Vincere la fame nel mondo e assicurare il diritto all’acqua a tutta l’umanità: due sfide che la crescita della popolazione mondiale e la lotta per il clima hanno reso ancora più impellenti. Rendendo necessario rivedere il sistema alimentare e quello idrico globale, sottolinea Schroders, colosso del risparmio su scala globale (gestisce un patrimonio di 815,8 miliardi di euro al 30.06.2021) fortemente impegnato a sensibilizzare gli investitori privati sulla sostenibilità della loro scelte, nella vita come in Borsa, e del valore aggiunto assicurato dall’approccio Esg. La popolazione mondiale infatti toccherà, per di più con esplosione demografica concentrata nei Paesi poveri, gli 8 miliardi di individui entro il 2030 per poi sfiorare quota dieci miliardi entro il 2050. “Produrre abbastanza cibo per la popolazione in più sarà una sfida enorme: il Wwf stima che avremo bisogno di più cibo nei prossimi quarant’anni che in tutti gli 8.000 di storia umana finora”, ricorda Mark Lacey, Head of Global Resource Equities, Schroders. A cui va aggiunto il fatto che “allo stato attuale il sistema alimentare e idrico non è sostenibile dal punto di vista di carbonio, intensità dell’acqua, biodiversità, rifiuti fisici e salute. Gli effetti del cambiamento climatico porteranno a modelli meteorologici imprevedibili, mettendo ulteriore pressione sui terreni coltivabili e sulle riserve di acqua dolce”. Il sistema alimentare e idrico da solo, prosegue Lacey, è “responsabile di circa il 25% delle emissioni globali di gas serra e del 65% dell’utilizzo di acqua dolce, il che significa che è uno dei principali responsabili del cambiamento climatico e dello stress idrico, oltre a essere un settore che ne sarà gravemente danneggiato. Allo stesso modo, cibo e acqua rappresentano direttamente o indirettamente circa il 60% dei due miliardi di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno a livello globale.
Un Pianeta più giusto per una umanità più sana

L’attuale ripartizione delle risorse tra i Paesi ricchi e quelli poveri è poi fortemente disequilibrata: nei primi si concentrano i circa due miliardi di adulti in sovrappeso nel mondo, nei secondi vivono invece 650 milioni di persone malnutrite. Un’emergenza per la salute dell’intera umanità, visto che le diete inadeguate provocano – secondo le stime – un decesso su cinque (20%), sia per i problemi connessi all’obesità (per esempio collegati all’abuso di grassi, zuccheri e più in genere del junk food) sia per a quelli creati all’opposto dalla mancanza cronica di proteine e vitamine. Sono quindi tre i cambiamenti strutturali da implementare subito per riportare in equilibrio il Pianeta, prosegue l’Head of Global Resource Equities, Schroders: 1) rendimenti agricoli più alti e maggiore efficienza; 2) nuove diete e nuovi modelli alimentari, 3) una riduzione consistente dei rifiuti e delle emissioni. Ciascuno di questi tre cambiamenti – assicura Lacey – è interconnesso e porta con sé opportunità di rendimento finanziario. Un’occasione importante per i risparmiatori che guardano ai fondi d’investimento come strumento per coniugare due obiettivi importanti: contribuire a un Pianeta più sostenibile investendo nelle aziende più virtuose, e accrescere al contempo il proprio capitale anziché lasciarlo giacere infruttifero sul conto corrente.
Il consumo del suolo e l’agricoltura hi-tech
Come detto, l’esplosione demografica in atto comporta un bisogno alimentare, ma il consumo del suolo già ora oltre il limite della tollerabilità ambientale non rende possibile usare più terra per coltivare più colture o pascolare più bestiame. Al contrario, data l’importanza degli alberi come deposito di anidride carbonica, l’umanità potrebbe avere presto bisogno di iniziare a riforestare la terra che è attualmente utilizzata per l’agricoltura. Restituire al Pianeta almeno una parte del “tesoro verde” depredato dallo sviluppo industriale significa infatti combattere il cambiamento climatico, aiutando insieme la biodiversità e la salute collettiva. Tutto questo non può che richiedere una grande sfida tecnologica per aumentare le rese minimizzando la necessità di fertilizzanti e altri input agricoli: “Si stima che la produzione agricola debba aumentare del 70% per nutrire 10 miliardi di persone entro il 2050, usando allo stesso tempo meno terra. Date le pressioni sulla fornitura di acqua dolce, l’aumento della produzione alimentare deve essere raggiunto riducendo contemporaneamente la quantità di acqua utilizzata”, spiega Lacey.

