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Ci è arrivato pure un magistrato: “Distinguere i morti per Covid da quelli con Covid”

La Procura di Torino ha richiesto le archiviazioni in merito ai fascicoli aperti sui decessi nelle Rsa

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“Un conto è una morte per Covid, ben altro è una morte con Covid”. Questo in estrema sintesi ciò che sta alla base della pioggia di archiviazioni che la Procura di Torino ha richiesto in merito ai fascicoli aperti sui decessi nelle Rsa durante la prima ondata del coronavirus. In particolare, il procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo ha sottolineato che accertare la presenza di un nesso causale tra la malattia e la morte risulta tecnicamente possibile, sebbene in quel periodo buio della Repubblica i vertici dell’improvvisato regime sanitario vietarono, attraverso una circolare del ministero della Salute, di eseguire le autopsie.

Nello specifico, facendo l’esempio di una delle Rsa coinvolte, la San Giuseppe di Grugliasco, il magistrato ha chiarito “che in linea di principio ogni concausa è giuridicamente equivalente ad ogni altra causa che abbia contribuito a determinare l’evento. Tuttavia – ha poi aggiunto Pacileo – ciò che è dato sapere è che le ospiti, talvolta molto anziane, sono morte con il Covid e non necessariamente per il Covid”.

Ebbene, dovevamo aspettare circa due anni e mezzo di terrore virale assolutamente ingiustificato, con il quale si è voluto far passare a tutti i costi l’idea di un virus più mortale dell’Ebola, per farci spiegare da un solerte magistrato come sono andate veramente le cose? Ovvero che abbiamo contato e continuiamo imperterriti a contare tra le vittime del Covid-19 tutti coloro i quali risultano positivi al tampone, sebbene nella gran parte dei casi i decessi riguardino soggetti fragili con tre o quattro gravi patologie pregresse.

Ricordo, a tale proposito, che durante la prima fase della pandemia, quando gli italiani assistevano atterriti al quotidiano bollettino televisivo di guerra delle 18, lo speaker Angelo Borrelli, all’epoca capo del Dipartimento della protezione civile, ogni volta specificava che i morti segnalati dovevano intendersi con il Covid e non per il Covid. Una distinzione che nel tempo si è gradualmente persa, anche per grave responsabilità di buona parte dell’informazione la quale, venendo incontro ai desiderata di chi ancora oggi ritiene conveniente cavalcare la paura diffusa, ha contribuito in maniera determinante a far affermare una tale mistificazione di massa.

D’altro canto, a ben pensarci, la stessa, vergognosa mistificazione ha rappresentato uno dei capisaldi del partito unico del virus, di cui Roberto Speranza è il leader in pectore, per giustificare l’inverosimile campionario di restrizioni che ancora aggi in parte funestano la nostra esistenza. Se infatti fosse stato onestamente chiarito che per la maggior parte dei decessi, la cui età media è ancora oggi superiore agli 80 anni, il Covid-19 costituiva solo la causa iniziale del decesso, nell’ambito di un quadro clinico già ampiamente compromesso – cosa peraltro emersa da un rapporto dell’Istat già nell’estate del 2020 – sarebbe stato assai più complicato imporci un regime di restrizioni e di obblighi senza precedenti nella storia repubblicana.

In tal senso il prode Speranza, non volendo certamente emulare il famoso Martin, il quale per un punto perse la proverbiale cappa, non ci ha pensato due volte ad utilizzare la preposizione più adatta ai suoi scopi, imponendo il terrorizzante “per Covid” in luogo del ben più rassicurante “con Covid”.

Claudio Romiti, 10 giugno 2022