Economia

LA MINI-SVOLTA

Fisco, il governo corregge la rotta su dividendi e pacchi

Stop alla stretta nel decreto fiscale atteso oggi. Obiettivo recuperare il rapporto con l’elettorato

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Il governo Meloni imbocca una strada di correzione sul fronte del Fisco e lo fa con il decreto atteso oggi in Consiglio dei ministri, che punta a disinnescare alcune delle misure più controverse e a restituire ossigeno a imprese e contribuenti. Tra le novità più rilevanti ci sono lo slittamento al 30 giugno della tassa di 2 euro sui piccoli pacchi provenienti dai Paesi extra Ue e l’estensione dell’iperammortamento, con l’eliminazione del vincolo di provenienza europea dei beni agevolabili.

Il segnale più evidente riguarda però la tassazione dei dividendi e delle partecipazioni, dove l’esecutivo ha deciso di tornare sui propri passi. «Vogliamo tornare al passato con il regime fiscale agevolato applicato fino al 31 dicembre 2025», ha spiegato al Sole il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, chiarendo che lo stop ai limiti introdotti con l’ultima legge di Bilancio è stato possibile «grazie al reperimento di coperture finanziarie a cui hanno lavorato nelle ultime ore gli uffici del Mef». L’obiettivo dichiarato è semplice: non ingessare gli investimenti e semplificare la vita delle imprese, cancellando la doppia soglia del 5% o dei 500mila euro per accedere alla participation exemption con effetto retroattivo dal primo gennaio.

Si tratta di un intervento dal costo contenuto sul piano del gettito, ma dal valore politico ed economico rilevante, perché segnala la consapevolezza che la leva fiscale non può diventare l’unico strumento per tenere in ordine i conti pubblici. In una fase di rallentamento dell’economia, la priorità torna a essere la crescita e la stabilità del sistema produttivo, anche per ricostruire un rapporto di fiducia con l’elettorato dopo la sconfitta referendaria che ha inevitabilmente pesato sul clima politico.

L’obiettivo è alleggerire il carico su imprese e consumi

La stessa logica si ritrova nella proroga del rinvio della tassa sui pacchi extra Ue, sospesa fino a fine giugno per evitare sovrapposizioni con il nuovo dazio europeo. «Sarà un periodo di tempo necessario a verificare come gestire l’entrata in vigore del dazio da tre euro che applicheranno tutti gli Stati dell’Unione. Naturalmente non si può pensare di sommare le due forme di prelievo», ha spiegato Leo, indicando la necessità di un intervento mirato.

Qui l’impatto sui conti è più consistente, perché la tassa nazionale vale oltre 600 milioni nel triennio, ma la scelta conferma una linea pragmatica: meglio rinviare un’imposta che rischia di frenare consumi e commercio piuttosto che difendere rigidamente una previsione di bilancio.

Lo stesso approccio si ritrova nell’iperammortamento, dove l’eliminazione della clausola europea punta a «offrire maggiori opportunità alle imprese e favorire i processi di crescita e internazionalizzazione». In altre parole, meno vincoli e più libertà di investimento, con l’idea che la competitività del sistema produttivo sia la vera garanzia di entrate future e non il contrario.

Economia in rallentamento e allarme Ocse

Il cambio di prospettiva non nasce nel vuoto ma dentro un contesto economico sempre più complesso. Il conflitto in Medio Oriente ha spinto l’Ocse a rivedere al ribasso le stime di crescita dell’Italia, ora prevista allo 0,4% nel 2026 con un’inflazione in aumento al 2,4%, mentre anche i dati sulla fiducia mostrano un clima più fragile.

L’indice Istat dei consumatori è sceso sensibilmente a marzo e il peggioramento delle aspettative economiche segnala che famiglie e imprese guardano con cautela ai prossimi mesi, condizionati dall’aumento dei prezzi dell’energia e dall’incertezza internazionale. In questo quadro diventa evidente che la politica economica non può limitarsi a gestire i saldi ma deve intervenire per sostenere la crescita e la fiducia.

Recuperare fiducia con una politica economica credibile

Il decreto fiscale va letto proprio in questa chiave: non una marcia indietro, ma un aggiustamento necessario per tenere insieme conti pubblici, sviluppo e consenso. Dopo la battuta d’arresto referendaria e con un ciclo economico in rallentamento, diventa essenziale dimostrare che la politica sa ascoltare il mondo produttivo e correggere le scelte quando rischiano di frenare l’economia reale.

La direzione sembra chiara: meno rigidità fiscali, più attenzione alla crescita e alla fiducia. Perché, in una fase di incertezza internazionale e di tensioni geopolitiche, la solidità dei conti passa anche dalla capacità di non comprimere imprese e contribuenti oltre misura, ma di accompagnare la ripresa con una politica economica credibile e coerente.

Enrico Foscarini, 27 marzo 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Lui conserva tutto - Vignetta del 16/05/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Lui conserva tutto

Vignetta del 16/05/2026