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Cara Meloni, su Ucraina ed energia sbaglia di brutto

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Nel suo discorso programmatico, la neo Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto due affermazioni sulle quali vorrei dare qualche spunto di riflessione. Ecco le affermazioni.

1. «L’Italia continuerà a essere partner affidabile in seno all’Alleanza atlantica, a partire dal sostegno al valoroso popolo ucraino che si oppone all’invasione della Federazione russa, non soltanto perché non possiamo accettare la guerra di aggressione e la violazione dell’integrità territoriale di una Nazione sovrana, ma anche perché è il modo migliore di difendere il nostro interesse nazionale. […] La guerra ha aggravato la situazione già molto difficile causata dagli aumenti del costo dell’energia e dei carburanti. […] Ma sbaglia chi crede che sia possibile barattare la libertà dell’Ucraina con la nostra tranquillità».

2. «Come è stato possibile che un’integrazione che nasceva nel 1950, 70 anni orsono, come Comunità economica del carbone e dell’acciaio, a 70 anni di distanza si ritrovi, dopo aver allargato a dismisura le sue sfere di competenza, a essere maggiormente esposta proprio in tema di approvvigionamento energetico? […] La nostra priorità oggi deve essere mettere un argine al caro energia e accelerare, in ogni modo, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e la produzione nazionale [….] I nostri mari possiedono giacimenti di gas che abbiamo il dovere di sfruttare appieno e la nostra Nazione, in particolare il Mezzogiorno, è il paradiso delle rinnovabili, con il suo sole, il vento, il calore della terra, le maree, i fiumi, un patrimonio di energia verde».

Giorgia Meloni non può non essere consapevole di essere stata gratificata con un largo consenso perché è rimasta all’opposizione del governo Draghi, un governo che, di tutta evidenza, è rimasto sgradito agli italiani. Lo avessero gradito, avrebbero votato, a destra, Forza Italia e Lega e, a sinistra, Calenda e Renzi i più moderati, e Letta quelli che avrebbero votato anche uno spaventapasseri se questo fosse stato il candidato Pd. Draghi non è piaciuto dove ha fallito: gestione della pandemia, guerra, crisi energetica. Cioè in pratica su tutto ove egli ha messo le mani. Ricordiamolo: “chi non si vaccina è un assassino”, “o la pace o l’aria condizionata” e, l’ultima, la proposta inattuabile del tetto europeo al prezzo del gas, proposta che desta meraviglia se fatta da uno reputato (ma da chi?) grande economista.

È vero che Meloni ha appoggiato il governo sull’invio delle armi in Ucraina. Però è anche vero che nel marzo del 2014 ella dichiarava che è «giusto che sulla Crimea il popolo si esprima con un referendum». Quel che io credo non conta niente, ma lo dico lo stesso. Meloni è stata in odore di possibile successivo Primo ministro da molto tempo, almeno un anno, e si è preoccupata da sùbito (o, forse meglio: le hanno suggerito di preoccuparsi da sùbito) di assumere una posizione senza la quale avrebbe avuto serie difficoltà ad essere nominata Premier. La sua affermazione: «sbaglia chi crede che sia possibile barattare la libertà dell’Ucraina con la nostra tranquillità» ricorda quella di Draghi, «o la pace o l’aria condizionata».

Affermazioni del genere offendono l’intelligenza di chiunque. Non si tratta di aria condizionata né di nostra tranquillità, Presidente Meloni. La domanda avrebbe dovuto essere: volete la pace o l’Ucraina fuori dalla Nato? Oppure: volete la pace o la Crimea e il Donbass fuori dalla federazione russa? Questo è il “baratto” di cui si tratta. Detto diversamente: quante morti e distruzioni valgono l’Ucraina nella Nato o la Crimea parte dell’Ucraina? Io direi zero.

I valori qui in gioco non sono la libertà dell’Ucraina, come l’universo mondo occidentale vorrebbe far credere. I “valori” qui in gioco sono l’appartenenza alla Nato da un lato, e la vita di una singola persona umana dall’altro (ma s’è trattato della vita di migliaia di persone umane). La intangibilità territoriale di una nazione, da un lato, e la vita di una singola persona umana dall’altro (ma s’è trattato della vita di migliaia di persone umane). L’intangibilità territoriale di una nazione è una cosa seria, ma se il governo di quella nazione vessa un territorio fino a inviargli contro i propri carrarmati (come fu per il Donbass nel 2014), forse la intangibilità territoriale, non solo è meno seria ma  è molto discutibile.

Nel 2014 Giorgia Meloni aveva perfettamente chiara quale fosse la risposta. Ora sta commettendo un errore che, secondo me, pagherà caro. E me ne duole perché apprezzo la signora e perciò mi auguro di cuore di sbagliarmi.

Si chiede Meloni come sia possibile che la Ceca di 70 anni fa si sia ridotta al lumicino in tema di approvvigionamento energetico. Domanda retorica: Ceca significa comunità europea del carbone e dell’acciaio. Carbone, Meloni, carbone. Ecco svelato l’arcano di come è stata possibile questa débâcle energetica. Europea e, massimamente, italiana.

Durante la campagna elettorale Meloni ha dimostrato di essere ben digiuna del problema energetico. Niente di male: non si può sapere tutto. Però ora dovrebbe studiare e, soprattutto, cercare di captare, coperte dalle urla dei Verdi, della Commissione Ue, dei Cingolani e dei Draghi e di tutti i media della carta stampata e della tv, le flebili voci critiche sulla politica energetica degli ultimi decenni. Non so chi le abbia messo in bocca le parole «il Mezzogiorno, è il paradiso delle rinnovabili, con il suo Sole e vento», ma sono parole di sesquipedala sciocchezza. Dico una sola cosa, Presidente Meloni, e poi mi taccio: «se i tetti fotovoltaici fossero gratis e, come per magia, tuti i tetti d’Italia fossero d’incanto coperti con quei pannelli, nessun impianto a carbone o a gas può essere chiuso, né può essere ridotto di 1 watt il contratto che consente all’Italia d’importare energia elettrica dal nucleare francese. Rifletta su questo e si renderà conto della sciocchezza che ha detto: lasci perdere Cingolani, ché la trascinerà nel baratro ove egli ha trascinato il Paese.

Franco Battaglia, 29 ottobre 2022