Economia e Logistica

L'ANALISI

Criminali stranieri in Europa

Analisi dei dati ufficiali su detenzione e probabilità di reati di stranieri e seconde generazioni in Europa: numeri e confronti chiari

migranti Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Repubblica oggi ha dato del criminale a Tommy Robinson ricordando il passato controverso dell’organizzatore della manifestazione di sabato scorso a cui hanno partecipato 150mila cittadini britannici, protestando contro le politiche migratorie del governo Starmer. Certo, Robinson ha riportato diverse condanne penali, ma dimenticare i dati ufficiali sulla criminalità degli stranieri in Europa rischia di distorcere il dibattito. I numeri mostrano chiaramente differenze significative nei tassi di detenzione e nella probabilità di coinvolgimento nei reati tra popolazione straniera, autoctona e seconde generazioni.

In Italia, dove la popolazione straniera residente è pari all’8,9%, il tasso di detenzione degli stranieri raggiunge circa l’1,01%, circa nove volte più alto rispetto alla probabilità media degli italiani, stimata intorno allo 0,15%. Questa differenza si manifesta in modo particolarmente evidente nei reati contro il patrimonio e contro la persona, ma emerge anche nei reati legati alla droga, alla pubblica amministrazione e alla normativa sull’immigrazione. Le uniche categorie in cui gli italiani risultano più rappresentati sono quelle relative all’associazione di stampo mafioso e alla legge sulle armi.

In Francia, con una popolazione straniera pari al 7%, i dati del 2019 indicano che gli stranieri rappresentano una percentuale di mis en cause molto superiore rispetto alla loro quota nella popolazione. Lesioni a persone, lesioni volontarie, reati sessuali, furti e reati economici e finanziari mostrano probabilità relative tra 9 e oltre 20 volte superiori rispetto agli autoctoni. Anche i reati legati agli stupefacenti e altri crimini generali confermano una sovrarappresentazione marcata degli stranieri. Considerando la seconda generazione, stimata al 10% della popolazione, i comportamenti antisociali suggeriscono una probabilità leggermente superiore rispetto agli autoctoni.

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In Germania, dove i residenti stranieri costituiscono il 13% della popolazione, le statistiche del 2024 mostrano che la probabilità di essere coinvolti in un reato rispetto agli autoctoni varia dai 2,9 ai 4,1 volte a seconda della tipologia di crimine. Omicidi, rapine, furti, reati sessuali e droga vedono gli stranieri sovrarappresentati, mentre i reati legati all’immigrazione e al favoreggiamento mostrano comunque una probabilità relativa quasi tre volte superiore rispetto ai cittadini tedeschi.

Nel Regno Unito, la popolazione straniera costituisce circa il 16% e quella di seconda generazione il 25%. I dati del 2024 indicano che i detenuti stranieri rappresentano l’11,9% della popolazione carceraria, corrispondente a una probabilità di detenzione dello 0,095%, mentre la popolazione autoctona presenta una probabilità dello 0,151%. Considerando la seconda generazione e i comportamenti antisociali rilevati (baby gang, ecc.), la probabilità stimata di detenzione sale allo 0,184%, leggermente superiore a quella degli autoctoni di prima generazione. Nel Regno Unito così come in Spagna è più difficile il breakdown della nazionalità di chi commette un crimine. A Londra perché molto spesso i governi hanno celato questi dati per non esasperare gli animi. A Madrid il problema non si pone per l’orientamento socialista dei governi e le statistiche sono presentate senza questo tipo di elemento distintivo.

Questi numeri offrono un quadro più chiaro e oggettivo della realtà europea della criminalità, al di là delle narrazioni mediatiche e delle polemiche politiche.

Enrico Foscarini, 18 settembre 2025

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