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Da Soumahoro ai contanti nei sacchi: che batosta la sinistra moralista

Scoppia lo scandalo nel parlamento Ue per l’inchiesta corruzione con tangenti qatarine

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La dea Eva Kaili aveva otto braccia per arraffare tutti i soldi che poteva, in combutta col fidanzato e un giro di europarlamentari e sindacalisti di sinistra come Antonio Panzeri, piddino, poi nell’Articolo 1 di Speranza. Tutti fermati e qualcuno ammanettato dalla procura federale belga che li considera corrotti dal Qatar per ritoccarne l’immagine. Difatti la radiosa vicepresidente dell’Europarlamento si sperticava in certi discorsi agiografici che qualche sospetto, se non imbarazzo, già lo inducevano. Ma siamo garantisti, diciamo che fino a prova contraria sono tutti cristallini eccetera. Anche se a casa della greca Kaili hanno trovato borse e borsoni pieni di banconote. Anche se a casa del compagno Panzeri hanno trovato 500mila euro in contanti. Da cui la battuta, inevitabile: pagano il caffè col Pos, ma le mazzette le prendono cash.

Sinistra moralista ai titoli di coda

Bella però questa moralità della sinistra moralista, bella questa specialissima percezione dei diritti umani: le minoranze sessuali si difendono qui, poi si pigliano regali per passarci sopra in Medio Oriente. Un po’ come i valorosi calciatori del Mondiale qatarino, con le ginocchia consumate peggio delle escort, ma rigorosamente su campi nazionali, europei: al Mondiale no, “perché si devono rispettare le leggi di chi ti ospita”. La concezione dell’etica legalitaria a sinistra è curiosa per molti aspetti: c’è una allucinante, inventata ma allucinante intervista di Repubblica a un liceale romano del Tasso: “Dannazione! Ci contavo!”. Su che? Sul bonus di 500 euro “per la cultura”, trovata renziana che in altri tempi si sarebbe definita clientelismo: tu incassa e ricordati chi te li ha concessi.

Ma no, sempre a pensare male, era una dovuta, progressista attenzione a fin di bene ai giovani, che la destra fascista e analfabeta di Giorgia Meloni vuole abolire. Poi che questi ragazzini crescano, anzi non crescano, come i “bambini viziati della democrazia” di Ortega y Gasset, non è un problema, se la vedranno i posteri con generazioni così invertebrate. Come quell’altra liceale sempre di Roma cui avevo chiesto: spiegami in cosa Greta salverebbe il pianeta, a parte consentirvi di accorciare la settimana coi venerdì “per il futuro”. “Ma dice cose giuste”, mi ha risposto.
Se a tracciare la morale è il buio della coscienza, allora tutto si può giustificare e la dea Kaili con le sue borsette firmate piene di soldi faceva bene.

Il paravento del bene

Non si può neanche osservare che, fosse vero, sarebbe un contegno volgare, da ladruncola da suburra: lei dei diritti in Qatar si preoccupava e come, dicendo cose giuste: “Hanno già fatto tanto, sono le destre infami e fasciste a non volerglielo riconoscere”. Pronta per la Fifa, potremmo dire. I diritti umani, ludici come esercizio morale, patente morale. Dannazione, lui ci contava, il piddino in erba, ma “questo governo non ha a cuore il futuro dei giovani”, aggiunge in perfetto gretese, da Mozart dell’arrivismo. Come osate! Mamma, mamma, mi privano “degli strumenti necessari a sviluppare il mio senso critico”. Che sarebbe sputtanarsi il bonus cosiddetto cultura per i disegnini militanti di Zerocalcare, per i libretti truffaldini di Aboubakar Soumahoro, per l’autobiografia di Elly Schlein, l’indecisa a tutto tranne che al potere.

Sempre col paravento del bene, anche l’eurodeputato Panzeri era votato al bene: immerso nella corruttela, secondo la procura, ma a fin di bene, si era fatto pure la sua Ong. Se c’è una cosa che manca, in questa sinistra che alleva i suoi figli al culto del bonus, è proprio il senso critico, che poi va di pari passo con la legge morale dentro di me, nonché, per forza di cose, con la sana ribellione dei diciotto anni. Questi, invece, sono automi. Gli dici di farsi otto dosi di pozione? Pronta la spallina militante. Si scopre che le coop benefiche nel giro del compagno stivali tenevano i sacri migranti peggio che dove li avevano raccattati, lungo le scale, con una coperta pulciosa che manco li cani? “Razzismo” rispondono i molluschi che si sentono derubati del futuro.

La narrazione anti-Meloni

La collega Francesca Ronchin fa un libro dove, dati, situazioni e circostanze alla mano, mette pesantemente in discussione l’operato delle Ong? “Solo cattiverie, cattiva, cattiva” frignano i moralisti a rimozione forzata, che si preoccupano per uno percepito dei loro ma non delle vittime abbandonate sulle scale. Ma sì, siamo garantisti, diciamo che le governanti bellissime e progressiste, come la Sanna Marin, come la Eva Kaili, meritano attenuanti per il fatto stesso di essere bellissime e progressiste. Mica come la Meloni che è brutta e “la più cattiva” del mondo, sempre secondo Repubblica. Diciamo che rubare, se a sinistra, se a fin di bene, non è grave, non è giudicabile, cosa che del resto i disagiati su Twitter già teorizzavano: sputtanare, inventare sui repubblicani è meritevole in quanto nemici nostri e quindi del futuro, del progresso, della scienza, di tutto quello che si vuole trovare.

Bambini viziati, che a volte fanno carriera nelle istituzioni europee. E se gli togli il bonus, che sarebbe un sovrappiù, un eccesso di diritto, una concessione dello stato a fin di bene, diventano furiosi come quel balordo che scriveva su Twitter “Meloni troia e puttana, ti sventro la figlia se mi togli il reddito di cittadinanza” e quando sono andati a prenderlo ha detto, sgomento, ai poliziotti: ma che fate, mi portate in galera? Mamma, mamma, guarda cosa mi fanno, sono cattivi, sono pazzi.

Max Del Papa, 10 dicembre 2022