C’è chi può odiare e chi no - Seconda parte

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L’altro giorno al cronista di guerra Fausto Biloslavo, del Giornale, uno che viceversa il suo mestiere lo conosce, è stato praticamente impedito per la seconda volta di intervenire in un incontro all’università di Trento; solidarietà dai sedicenti pluralisti, quelli che vorrebbero prenderti le impronte digitali prima di ordinare un caffè, per il tuo stesso bene, per educarti alla tolleranza e al rispetto, solidarietà da costoro: zero. Ora, non c’è niente di più avvilente, di più umiliante che cercar di parlare mentre ti viene impedito a forza di insulti, di bestemmie, di quel “vociferio”, copyright Indro Montanelli, che copre tutto all’insegna dell’antifascismo sentina, più che sentinella, della democrazia.

Eh, già. Ci vuole proprio, una bella commissione “sull’odio”. Che si sbrighino a farla, anche perché il tempo è quello che è. Si dessero una mossa, che davvero tutta questa gentaglia che non ride a comando, non si indigna a comando, non discrimina a comando, non odia non ama non obbedisce, non si erudisce a bacchetta, davvero non si regge più: o si danno una regolata e finalmente s’inciviliscono, tutti con una bella divisa unisex addosso, tutti a stabilire che la stessa parola “po’ esse fero e po’ esse piuma” a seconda di chi la pronuncia e contro chi; oppure saranno volatili per diabetici (non fratini). O, come diceva sempre Lino Banfi preside: o si riga dritto, o si riga storto, nel senso che gli spezzi la quinta vertebra e camminano storto. Anche sulle autostrade dei social.

Max Del Papa, 31 ottobre 2019

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