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Booster e picco di morti: Israele non è più un modello - Seconda parte

Israele è da sempre considerato il modello da seguire sulla campagna vaccinale, ma qualcosa non torna

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Ospedalizzati e deceduti

I dati dal portale del MOH per gli ospedalizzati, distinguono i casi come vaccinati e non vaccinati, mentre per i decessi viene fatta la distinzione illustrata all’inizio dell’articolo. Uniformando le popolazioni quindi, sia per gli ospedalizzati che per i deceduti, sono stati considerati vaccinati chi ha fatto la quarta, la terza e chi ha fatto la seconda dose da meno di sei mesi, mentre i non vaccinati comprendono chi ha fatto la seconda dose da più di sei mesi, chi ha fatto una sola dose e chi nessuna. Questi i risultati sempre con il focus temporale nei mesi di dicembre ’21 e gennaio ’22.

Conclusioni

I grafici sono chiari e sconvolgenti. Da metà dicembre in poi, in ospedale, finiscono le persone vaccinate più di recente. I decessi sono in proporzione maggiore tra i vaccinati che fra i non vaccinati. Questa conclusione valida per Israele ci riconduce alle due analisi fatte per l’Italia sugli effetti della terza dose: “Sorpresa sulla terza dose: cosa dicono i numeri” e “Nuovi dati Iss: si confermano i dubbi sulla terza dose”.

Inoltre, sembrerebbe confermata, dai numeri e dalle curve, come vaccinazioni perpetue indeboliscano il sistema immunitario e lo rendano più propenso all’infezione e quindi alla malattia. Il green pass ha fallito e deve essere eliminato, ma se queste analisi sono confermate, deve essere pure stoppata la campagna vaccinale a tappeto, viste le conseguenze sugli ospedalizzati e sui decessi.