“Cambiamento”? Macché, lavoriamo sempre 6 mesi per lo Stato

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Capisco la retorica gialloverde del “cambiamento”, tra l’altro comprensibile e fin doverosa reazione alla retorica opposta, quella di un establishment mai così in rotta. Eppure, se ci estraniamo un attimo dai frizzi per il viaggio on the road del duo Dibba-Giggino e dai lazzi delle celebrazioni per il reddito di cittadinanza e andiamo alla ciccia, ai mali storici conficcati nella carne del Paese, l’umore peggiora drasticamente. Studio della Cgia di Mestre presentato con l’inserto economico del Corriere della Sera: nel 2019 il Tax Freedom Day cadrà il giorno dopo rispetto al 2018, il 21 giugno. Il calcolo indica la data in cui mediamente il contribuente italico cessa di lavorare per pagare il carico fiscale che grava su di lui, ed inizia a lavorare per se stesso, a mettersi quattrini in tasca. La simulazione è stata effettuata su un impiegato medio, nel caso di artigiani o piccoli commercianti si arriva a penare fino ad agosto inoltrato. Ma anche prendendo il riferimento del 21 giugno, è chiaro che siamo di fronte a un obbrobrio economico e morale.

Lavoriamo (almeno) metà anno per l’esclusivo godimento del Socio Occulto, lo Stato. Sono 6 mesi, 25 settimane, 171 giorni, l’intero girone di ritorno del campionato di calcio, due stagioni astronomiche piene. Per fare il confronto con nazioni dove l’economia di mercato è la realtà, non lo spettro evocato alternativamente sia dalle élite sia dai “populisti”: nel Regno Unito l’ultimo Tax Freedom Day è caduto il 7 maggio, negli Usa mediamente il 19 aprile (ma in alcuni Stati del Midwest addirittura i primissimi di aprile), in Australia il 13 aprile.

Sono distanze abissali, segnano il confine tra civiltà e barbarie, tra contributo alla società e collettivismo forzato. Finché non si metterà un freno alla bulimia di un Leviatano che succhia metà delle nostre fatiche per la propria perpretazione (e la manovra gialloverde non lo fa, anzi aumenta le tasse di 13 miliardi nei prossimi tre anni) onestamente parlare di “cambiamento” e, ancor più, di “pace fiscale”, suonerà offensivo a chiunque abbia la sfortuna di combattere nelle trincee dell’economia reale.

Giovanni Sallusti, 23 gennaio 2019


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12 Commenti

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  1. Caro Sallusti, il problema non è quando giunge il Tax Freedom Day, ma piuttosto quali sono i servizi che si riceve per le tasse che paghiamo. (come hanno scritto in molti), Un senso di paese l’abbiamo e quindi e naturale pagare tasse per avere servizi ed uno stato sociale, sociale si socialista NO! Questo e il punto che stiamo andando alla deriva verso uno stato socialista, dove lo stato si prende le risorse del privato e per varie motivazioni usa impropriamente le risorse. In Sizzera tu paghi per tutto, lo stato interviene molto poco, per esempio la pensione c’e la seconda colonna (si chiama cosi) obligatoria e non molto recentemente hanno aggiunto una terza colonna, ovvero tu e l’azienda pagate per la pensione, se poi vuoi avere di piu ecco la terza colonna. Per la sanita tu devi avere una assicurazione malattia privata (senza la quale non puoi nemmeno iniziare a lavorare) e la paghi tu, o l’azienda come parte del salario. Quindi vedi che il sociale c’e ma e MOLTO ridotto, non Come in Italia in regime socialista.

  2. A forza di aiuti a chi ne ha “teoricamente ” bisogno arriveremo a forza di tasse al sogno socialista ” a ciascuno secondo le sue necessitá” e cioé una massa di poveri guidati da una elite che concentra in se tutti i lussi. Comunismo perfetto. Si sta cominciando con un groviglio di norme che saranno il pasto di una enorme burocrazia dal cui lavoro uscirá solo un filino di denaro.

  3. il problema non è quando giunge il Tax Freedom Day, ma piuttosto quali sono i servizi che ricevo per le tasse che pago.
    Potrei anche pagare 100% di tasse se, per esempio, avessi tutto in cambio – vacanze ai Caraibi comprese.
    Questo è il problema: i servizi che abbiamo non corrispondono assolutamente alla quantit´a di tasse pagate.

