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La caccia alla strega Rowling, rea di non piegarsi alle assurdità transgender

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Tenero il ricordo sul Mail Online del 18 dicembre scorso: era una fredda notte di novembre del 2001, e il film Harry Potter e la pietra filosofale veniva presentato in anteprima a Londra. L’autrice del libro omonimo, J.K. Rowling, camminava sul tappeto rosso con il “suo” Harry – l’attore Daniel Radcliffe – e notò che il dodicenne stava tremando. E allora lei lo abbracciò per cercare di rassicurarlo che sarebbe andato tutto bene. Mamma mia, come sono cambiate le carte in tavola. Adesso Rowling, 56 anni, dopo aver creato dal nulla l’impero di Harry Potter, oggi stimato in 180 miliardi di sterline, è stata ripudiata da Radcliffe e dagli altri giovani attori che ha trasformato in star ricche oltre ogni sogno. Tutto questo per aver osato sfidare il dogma della linea dura degli attivisti trans che insistono sul fatto che il sesso biologico non esiste. E tutti prendono le distanze da lei, inclusa la Warner Bros, che possiede i diritti di tutti e otto i film della serie. Ora, “non solo è stata ostracizzata dalla formazione originale del cast per la reunion televisiva in occasione del 20° anniversario del primo film, ma nel trailer appena rilasciato per il prossimo film, Fantastic Beasts – i prequel di Harry Potter della Rowling – il suo credito di scrittura è così piccolo che potresti facilmente sbattere le palpebre e perderlo.” Ma facciamo un passo indietro e vediamo come tutta questa storia è cominciata.

La caccia alle streghe contro l’autrice della serie di “Harry Potter” è iniziata il 6 giugno 2020, quando J.K. Rowling ha postato su Twitter il link ad un articolo intitolato: “Creare un mondo post-Covid-19 più equo per le persone che hanno le mestruazioni”. “Sono sicura che ci sia una parola per definire quelle persone. Qualcuno mi aiuti. Wumben? Wimpund? Woomud?”, aveva scritto l’autrice alludendo al termine inglese per “donne” (women).  Gli utenti di Twitter le hanno prontamente risposto etichettando la scrittrice come “transfobica” e sottolineando che il suo tweet non era solo “escludente” per gli uomini e le donne transgender, ma anche per le donne cisgender, che non hanno più le mestruazioni. Rowling ha replicato che “se il sesso non è reale, non c’è attrazione per lo stesso sesso. Se il sesso non è reale, la realtà vissuta delle donne a livello globale viene cancellata. Conosco e amo le persone trans, ma cancellare il concetto di sesso rimuove la capacità di molti di discutere in modo significativo delle proprie vite. Non è odio dire la verità”. In un altro tweet scrive: “L’idea che le donne come me, che sono state empatiche per le persone trans per decenni, sentendosi affini perché sono vulnerabili allo stesso modo delle donne – cioè, alla violenza maschile – odino i trans solo perché pensano che il sesso sia reale e abbia conseguenze sulla vita vissuta – è una sciocchezza”. Più tardi, a dicembre, la Rowling è stata duramente criticata per aver prestato il suo sostegno a Maya Forstater, un’impiegata di un think tank che ha perso il lavoro come esperta fiscale dopo aver twittato che le donne transgender non possono cambiare il loro sesso biologico mentre si opponeva alle proposte governative di riforma della legge sul riconoscimento di genere. “Vestiti come preferisci. Chiamati come preferisci. Dormi con qualsiasi adulto consenziente che vorrai. Vivi la tua vita al meglio, in pace e sicurezza. Ma costringere le donne a lasciare il lavoro per aver affermato che il sesso è reale? #IStandWithMaya #ThisIsNotADrill”, ha twittato la Rowling.

Da quei tweet in poi, la Rowling ha subito minacce e campagne mediatiche contro di lei, che tuttavia non l’hanno mai scoraggiata dal riaffermare ciò che pensa. L’ultimo capitolo della sua tenace lotta nelle “guerre di genere” si è svolto domenica 12 dicembre, quando si è scagliata contro la polizia scozzese, che ha affermato di avere intenzione di registrare come commessi da donne gli stupri effettuati da persone con genitali maschili se l’aggressore “si identifica come una donna”. Rowling li ha ridicolizzati condividendo un articolo del Times di Londra intitolato: “L’Assurdità di una polizia che classifica degli stupratori come donne”. “La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forte. L’individuo munito di pene che ti ha violentata è una donna”, ha twittato la Rowling, parafrasando “1984”, il romanzo distopico di George Orwell. Inutile dire che migliaia di utenti di Twitter l’hanno immediatamente attaccata. Lo scultore e designer britannico Daniel Lismore ha twittato: “L’amore è pace. La libertà è accettazione. La comprensione è un punto di forza. Le donne trans non sono un pericolo per la società. J.K. La Rowling ama alimentare l’odio verso un intero gruppo di belle persone innocenti”. “Ti rifiuti davvero di farci godere i piccoli libri che hai pubblicato”, ha osservato il comico e scrittore americano Crissle West. Un altro utente di Twitter ha scritto: “Hai letteralmente un castello e passi il tuo tempo a fare queste cose”. “Che brutto modo di crepare, Rowling”, ha sentenziato sinistramente il comico politico americano Brett Erlich.

