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Consigli (non richiesti) al Pd, che peraltro sa sbagliare da solo

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Premesso che il Pd sa benissimo sbagliare da solo e non ha certo bisogno dei nostri consigli, ci sono almeno tre cose che Renzi e i suoi cari (etruschi e non) farebbero bene a considerare.

Primo. La prova di governo di Lega e Cinquestelle è ovviamente tutta da verificare. Ma intanto, se c’è una cosa certa, è che sia il 4 dicembre di un anno fa sia il 4 marzo scorso gli italiani hanno certamente votato per mandare a casa Renzi, la Boschi e tutta la compagnia del Pd. I signori della sinistra farebbero bene ad accettare la realtà: hanno avuto la loro occasione, hanno goduto di un’ampia apertura di credito iniziale, e poi però, non avendo combinato nulla, sono stati mandati a casa a furor di popolo, nonostante godessero di un supporto mediatico venezuelano.

Secondo. Se questa è la situazione, anziché continuare a ripetere in modo irritante che “stanno preparando i popcorn” (come se le difficoltà del paese fossero uno spettacolo di intrattenimento), farebbero bene a essere più umili. Non verso i loro avversari, ma verso gli elettori. Dovrebbero ricordare che sono gli elettori a giudicare gli eletti, non il contrario. Fare la morale ai votanti, dire che hanno votato male, è il modo migliore di scavarsi la fossa, o di renderla ancora più profonda.

Terzo. Anziché protestare a prescindere, farebbero bene a preparare le loro quattro-cinque proposte alternative, proponendo agli italiani risposte (se ne sono capaci) più convincenti e credibili di quelle che il nuovo governo metterà in campo. Si diano un’agenda positiva, chiedano la calendarizzazione parlamentare di alcune loro proposte, aprano una campagna nel paese sollevando temi, ridandosi un profilo, cercando di ricostruirsi una fisionomia.

Senza queste cose, resta solo il malinconico palchetto di venerdì scorso. Martina, solitario y final.