  4. Nel contratto tra 5stelle e leganazionale spicca per la sua assenza il fisco.
    Mancano una riforma totale con semplificazione e riduzione draconiana del prelievo.
    Manca un collegato e necessario condono fiscale tombale favorevolissimo ai sudditi.
    Mancano, in sostanza , le basi per un recupero di risorse private e per un risveglio economico.
    D’altronde da un governo statalista come questo non ci si poteva aspettare altro che le solite misure parziali utili sono a calciare poco più avanti il barattolo.
    Un governo che non è capace di ridurre le proprie spese, ma che anzi le incrementa senza senso, un governo che spera ancora nel QE di Draghi e si indebita ancora propalando l’idea farlocca che il debito pubblico e la spesa corrente siano ricchezza, un governo del genere ha i giorni contati.
    La dura realtà presenta il conto, prima o poi.

    • Portare fino ai 65mila euro la flat tax è podromico di una visione piccina della nostra patria.
      Invece di intervenire sul cuneo fiscale si è dato il segnale che piccolo è bello,e con l’esenzione dalla fatturazione elettronica si sta creando una buona strada al nero.

  5. Nel 1997 lo stato campava con 457 miliardi di euro (convertiti dalle lire)
    Oggi non gliene bastano 888. Nel 2019 sfonderemo i 900 miliawrdi di entrate.
    In poco piu’ di 20 anni l’appropriazione dello stato di risorse private e’ raddoppiata,
    Ma siamo ancora qui a sentirci fare la morale sull’evasione.
    Ottimo articolo ma message in a bottle.

    • La Svizzera campa (molto bene) con il 32 % del PIL. L’Italia fa deficit nonostante spenda il 53% del suo PIL.
      Come ben sottolinea l’articolo siamo schiavi, e gli schiavi vengono espropriati del frutto del proprio lavoro.

  6. Ma fatemi capire per favore! Ma come campa questo Che Guevara de noantri? Siii…lo so che scrive per il “fatto Quotidiano” e che ha scritto un paio di libercoli… ma andare in giro per il mondo costa e costa caro… Perché non fare una bella ricerca e richiesta di trasparenza in stile M5SS. No perché se l’insegnamento di onestà dettato dalla famiglia è quello che si è saputo…beh… qualche puzza arriva da quella parte.

  7. Ma fatemi capire…ma come campa questo Che Guevara de noantri? Si lo so che “Il fatto quotidiano” lo foraggia… ma sarebbe interessante conoscere il suo reddito giusto per avere quella trasparenza che i “onestà…onestà..” vanno cianciando…ma mi pare sparita come neve al sole…come le sedute in streaming..

  8. Non fa una grinza. Ma c’è un “MA”: non si possono confondere le mele con le rape, e le rape in questione siamo noi mentre le mele sono GB, USA e Australia, tutti paesi che non hanno da scontare almeno mezzo secolo di socialismo reale più o meno occulto. È il regime che abbiamo avuto in Italia dall’avvento del centro-sinistra negli anni ‘60 con un welfare sempre più invasivo e assistenzialistico (v. baby pensioni, legioni di invalidi più o meno presunti etc.), un sindacalismo onnipotente ed una classe di governo sotto ricatto perpetuo di un partito comunista con numeri importanti. Aggiungiamoci poi i media sempre in sintonia col regime, la Real Casa Agnelli complice e una chiesa affetta da cretinismo cattocomunista ed il quadro è pressoché completo: la bestia statale era diventata King-Kong. Berlusconi tentò una rivoluzione liberale quasi impossibile e sabotata in ogni modo. Quindi King-Kong è ancora tra noi e bisogna nutrirlo. Per cambiare bisogna affamarlo piano piano aspettando che muoia di morte naturale. E non sono certo i 5s che lo potranno fare, magari la lega se cambierà soci. Comunque sia ci vorrà non meno di un quarto di secolo per vedere un cambiamento, facendo i debiti scongiuri.

    • Anche il suo commento, come l’articolo, non fa una grinza. La disamina delle cause è perfetta. Non concordo solo sul quarto di secolo per vedere il cambiamento perché il nostro declino è più rapido di quanto sembri e presto le nuove generazioni, spese le risorse accumulate dalle precedenti, dovranno necessariamente ribellarsi od espatriare in massa.

      • La miseria che si prospetta alle nuove generazioni è certamente un male ma il vero “male assoluto” è la schiavitu’, e questo è il destino di chi non si ribella. Gli ebrei l’hanno capito dopo la tragedia dell’Olocausto e oggi Israele è un bastione dell’occidente contro la barbarie islamica. Riusciranno i nostri giovani a ribellarsi prima di diventare schiavi ? Quando vedo i giovani infermieri, carabinieri, poliziotti e anche i riders affannarsi e rischiare per campare, sono ottimista. Quando vedo il cretinismo dei giovani dei centri sociali o gli studenti della scuola degli asini che fanno cortei insulsi divento pessimista.

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