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E se il M5S fosse come Virginia Raggi?

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Anche con qualche valida ragione (occorre onestamente riconoscerlo) gli esponenti grillini, quando vengono interpellati sulle incertezze dell’azione dei loro uomini al governo (da Toninelli alla Castelli, da Bonafede allo stesso Di Maio, solo per citare alcuni fra i più noti) usano un argomento obiettivamente solido: siamo lì solo da cinque mesi. Vero.

C’è però un fatto, anche questo inattaccabile, che guasta la loro narrazione, anzi la fa a brandelli. Si tratta di tre parole: Roma, Virginia, Raggi.

Infatti sono passati non cinque mesi, ma due anni e mezzo, dall’elezione del sindaco (pardon, della sindaca: non sia mai dovesse protestare la Boldrini) di Roma. Secondo la legge elettorale comunale, in Campidoglio la Raggi dispone di una maggioranza schiacciante, e si è anche potuta permettere un tourbillon di assessori, cariche e incarichi. Senza che l’opposizione (non svegliatela) abbia tirato fuori una parola, un’iniziativa, un’azione convincente. Insomma, la Raggi ha potuto fare ciò che ha voluto: nessuna scusa, nessun alibi, nessun ostacolo.

Badate bene: qui non interessa la vicenda giudiziaria che ha sfiorato il sindaco. Da garantisti, non vogliamo nemmeno prendere in considerazione eventuali riverberi politici di quella storia. Il punto è tutto politico e amministrativo. Fermo restando il fatto (innegabile) che la Raggi ha ricevuto da giunte di sinistra e di destra una città allo sfascio, ora il livello di invivibilità della Capitale ha raggiunto livelli mai visti prima.

Trasporto pubblico (Atac) al collasso, raccolta dei rifiuti (Ama) ormai casuale con effetti da terzo mondo, giardini e ville in stato di semiabbandono, caduta di rami e alberi che non conoscono potature da semestri, fino alle buche assassine che rendono le strade di Roma simili a quelle di una città mediorientale sotto bombardamento.

Rispetto a tutto questo, più passa il tempo, più è difficile fare il gioco dello scaricabarile. Delle due l’una: o i grillini combinano qualcosa, oppure Roma sarà molto più di un fallimento amministrativo. Sarà il biglietto da visita di un’incapacità certificata e conclamata.

Daniele Capezzone, 5 novembre 2018