La storia di Maricarmen Abascal è di quelle che fanno indignare. Ha 87 anni, è invalida, viveva da settant’anni nello stesso appartamento e si è ritrovata davanti a un aumento dell’affitto da 500 a 2.600 euro al mese. Poi lo sfratto, il ricovero in ospedale, le proteste. Difficile non comprendere la rabbia. Ma proprio qui comincia il problema: un caso umano drammatico può diventare il criterio con cui si riscrive il mercato immobiliare di un intero Paese?
Per il governo di Pedro Sanchez evidentemente sì. Il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato due decreti che estendono fino al 2030 la protezione contro gli sfratti nei casi previsti dalla normativa, introducono una proroga dei contratti di locazione e intervengono anche sugli acquisti immobiliari dei fondi. Le misure dovranno ora superare il passaggio parlamentare, dove i numeri dell’esecutivo sono tutt’altro che scontati.
La risposta politica è immediata. Il problema delle case costa troppo? Si interviene sui contratti. Gli sfratti provocano proteste? Si sospendono. I fondi immobiliari vengono indicati come responsabili della situazione? Si limita la loro possibilità di acquistare. È la soluzione scelta da Madrid: mettere più vincoli su un mercato nel quale, però, il problema fondamentale resta sempre lo stesso. Le case disponibili non bastano e costano troppo.
Ed è qui che la ricetta rischia di produrre il cortocircuito. Perché se chi mette una casa in affitto teme di non poterla recuperare nei tempi previsti o di vedere il contratto prorogato per legge, l’incentivo a concederla in locazione può diminuire. Meno immobili sul mercato significano meno offerta. E quando l’offerta scende mentre la domanda resta alta, i prezzi difficilmente vengono convinti a diminuire da un decreto.
È sostanzialmente la critica avanzata anche dal presidente della Comunità di Madrid Isabel Díaz Ayuso, secondo la quale l’obiettivo dovrebbe essere aumentare le abitazioni disponibili, costruendone di più, anziché trasmettere ai proprietari la sensazione che affittare significhi perdere il controllo del proprio immobile. Dall’altra parte, il governo rivendica invece la necessità di proteggere immediatamente gli inquilini più vulnerabili davanti a un’emergenza abitativa ormai evidente.
Il dato interessante per l’Italia è anche politico. Pedro Sanchez non è un leader qualsiasi per Elly Schlein. Ad aprile la segretaria del Pd lo ha definito “un punto di riferimento” e ha spiegato che dalla Spagna arriva la dimostrazione che “l’agenda progressista funziona”. Poche settimane dopo, parlando ancora del governo di Madrid, ha ribadito: “È la prova che le politiche progressiste funzionano”.
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E allora vale la pena guardare bene anche questa parte del modello. Perché proteggere una donna di 87 anni dalla perdita della propria casa è una cosa. Trasformare quell’emergenza in una disciplina generale capace di modificare per anni i rapporti tra proprietari e inquilini è un’altra. Il governo Sanchez ha scelto la seconda strada. E proprio perché la Spagna viene indicata da Schlein come esempio da seguire, ciò che accade a Madrid non è soltanto una questione spagnola: è anche un assaggio molto concreto del tipo di politiche sulla casa che una parte della sinistra europea considera una risposta all’emergenza abitativa.
Massimo Balsamo, 29 settembre 2026
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