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La guerra del gas

Cosa c’è (davvero) dietro gli aumenti dell’elettricità

Il gas russo, il mercato “spot”, il prezzo che schizza: di chi è la colpa?

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di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

Cominciamo con l’elettricità, prezzi all’ingrosso in Europa (principali cinque paesi). Come si può vedere siamo nel mezzo di una crisi senza precedenti, interi settori industriali stanno soffrendo perché il prezzo da 50 euro per megawatt è esploso a 300 euro di media. È colpa di Putin? Non proprio, il prezzo è esploso nell’estate del 2021, pochi mesi dopo che Draghi è andato al governo.

Il governo Draghi, si dirà, non ha colpa delle politiche energetiche degli anni precedenti che hanno creato questa situazione. Ma in realtà sia Draghi che il Pd e il M5S in particolare hanno sempre sostenute in tutte le sedi quelle politiche di restrizioni, limitazioni e divieti per nucleare, carbone, estrazione di gas e petrolio. Soprattutto però, quando il problema è scoppiato il governo italiano non ha fatto niente.

Anzi, spingendo più di altri per le sanzioni alla Russia ha contribuito ad aggravare una situazione già esplosiva. Vediamo sempre usando grafici per maggiore chiarezza ancora meglio cosa succede (qui si usano i prezzi all’ingrosso “forward” cioè dove si compra in anticipo per la Germania, ma la situazione è identica in Italia). Abbiamo indicato il periodo del governo Draghi solo per chiarire come la crisi era già in atto da mesi quando nel febbraio di quest’anno si è ufficializzata una guerra in Ucraina (da anni era già latente) e come sia una crisi senza precedenti storici.

Da cosa dipende questa accelerazione? Dal costo del gas naturale che si usa da quando si è quasi smesso in Occidente di usare il carbone, per generare la quota maggiore di elettricità. Vediamo allora la situazione del gas naturale.

Traslando il costo di 6 dollari per Btu in termini di megawattora (Mwh), il gas naturale ora in USA costa sui 20 per Mwh, prima costava sui 10 per Mwh. In Europa sul cosiddetto “Mercato” Ttf costa ora sui 180 cioè 8 volte quello che costava un anno fa. Come si vede (linea bianca) fino all’anno scorso è sempre costato sui 15-25 euro /Mwh.

Come mai le aziende non si sono premunite facendo contratti a lungo termine? Basta guardare i tre grafici precedenti: nel 2019-2020 un megawattora di gas costava solo 7-8 euro, il prezzo era sceso per due anni, quindi non sembrava conveniente farlo. Oggi il prezzo è 25 volte superiore al 2019, cioè da 7-8 euro per megawattora è esploso sul mercato, il Ttf di Rotterdam, dove si tratta il gas liquefatto inviato per nave, ad esempio, dagli USA a 180 euro. Il motivo è innanzitutto nelle politiche di boicottaggio dei combustibili fossili in atto da più di dieci anni da parte della Ue e ribadite ogni giorno dalla Ue e persino dalla Bce.

Anche nel caso del gas naturale si vede dal grafico che il rialzo è iniziato l’estate scorsa e la guerra in Ucraina è arrivata a febbraio 2022 dando una seconda spinta di uguale dimensione alla prima con le sanzioni alla Russia. Ma qui occorre discutere il tema più scottante, la speculazione. In realtà il prezzo del gas russo di Gazprom, che viene comprato dagli intermediari, è quasi invariato rispetto ad un anno fa. Così il prezzo del gas che arriva per gasdotto da Algeria e Qatar. Solo una piccola frazione del gas che arriva, quello comprato sul mercato “Ttf” in Olanda come gas liquefatto è in realtà aumentato di 15 volte. Ma come mai allora il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è aumentato dello stesso ammontare, se appunto l’80 o 90% viene prodotto usando gas russo che costa come prima? Anche chi non sia un esperto di energia, capisce che se il prezzo aumenta di 15 volte all’ingrosso per il gas anche se quello che arriva per gasdotto da Russia o Algeria è invariato è in atto una speculazione.

