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Perché la burocrazia è un male (e i cittadini la odiano)

C’è una parola che il cittadino certamente non “ama”: burocrazia.

Perché la burocrazia è un male (e i cittadini la odiano)
Perché la burocrazia è un male (e i cittadini la odiano)

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La burocrazia può definirsi come l’insieme di apparati e di persone al quale è affidata la gestione di una organizzazione. Si tratta di un prodotto del processo di formazione dello Stato, iniziato in Europa nel 16° sec. in risposta all’esigenza del sovrano di fondare il proprio potere su un ceto di funzionari alle sue dirette dipendenze, che applicasse “senza eccezioni” le regole da lui volute.

Gli apparati di una burocrazia si fondano su un complesso di norme che tendono a vincolare il funzionario a una condotta impersonale e formalistica e constano tipicamente di alcuni elementi fondamentali, fra cui:

  • La netta divisione del lavoro in modo fisso tra i diversi uffici dell’organizzazione.
  • Un rigido ordine gerarchico per cui ogni ufficio è sottoposto alla supervisione di un ufficio superiore.
  • Un sistema di regole scritte, che assicuri l’uniformità dello svolgimento di ogni compito al di là della persona che lo svolge. 
  • Il “principio di impersonalità”. Il funzionario svolge il suo compito in modo imparziale e distaccato, considerando in modo impersonale i dipendenti e il pubblico. Non si ha a che fare con individui, ma con casi di lavoro. 

Nel Novecento di fatto il processo di burocratizzazione ha conosciuto una straordinaria espansione, sia nei paesi socialisti fondati sull’economia pianificata, sia nei paesi capitalistici, per effetto innanzitutto delle politiche di welfare, che implicano un crescente intervento dello Stato nella vita quotidiana dei cittadini. Ma, per gli eccessi di rigidità che si sono riscontrati, si è cercato da allora di mettere in atto processi di “de-burocratizzazione”, che rispondono alle esigenze di una società in continua trasformazione e che si mostra sempre più insofferente ai vincoli posti dalle regole e dalle procedure.

Il problema che si è verificato è che l’organizzazione è passata dalla priorità di “fare le cose giuste” (cioè le cose di cui l’organizzazione ha bisogno) a quella di fare le cose, qualunque esse siano, “nel modo giusto” cioè in adempimento delle disposizioni ricevute dall’alto e declinate secondo le regole previste.

Ne consegue che il burocrate “deteriore”, anche per proteggere sé stesso, spinge verso la scelta di soluzioni che sono quelle permesse dalle norme in essere, piuttosto che quelle in grado di soddisfare le necessità dell’organizzazione richiedente.

 

La burocrazia nel business

Ora questa situazione non è circoscritta alle strutture pubbliche, ma interessa anche le grandi realtà industriali private.

È passato alla storia il commento che agli inizi degli anni 80 Ross Perot, il fondatore di EDS, fece a proposito della burocrazia della General Motors. Ricordo che quegli anni furono pesantissimi per l’azienda di Detroit: le vendite erano crollate e la concorrenza delle importazioni giapponesi accelerava senza che GM reagisse in modo appropriato.

Ross Perot disse:

“Io vengo da un mondo in cui se vedi un serpente, lo uccidi. Alla GM, se vedi un serpente, la prima cosa che fai è darti da fare per assumere un consulente esperto di serpenti. Poi costituisci un comitato sui serpenti, che porta avanti discussioni per almeno due anni. Qual è nel frattempo l’azione che intraprendi? Nessuna. Se il serpente non ha ancora fatto danni lo lasci muovere tranquillamente nei padiglioni dello stabilimento!”

 

La storia: Gurdjieff

Ma voglio lasciarvi con una storiella che fu raccontata dal filosofo armeno Gurdjieff, che meglio di tanti concetti elaborati fa capire la mentalità del burocrate, anche se propone un caso per molti versi irreale.  Buon divertimento! 

Un ragazzino provò un immenso dispiacere nel trovare la sua tartaruga a pancia all’aria, immobile e senza vita accanto allo stagno. Suo padre fece del suo meglio per consolarlo: “Non piangere figliolo: prepareremo un bel funerale per la signora tartaruga; le costruiremo una piccola bara tutta foderata di seta e chiederemo al becchino di porre sulla tomba una lapide con inciso il nome della signora tartaruga.

Poi le porteremo ogni giorno dei fiori freschi e porremo tutt’intorno un piccolo steccato.”
Il bambino si asciugò gli occhi e si dichiarò entusiasta dell’idea. Quando tutto fu pronto, il padre, la madre, la cameriera e il bambino in testa partirono in corteo marciando con aria solenne verso lo stagno dov’era la morta.  Ma questa era scomparsa. All’improvviso scorsero la signora tartaruga che emergeva dal fondo del laghetto, nuotando allegramente.

Il piccolo la fissò in preda a profonda delusione (perché il funerale veniva meno) ed esclamò “Uccidiamola!”.

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Edoardo Lombardo