Una dieta più sana, un’occasione per tutti
La sostenibilità del cibo e dell’acqua riguarda anche ciò di cui ci nutriamo. “Questo significa che non è solo un problema degli agricoltori; tutti noi possiamo fare la nostra parte come consumatori adottando nuove diete e abitudini alimentari”, sottolinea Schroders ricordando come le preoccupazioni per la salute e la sostenibilità stanno già sconvolgendo le diete tradizionali. Un esempio è l’ascesa fulminea del settore lattiero-caseario alternativo, i cui prodotti non sono più di interesse solo dei consumatori intolleranti al lattosio, ma da un’ampia fascia della popolazione attenta alla salute, all’ambiente e al benessere degli animali. “Il successo dei sostituti del latte è di buon auspicio per i sostituti della carne, che potrebbero non essere molto lontani. Attualmente costituiscono solo l’1% del mercato della carne, ma questa tecnologia potrebbe realisticamente imitare i sostituti del latte e decuplicare in dieci anni”, spiega Lacey. La dieta ricca di carne, così frequente nei Paesi avanzati, non solo è dannosa per la salute (a livello globale, stiamo mangiando quasi il doppio della quantità di carne lavorata, e meno della metà di frutta e verdura, di quanto sia raccomandato dalla medicina), ma esercita un’enorme pressione sulle risorse agricole perché richiede grandi estensioni terriere. Ridurre il consumo e quindi la produzione di carne permetterebbe di liberare la terra per prodotti che richiedono meno risorse, come i cereali e le verdure, aiutando a nutrire una popolazione più ampia.

L’esigenza di ridurre rifiuti ed emissioni
L’agricoltura è responsabile del 26% circa di tutte le emissioni di gas serra – anche se fermassimo le emissioni dei settori energetici in questo momento, quelle provenienti dalla produzione alimentare farebbero comunque innalzare le temperature oltre 1,5 gradi – ed è un sistema enormemente dispendioso: il 44% di tutti i raccolti si perde prima del consumo. Anche su questo fronte la tecnologia sarà un fattore chiave, ma le politiche dei governi saranno cruciali: un report delle Nazioni Unite dimostra infatti che i pur ingenti sussidi al settore agricolo – si parla di 540 miliardi di dollari su base annua – per l’87% includono misure che distorcono i prezzi e/o danneggiano la natura o la salute. Un autogol clamoroso a cui i Paesi ricchi devono porre rimedio sia con più ampio accesso di tutti alle moderne tecnologie sia con regolamenti sui pesticidi. A questo proposito – nota Lacey – la strategia “Farm to Fork” dell’Ue è probabilmente il principale esempio di come le autorità stiano iniziando a prendere sul serio l’idea che il nostro sistema alimentare globale debba essere reso più sostenibile.
Come cogliere l’opportunità d’investimento
I tre cambiamenti strutturali in atto – metodi agricoli più efficienti, cambiamenti nella dieta ed emissioni/rifiuti ridotti – “genereranno molteplici opportunità lungo tutta la catena del valore del cibo e dell’acqua”, sottolinea l’esperto di Schroders. Una rivoluzione copernicana per rendere il sistema sostenibile che richiederà anche enormi investimenti: “Stimiamo che dovranno essere spesi 30.000 miliardi di dollari nelle diverse catene di valore del cibo e dell’acqua entro il 2050”, calcola Lacey che vede proprio nel sistema alimentare e idrico un importante “potenziale per rendimenti interessanti da realizzare investendo in quelle aziende i cui prodotti e tecnologie rendono possibile questo cambiamento”. Molte di queste società – prosegue – stanno già producendo buoni flussi di cassa, ma sono diventate scarsamente valutate perché gli investitori le percepiscono come old economy e poco entusiasmanti, invece che capaci di crescere. “Pensiamo che questo cambierà in quanto l’imperativo di rendere il cibo e l’acqua sostenibili crea opportunità per nuove fonti di crescita in aziende che molti investitori potrebbero aver depennato come superate, in settori maturi”, conclude Schroders.

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