Per essere precisi, esiste un mercato in cui viene tratta una piccola percentuale del gas consumato in Europa, quello che arriva per nave liquefatto e che non è soggetto in una buona parte a contratti a lungo termine. Questo è un mercato cosiddetto “spot” cioè dove compri e vendi ogni giorno. Questo è il prezzo che è esploso, ma è solo una piccola parte del gas totale che arriva ed è consumato. Tuttavia, tutto il gas (e di conseguenza) l’elettricità all’ingrosso è esplosa di prezzo ora seguendo questo piccolo mercato dei derivati di Rotterdam, “Ttf” dove si tratta quello liquefatto per nave che arriva ad esempio dagli Usa.

Leggiamo gli esperti di energia che scrivono sui giornali, ma non sentiamo mai menzionare il semplice fatto che il prezzo dell’80 o 90% del gas che viene da Algeria, Qatar e Russia per gasdotto non è variato. Il prezzo del gas all’ingrosso venduto poi alle aziende, invece, è aumentato dai 10 o 15 volte. E quello dell’elettricità all’’ingrosso è aumentato di 10 o 15 volte. La giustificazione è che gli operatori di mercato “anticipano” che ci possa essere scarsità tra qualche mese e quindi comprano i contratti derivati sul gas naturale a consegna per il mese prossimo o tra tre mesi.

Questo è quello che succede con gran parte del petrolio nel mondo (non tutto perché, ad esempio, l’Arabia fissa lei i prezzi dei suoi listini ai clienti), ma il greggio è una merce che viaggia con petroliere in tutto il mondo inviato da venti paesi produttori diversi (e così benzina e diesel). Non si compra il grosso del greggio o della benzina con un contratto che dura anni. È veramente, nella maggior parte dei casi, un mercato. Nel caso del gas invece dato che arriva al 90% circa tramite un gasdotto che occorrono dieci anni a costruire, non si compra e vende una merce che può arrivare da venti concorrenti diversi in giro per il mondo per nave. Il gas inviato per nave deve essere liquefatto prima e poi rigassificato e costa evidentemente di più, tanto è che fino a una decina di anni fa era quasi sconosciuto.

Ma anche se l’85% o 90% del gas consumato nel mondo arriva per gasdotto e prezzato con contratti che durano anni dai produttori (vedi Russia), misteriosamente quest’anno tutto il gas all’ingrosso che viene rivenduto da intermediari è decuplicato. Se questo non è un caso plateale di speculazione non sappiamo se ne siano mai esistiti di più clamorosi. Non capiamo veramente cosa serve discutere di “cap” al gas russo, visto il suo prezzo è quello dei contratti fatti prima della guerra mentre è il prezzo di riferimento del gas che arriva dagli Usa per nave liquefatto che è aumentato di 15 volte.

Perché, come si vede dai grafici precedenti, questo è esattamente quello che succede. Il gas che arriva per gasdotto da Gazprom non è aumentato di prezzo, ma tutto quello all’ingrosso di dieci o quindici volte. Chi compra da Gazprom non paga di più dell’anno scorso. Chi però lo compra rivenduto dagli intermediari lo paga dieci volte di più. Anche se la quota di gas che è veramente aumentata di prezzo sul mercato “Ttf” dei derivati dove arriva quello liquefatto dal Texas è solo un decimo circa del totale. E il gas naturale stesso in Texas o Oklahoma è raddoppiato di prezzo, da circa 3 a circa 6$ per Mbtu, non decuplicato.

Si dirà che il compito del mercato è ”guardare avanti”, anticipare, e il verbo “speculare” ha appunto una radice latine che indica questo. Per cui “anticipando” che in futuro Gazprom possa tagliare il gas ce lo si accaparra con derivati sul mercato spingendolo su di dieci volte. Ma fino ad oggi il gas che arriva dalla Russia costa sempre lo stesso. È chi lo compra da Gazprom che lo fa aumentare di dieci volte sfruttando appunto queste “aspettative” sul mercato dei derivati del gas liquefatto.

Dal punto di vista della collettività e in particolare delle aziende italiane che lo comprano, questa è una colossale truffa. La cosa impressionante è che non sembra nessuno voglia discutere il semplice fatto che il gas russo costa sempre lo stesso, ma quello rivenduto all’ingrosso dieci volte tanto. Cominciamo da qui, intanto, e chiediamoci perché e chi ci guadagna.