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Il turismo ha un futuro

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Il turismo ha un futuro

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Al termine dell’emergenza che stiamo vivendo si manifesterà dinanzi a noi un campo di battaglia in cui a perire saranno stati tutti i punti di riferimento su cui si basava la nostra società e la nostra economia sino a pochi mesi fa.

Se vogliamo, il settore del turismo è la cartina di tornasole dei futuri cambiamenti che ci attendono. Questa situazione di emergenza ci ha imposto l’isolamento sociale e, per paura o per solidarietà comunque tutti ci siamo adeguati anzi, diciamolo pure, ci siamo abituati. Il turismo si basa sugli spostamenti delle persone, sul desiderio di conoscere luoghi diversi da quelli in cui si vive, si fonda sulla inarrestabile convinzione che si socializza attraverso la condivisione delle esperienze.

Quello che sta accadendo in queste settimane sta modificando alla radice modelli che pensavamo consolidati. E’ inevitabile chiedersi se il nostro Paese supererà la prova che è chiamato ad affrontare, soprattutto con quali modalità. Molto dipenderà dalle scelte che la politica saprà adottare nelle prossime settimane, con particolare riferimento alle scelte in campo economico.

Le proposte del Governo sin qui adottate, anche in un periodo eccezionale come quello attuale, dimostrano una incapacità del sistema politico italiano ad interpretare e comprendere le necessità reali
del Paese. Certamente a questo contribuisce l’inesperienza pratica di molti dirigenti politici e anche una eccessiva e frammentata rappresentanza del “sistema Paese” attraverso una molteplicità di corpi intermedi, ciascuno a garantire il proprio interesse.

Anche in questo caso il settore del turismo può rappresentare un valido esempio comparativo.
All’inizio dell’emergenza sanitaria il turismo è stato il settore immediatamente colpito tanto che, il primo intervento governativo ha sospeso le scadenze fiscali per gli operatori del comparto. Già da quel momento è stato possibile intravedere quanto la politica ha poca consapevolezza degli interessi strategici che il turismo rappresenta per il sistema economico del Paese.

In Italia il 13% del PIL è direttamente generato dal settore turistico, un comparto labour intensive con una età media, in assoluto, tra le più basse del mondo del lavoro. Il comparto turistico è una vera locomotiva da cui dipendono decine di altri settori quali solo a titolo d’esempio: quello dei trasporti, il settore edile, il settore del giardinaggio e del verde pubblico, quello della ristorazione, della moda, dell’artigianato artistico e del restauro e soprattutto quello dell’agroalimentare e della pesca.

In primis infatti, oltre il 40% dei prodotti tipici e della pesca sono consumati dalla ristorazione ed un ulteriore 30% è esportato in località con cui più intensi sono i flussi turistici verso l’Italia.
A tutto questo si aggiunge il ruolo importante che negli ultimi anni ha avuto il turismo nel terziarizzare l’agricoltura italiana che, se da un lato ha procurato un reddito integrativo alle aziende agricole, dall’altro ha sostenuto il cambio generazionale in un comparto ormai in crisi sistemica da diversi decenni.

I risultati sono eloquenti e solo una classe politica distratta e mediocre non riesce a considerare e valutare quanto il turismo in questo senso ha rappresentato per il recupero sociale e demografico di intere aree geografiche del Paese soggette al degrado ed all’abbandono. La Puglia e la Sicilia sono sicuramente gli esempi più eclatanti di questo processo, ma lo stesso è stato per la Basilicata, Molise, Trentino alcune aree della Provincia Trevigiana, delle Dolomiti bellunesi, della Campania e così via.

Il turismo è il volano attraverso cui il Paese esporta nel mondo quell’immagine di benessere e stile di vita italiano per cui siamo apprezzati e conosciuti. La crisi economica a cui stiamo andando incontro non può essere affrontata con i soliti strumenti quali: integrazioni al reddito di famiglie, ammortizzatori sociali, sospensione del carico fiscale, ecc. Abbiamo urgente necessità di ricreare un substrato favorevole allo sviluppo dell’iniziativa imprenditoriale, perché è questa l’unica via che ci potrà permettere di recuperare nel breve tempo i livelli di reddito pre-crisi.

Ma come è possibile creare in modo innovativo questo substrato favorevole?

L’Italia è caratterizzata da una moltitudine di micro e PMI che sono sempre poco capitalizzate, questo soprattutto quando sono costituite in società di capitali. La scarsa patrimonializzazione è la causa principale di un accesso difficoltoso o quantomeno oneroso al mercato dei capitali. In questo momento per recuperare lo shock e superare la crisi, le aziende hanno necessità di un maggiore apporto di capitale di rischio.

Possiamo approfittare di questa emergenza per spingere i nostri imprenditori ad investire nelle proprie aziende?
Il Governo ha potenziato il Fondo di Garanzia allora, perché non prevedere che una parte importante sia destinata esclusivamente per garantire prestiti partecipativi. In questo caso lo Stato offrirebbe la sua garanzia a valere sull’80% di un finanziamento concesso all’impresa, i cui soci avranno preventivamente deliberato e sottoscritto un aumento di capitale di pari importo. Il finanziamento dovrebbe prevedere un rimborso a 15 anni le cui rate semestrali o annuali dovranno coincidere con i versamenti di capitale contrattualizzati tra l’azienda ed i soci.

Questa misura potrà consentire una immediata immissione di liquidità in azienda senza però comportare un innalzamento del livello complessivo di indebitamento, allo stesso tempo si consente all’imprenditore di investire nel capitale della propria azienda dilazionando nel tempo l’onere finanziario.
E’ noto che in Italia i valori di bilancio dei beni immobili e delle partecipazioni sono spesso inferiori ai valori catastali o di mercato. Anche in questo caso sarebbe auspicabile approfittare dell’emergenza per elaborare una legge speciale che consenta alle imprese di rivalutare i beni aziendali – immobili e partecipazioni societarie – in assenza di imposta sostitutiva e prevedendo che per i primi 5 anni i valori oggetto di rivalutazione siano esenti da imposizione fiscale.
Sono solo alcune delle misure che potrebbero adottarsi per mettere al sicuro e rilanciare per un futuro migliore il sistema economico del Paese approfittando di questa terribile emergenza sanitaria.
Siamo tutti consapevoli del fatto che l’emergenza economica sarà molto più drammatica di quella sanitaria e, solo quando torneremo a viaggiare, quando la realtà che viviamo corrisponderà alle nostre aspettative, allora potremo essere fuori da questa emergenza ed il turismo avrà ancora un futuro in questo Paese.

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