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La crisi energetica

Caro Draghi, i nostri “alleati” si scambiano il gas e ci negano la corrente

La Francia taglia l’energia all’Italia, ma dal 10 ottobre invierà gas alla Germania. Ecco la solidarietà Ue

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Con o senza Draghi, la storia rimane sempre la stessa: l’Italia continua ad essere la ruota del carro di questa Unione Europea. Non solo perché, in un’alleanza più allargata, ovvero quella con gli Stati Uniti, Washington ha già specificato che non apporterà alcun aumento alle forniture di gas al nostro continente; ma anche perché, per l’ennesima volta, Roma rimane sovrastata dall’asse franco-tedesco. Alla faccia della solidarietà europea e dei progetti comunitari alla Next Generation.

“Adieu” energia

Pochi giorni fa, sul sito nicolaporro.it, spiegavamo come la Francia sarebbe stata pronta a sospendere per due anni l’export energetico verso l’Italia – il quale corrisponde al 5 per cento del nostro fabbisogno complessivo. La ragione era essenzialmente una: l’Eliseo ha dovuto far fronte ad un calo della produzione di energia, causa la manutenzione di gran parte delle proprie centrali nucleari. Inesorabilmente, il problema non è solo ricaduto a livello nazionale, per cui il governo ha deciso addirittura di spegnere le luci della Tour Eiffel, di Versailles e del Louvre, ma anche nei confronti dei destinatari delle esportazioni francesi, e quindi pure l’Italia.

Nonostante tutto, se dal lato italiano Parigi rimane in tutti i sensi tranchant, pare invece ben più accomodante nei confronti di Berlino. A partire dal 10 ottobre, infatti, la Francia inizierà ad esportare gas naturale in Germania, così come riferito capo del regolatore energetico francese Cre, Emmanuelle Wargon. Ma c’è un dettaglio in più: in cambio, infatti, il cancelliere tedesco Scholz sarà pronto a garantire ai francesi le proprie forniture di energia elettrica. Insomma, alla faccia del “si salvi chi può”, i potenti d’Europa si arrangiano da soli, svincolati da qualsiasi politica comune, decisa dai piani alti di Bruxelles. Esistono quindi clienti di serie A e di serie B. E noi apparteniamo decisamente alla seconda categoria.

Flop Italia

Ancora, quindi, Draghi ne rimane la principale vittima, almeno sotto due profili essenziali. Da una parte, Palazzo Chigi ha visto frantumare la fissazione di un tetto massimo al prezzo del gas – proposta di cui ne risultava essere portatore – a causa dei dubbi sollevati da Ungheria, Germania e gran parte dei Paesi dell’Est. Dall’altra, “Super Mario” ha visto crollare anche il cosiddetto “Trattato del Quirinale”, l’accordo concluso tra Francia ed Italia, lo scorso 26 novembre, con l’obiettivo di controbilanciare il dominio economico di Berlino, all’interno dello spazio comunitario.

In poche parole, la annunciata “cooperazione bilaterale rafforzata” tra Eliseo e Palazzo Chigi è rimasta solo sulla carta. Nei momenti di difficoltà, ecco che Parigi ha agito subito per porre ai ripari delle proprie difficoltà, preferendo soluzioni nazionalistiche, rispetto a scelte di comune accordo. Proprio come successe in Libia nel 2011, dopo la morte di Gheddafi, il cui intervento francese ridusse radicalmente la sfera di influenza della nostra politica estera.

A questo punto, una domanda sorge spontanea: a che serve un’Unione Europea così burocratica, fiscale, regolamentatrice solo per le questioni secondarie o accessorie, se poi non riesce mai a ritrovare una propria unità sulle vere crisi politiche ed economiche? Così è successo durante la pandemia da Covid-19, in sede di approvazione dei fondi del Recovery Fund; così sta succedendo sulla drammatica questione energetica e del gas. Ed ecco che sorge un altro interrogativo: siamo sicuri che i Paesi europei, ad oggi, siano i nostri migliori alleati possibili? L’ardua sentenza la lasciamo al lettore.

Matteo Milanesi, 20 settembre 2022