La premier Meloni ha annunciato (per l’ennesima volta) meno tasse per il “ceto medio”. Ma cosa si intende per ceto medio in Italia e quando, invece, sei considerato “ricco” dal sistema fallito statalista italico.
“Ricco” con 50mila euro di reddito lordo? In Italia se vivi in una città e non hai una casa ereditata sei solo poco più di un miserabile che paga per tutti. Ma Giorgia Meloni, alla convention dei commercialisti, annuncia l’ennesima promessa: “Tasse più basse per il ceto medio”… tragica ironia della sorte a Viareggio si impiccava un commercialista, in circostanze da accertare, ma sulle scale dell’Agenzie delle Entrate. In Italia la lista è lunga di imprenditori e professionisti, suicidati di Stato, anche se non fa notizia. Ma torniamo alle tasse…
Premesso che finora le tasse sono aumentate, anche con questo governo, in Italia, paradossalmente, un contribuente con 50mila euro lordi l’anno è considerato ricco, pur vivendo con l’ansia di arrivare a fine mese ed è invece un suddito tartassato, facciamo due conti: con 50mila euro lordi ti restano in tasca circa 2.700 euro al mese, beh che dire, un vero ricco. Ora immagina di vivere a Milano, Roma o Bologna in qualsiasi altra grande città del centro nord. Affitto medio per trilocale decente: euro 1.200–1.500. Poi bollette, trasporti, alimentari: 800–1.000 euro. Scuola, sanità, assicurazione auto, figli…imprevisti? Buona fortuna!
Ti resta poco o nulla e non ce la fai. Non puoi permetterti nulla. Sei, appunto poco più di un miserabile. Nessun margine per risparmiare, investire o costruirti un futuro. Ma per lo Stato sei “ricco”. E ti esclude da bonus, agevolazioni, elemosine varie e ti bastona pure se superi la soglia Isee per 500 euro. La soglia Isee… E se rientri nel cosiddetto “ceto medio”? Cioè più o meno con 30mial euro di reddito lordo annuo che al netto sono circa 20mila euro, in una grande città del centro nord sei sulla soglia della povertà.
Ecco cosa ha fatto il sistema statalista, parassitario e iper-regolato italiano: ha distrutto il potere d’acquisto reale, congelato i salari per 20 anni, elargito bonus ed elemosine pietose ed inutili, ha ingigantito uno Stato che ti toglie tutto e ti dà servizi di bassa qualità in regime di monopolio assistito. Ha trasformato milioni di persone in “classe media fittizia”: formalmente benestanti, ma praticamente in trappola, asfissiati dalla cappa statale. Serve una rottura netta, serve coraggio. una vera rivoluzione!
Stato minimo, tassa proporzionale al 15%, per tutti con no tax area a 12mila euro, per lavorare e vivere davvero con un minimo di dignità.
Libertà di scelta in sanità, previdenza, istruzione. Basta sprechi immondi: enti inutili, partecipate-zombie, burocrazia senza senso, municipalizzate decotte. Liberalizzazioni su vasta scale, dichiarare il fallimento dello “Stato imprenditore”. Costi della vita calmierati dalla concorrenza, non dai sussidi e da distorsioni governative. Il vero privilegiato in Italia oggi, non è chi lavora e produce, ma chi vive alle spalle di un sistema clientelare, parastatale, burocratico e fallito e sono tanti, tantissimi. Un enorme montagna di imboscati, una vergogna: sono l’esercito dei partiti e dei sindacati di regime.
Siamo oltre la redistribuzione: siamo all’esproprio della classe produttiva, dei lavoratori dipendenti privati, dei dipendenti pubblici che hanno superato un concorso e sono trattati come scarti, il tutto per alimentare un mostro, il Leviatano statale ed il suo esercito parassitario.
Andrea Bernaudo, 14 giugno 2025
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