È interessante notare, tuttavia, che il clima di caccia alle streghe che si sta creando intorno a J.K. Rowling sta cominciando a disturbare (se non a spaventare) anche quelli di sinistra, quelli cui è rimasto un briciolo di buon senso. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata probabilmente quando, il 20 novembre scorso, alcuni attivisti per i diritti dei transgender hanno pubblicato su Twitter l’indirizzo di casa Rowling. La rivista progressista britannica The New Statesman ha ironizzato sul tentativo degli accusatori della Rowling di minimizzare l’”incidente”. In questo caso, secondo loro, fare il doxxing alla Rowling (cioè la divulgazione del suo indirizzo privato) era presumibilmente accettabile perché lei non era mai stata realmente in pericolo… La sua ricchezza era una garanzia. Poteva assumere guardie del corpo, fuggire con la sua famiglia in una qualsiasi delle sue tante altre lussuose case mentre i manifestanti facevano picchetti alla sua porta a Edimburgo…

“Alla fine della giornata”, scrive Kat Rosenfield, “i ruoli di vittima e aggressore erano stati invertiti con successo: se c’era qualcosa di oltraggioso, molti sostenevano, era in primo luogo che la Rowling osasse lamentarsi delle tattiche degli attivisti. È uno spettacolo affascinante, guardare le persone convincersi che una cosa brutta è in realtà buona. È come guardare un gruppo riunirsi attorno a un edificio in fiamme, all’inizio si è inorriditi, poi lentamente si decide che forse il piromane aveva ragione. L’edificio era vuoto. E il proprietario ha l’assicurazione. E se era davvero così preoccupato per le persone che incendiavano, perché ha comprato una casa di legno con dietro l’angolo un negozio che vende fiammiferi e propano?”

Il problema è, come dice giustamente Rosenfield, che “le manifestazioni pubbliche radunano le persone intorno alla tua causa, le molestie personali semplicemente la danneggiano”. In effetti, portare la guerra nella casa di qualcuno “è una trasgressione del contratto sociale”, indipendentemente da quanto potresti non essere d’accordo su una questione. Sfortunatamente, però, “quel contratto sociale non è vincolante come una volta”. Si è eroso negli ultimi anni in modo che “le regole sono diventate più simili a linee guida, tutte possono essere infrante se l’obiettivo è abbastanza impopolare da meritarlo”. In altre parole, non devi più discutere se il doxxing è ok. “Devi solo sostenere che questa volta è una cosa buona.”

La conclusione dell’articolo è confortante. “Chi combatte i mostri”, concede generosamente Rosenfield, “dovrebbe fare attenzione a non diventarlo egli stesso…” “Dimostrare che eri degno del potere”, continua, “significava dimostrare che non avresti abusato di esso quando avessi vinto; che non romperesti il ​​contratto sociale intorno a qualcosa come il doxxing per lo stesso motivo per cui non prenderesti a calci un cadavere o spegneresti una sigaretta sul braccio di un paziente cerebralmente morto. Solo perché il ragazzo non può sentirlo, non significa che sia accettabile. […] Potremmo presto scoprire fino a che punto possono essere erose le norme del contratto sociale: quanto possono essere crudeli le persone con un bersaglio insensibile prima che si attivi un qualche senso di consapevolezza. Quante sigarette possono spegnere sul braccio di un nemico in coma prima che l’odore di carne bruciata diventi nauseante”. Crudo ma terribilmente efficace come concetto.

Quello che è certo è che, come afferma il settimanale britannico pro-Ue The New European, “sarebbe stato ridicolo se qualcuno avesse suggerito tre anni fa che la Rowling sarebbe stata vista come il volto pubblico del conservatorismo sociale, rinnegata dai suoi fan e denunciata dagli attori che sono diventati famosi solo perché personaggi da lei creati”. Il creatore di Harry Potter ha dichiarato nel 2000 di essere di sinistra e ha detto che “c’è una certa quantità di cose politiche” nei suoi libri. In qualità di amica di lunga data dell’ex primo ministro Gordon Brown e di sua moglie Sarah Brown, si è distinta per il suo sostegno al partito laburista – al quale ha donato un milione di sterline nel settembre 2008 – e per la sua opposizione alla Brexit, nonché al Partito Conservatore e al Partito Repubblicano dell’era Trump. Perché una simile svolta accadesse ci voleva una questione di tossicità sconcertante come una collisione con il movimento attivista trans…

Ora J.K. Rowling è diventata una donna cattiva per molti dei suoi fan liberal. Cosa è successo all’autrice di libri per bambini più amata e più insultata della storia, si chiedono? Anche quando non viene apertamente bullizzata e ostracizzata, il meglio che può aspettarsi è di essere “patologizzata”: un profilo sulla rivista New York ha chiesto “Chi è diventata JK Rowling?” e conclude che è una donna così guastata dalla fama che ha perso la capacità di provare simpatia per chiunque sia al di fuori del suo orizzonte immediato. Solo “il danno psicologico”, a loro illuminato parere, potrebbe spiegare perché una donna la cui visione politica era stata sempre stata di sinistra moderata avrebbe potuto convertirsi a posizioni apertamente conservatrici e di destra. O forse, come dice Sarah Ditum in The New European, “l’odio contro la Rowling è in realtà la rabbia perché è semplicemente una donna che non si è educatamente fatta da parte, ma che ha invece fatto sentire la sua voce e ha messo i suoi paletti”. Una donna che pensa che il sesso sia reale, che la violenza maschile sia un problema e che nessuna donna dovrebbe perdere il lavoro per aver espresso tali opinioni. In un mondo alla rovescia l’odio è ciò che ottieni quando dici la verità.