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La libertà d’espressione è sacra (tranne se sei di destra)

Brevemente, i fatti: mercoledì scorso Fausto Biloslavo, inviato di guerra del Giornale, doveva partecipare a un Convegno alla facoltà di Sociologia di Trento. Un collettivo universitario si adopera per impedire a Biloslavo di parlare. Un solerte funzionario, vista la situazione, telefona al giornalista comunicandogli che la conferenza è annullata. L’incontro si è poi svolto in extremis in un’aula della facoltà di Giurisprudenza, per iniziativa di un professore, che ha interrotto la lezione e ceduto la parola al giornalista. Anche il rettore si è dissociato dal suo funzionario e ha detto di voler invitare nuovamente Biloslavo. L’inviato è stato accusato di fascismo e addirittura di aver bastonato gli studenti che protestavano contro il regime dei colonnelli in Grecia. Il regime dei colonnelli inizia nel 1967 (Biloslavo aveva 6 anni) e finisce nel 1974 (Biloslavo era in terza media).

Prendiamo dunque atto che in Italia:

1. se un sindaco chiede conto del programma di un festival da 700 mila euro, ospiti Saviano e Zerocalcare, e auspica che il programma (mai presentato ufficialmente in Comune) sia rivisto e più pluralista è una tragedia nazionale e il ministro della Cultura Dario Franceschini si sente in obbligo di intervenire.

2. se le università vogliono far parlare Renato Curcio e altri reduci del terrorismo rosso, tutto bene.

3. se un’università non rinnova il contratto a un professore perché ha espresso opinioni del tutto personali sui media, tutto bene (se il professore è di destra).

4. se uno dei due migliori inviati di guerra (l’altro è Gian Micalessin) viene cassato da un convegno in quanto di destra, tutto bene. Il ministro della Cultura non si sogna di intervenire. Il ministro dell’Istruzione non si sogna di distogliere l’attenzione dalle merendine e altre amenità.

A voi le conclusioni: viva la libertà d’espressione garantita dalla Costituzione!

Alessandro Gnocchi, 23 ottobre 2019

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