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Dalla Francia all’Italia scoppia la guerra delle pensioni

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Siamo alla “guerra per le pensioni” e siamo appena agli inizi. In Francia migliaia di dimostranti sono scesi nelle strade per opporsi alla riforma del sistema pensionistico. È da qualche mese che mi occupo dettagliatamente di questo tema, ne ho fatto un approfondimento molto forte nel dossier del numero in uscita del giornale che dirigo, Wall Street Italia. Ho scritto e continuerò a scrivere articoli su articoli perché ritengo che sia arrivato il “Tempo della Verità”. Perché sulle pensioni ci dicono un mare di menzogne, perché quello che sta accadendo in Francia in queste ore potrebbe davvero essere solo il preludio di un film il cui copione è già stato scritto. Ecco perché non possiamo più nasconderci dietro un dito perché se i problemi li conosci puoi affrontarli, se li affronti forse puoi aggirarli, ma nascondere la testa sottoterra, come fossimo degli struzzi, non ci porterà molto lontano.

In Francia giovedì scorso a protestare c’erano oltre 800 mila persone, una delle manifestazioni più imponenti di sempre, a dimostrazione di come questo sia il tema dei temi, di come basti provare a cambiare qualcosa in tema pensionistico che la miccia si accende in un attimo, a qualunque latitudine. Giocare con il nostro futuro, con i nostri sacrifici, rubarci il futuro è la cosa peggiore che ci possano fare. La cosa peggiore in assoluto però che ci possa accadere, è risvegliarci domani in un futuro che è lontano anni-luce da come ce lo eravamo immaginati. Va detto, che finora il nostro sistema previdenziali è tra quelli che si sono comportati meglio in termini di prestazioni. È andato talmente bene che gli italiani ancora oggi credono di essere in una botte di ferro. Una recente indagine di State Street lo sottolinea chiedendo ai cittadini di vari Paesi a chi vada l’onere di preoccuparsi della pensione, a loro stessi o allo stato d’appartenenza? Guardate il risultato nella grafica presa in prestito dall’ultimo numero di WSI:

 

È impressionante vedere come noi italiani siamo i soli a pensare che dipenda più dallo Stato che da noi. Il problema è che continuano a farcelo credere utilizzando il tema previdenziale e del welfare come tema di scambio elettorale. Invece di dirci la verità. La verità è che lo stato spende sistematicamente per le pensioni dai 20 ai 28 miliardi in più ogni anno rispetto a quello che incassa dai contributi. Anche per questo la nostra spesa pubblica cresce a dismisura. Ma questo non è il peggiore dei mali. Così come non lo è il fatto che nella Previdenza sia inglobata anche l’Assistenza, così come non lo sono le pensioni d’oro della politica, così come non lo sono i patrimoni degli Enti Pensionistici gestiti male, cosi come… Va detto che sistemare queste ultime anomalie aiuterebbe eccome, ma non risolverebbe il problema. Mi spiego meglio.

I dati Istat sulle nascite in Italia ci dicono che:

  • In Italia ci sono poco più di 12 milioni di donne in età feconda.
  • Ognuna di loro fa in media 1,29 bambini.
  • Rispetto al 2008 nascono 460 mila bambini in meno ogni anno.
  • Questo porta ogni anno ad un saldo negativo tra nascite e morti che nell’ultimo anno è stato di -180 mila persone. Cioè ogni anno abbiamo sempre meno persone nel nostro Paese.

I dati Istat sulla longevità ci dicono che:

  • L’attesa di vita media di un italiano alla nascita è di 82 anni.
  • L’anzianità media del Paese è di 46 anni peggio di noi solo il Giappone con 47.
  • Ci sono quasi 15mila persone con più di cent’anni e tenderanno a crescere sempre di più.
  • L’attesa di vita media in salute, dopo i 65 anni è di circa 7 anni.
  • Il 50% dei ragazzi nati dopo il 2000 ha per il 50% la possibilità di superare i 100 anni.
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