alla NBC News, sarebbe inusuale che non siano state ancora formulate accuse né individuati dei sospettati.

Ma funzionari del Dipartimento di Giustizia hanno riferito che Durham “ha trovato qualcosa di significativo e che i suoi critici dovrebbero stare attenti”.

Ricordiamo che questa accelerazione – l’ampliamento dell’indagine, la sua natura forse penale, l’intenzione di interrogare funzionari CIA tra cui l’ex direttore – avviene pochi giorni dopo la visita di Barr e Durham in Italia per incontrare i vertici dei nostri servizi segreti, nel tentativo di accertare il presunto coinvolgimento di Paesi stranieri nelle origini del Russiagate/Spygate. E “l’Italia potrebbe essere stata uno di questi”, come pochi giorni fa ha detto lo stesso presidente Trump in una conferenza stampa con il presidente Mattarella al suo fianco. Tra gli altri Paesi sospettati: Regno Unito, Australia e Ucraina.

Un funzionario dell’intelligence occidentale che ha familiarità con ciò che Durham ha chiesto ai funzionari stranieri, riporta ancora NBC News, afferma che le sue domande seguono strettamente quelle sollevate sul Russiagate dai media di destra – una linea di indagine basata sulle accuse fatte da George Papadopoulos, l’ex consigliere della Campagna Trump che sostiene di essere stato incastrato a Roma e a Londra dal professor Joseph Mifsud. È il caso che ha originato l’indagine di controintelligence dell’FBI su cui siamo più volte tornati nel nostro Speciale.

Nel frattempo, è dal 13 settembre scorso che l’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia Michael Horowitz ha informato il Congresso di aver notificato all’Attorney General la conclusione della sua indagine sui presunti abusi da parte di FBI e DOJ nei mandati FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act) che hanno autorizzato la sorveglianza di un collaboratore della Campagna Trump prima e dopo il voto del 9 novembre 2016.

Ebbene, non solo il falso Dossier Steele, anche i rapporti Papadopoulos-Mifsud sarebbero entrati nella richiesta di mandato FISA da parte dell’FBI per rafforzare il sospetto della collusione con la Russia, ma tenendo nascosti alla corte preposta significativi dettagli su come quelle “prove” erano state ottenute – e in particolare l’interrogatorio in cui Mifsud ha smentito di aver detto alcunché a Papadopoulos sulle email della Clinton.

Il rapporto potrebbe essere rilasciato nei prossimi giorni, ma è significativa l’accelerazione dell’indagine condotta dal procuratore Durham dopo la conclusione di quella di Horowitz lo scorso 13 settembre. Il 27 Barr e Durham sono a Roma dove incontrano i vertici dei servizi segreti italiani. Pochi giorni dopo il loro rientro, l’indagine viene estesa e spuntano i due BlackBerry “dati in uso a Mifsud”. L’avvocato dell’ex generale Flynn, Sidney Powell, viene a sapere che il procuratore Durham ha ottenuto i due telefoni (con scheda Sim inglese) e chiede al Dipartimento di Giustizia di avere tutti i dati contenuti. E ora Durham vuole interrogare funzionari dell’intelligence, compreso l’ex direttore CIA Brennan.

Sviluppi che inducono a supporre che l’indagine dell’IG Horowitz abbia portato alla luce qualche elemento concreto a sostegno delle tesi di Papadopoulos su Mifsud – che cioè il professore fosse un asset di intelligence occidentali – ma che non avesse i poteri per seguire questa pista, oppure che Barr e Durham abbiano trovato qualcosa di significativo ma non siano soddisfatti. In ogni caso, l’indagine sta accelerando e sembra puntare sulle piste che in questi mesi abbiamo tracciato su Atlantico Quotidiano.