Economia

IL FATTO

Warsh in arrivo alla Fed, ecco cosa cambierà

Alla Federal Reserve arriverà questa settimana il successore di Powell. Attesi assi fermi per ora, ma l'inflazione è in risalita

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Il Senato degli Stati Uniti oggi ufficializzerà la nomina di Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve, consegnandogli le chiavi dell’istituzione che più di ogni altra influenza il costo del denaro a livello globale. Il voto d’aula ha confermato quanto già appariva scontato dopo il via libera del Comitato Banche: Warsh raccoglie l’eredità di Jerome Powell il cui mandato scadrà formalmente venerdì, con il passaggio di consegne previsto il giorno prima. Powell ha già fatto sapere che rimarrà all’interno del board fino alla conclusione dell’inchiesta in corso, mantenendo un profilo basso. Il Dipartimento di Giustizia ha deciso di non procedere penalmente nei suoi confronti, ma le verifiche amministrative sui presunti costi eccessivi della ristrutturazione della sede della Fed proseguiranno sotto la supervisione dell’Ispettore Generale interno alla banca centrale.

Attesi tassi fermi a giugno

La prima grande prova per il nuovo presidente sarà la riunione del Fomc del 16 e 17 giugno, il comitato che decide sul costo del denaro. Donald Trump si aspetta un taglio, ma il mercato la pensa diversamente: i futures attribuiscono una probabilità superiore al 93% al mantenimento dei tassi ai livelli attuali. Gli analisti sono chiari: “Warsh molto probabilmente non sarà così ‘colomba’ come si aspetta Trump, anche perché i dati macro negli Usa sono buoni e non c’è la necessità di tagliare i tassi in questa fase, almeno fino a giugno. Poi tutto dipenderà dall’andamento dei prezzi del petrolio nella seconda parte dell’anno”. Per il 2026, come nota un analista di RBC BlueBay, “continuiamo a non prevedere cambiamenti nella politica della Fed, sebbene si possa iniziare a pensare che la prossima mossa sui tassi sarà al ribasso piuttosto che al rialzo, una volta che l’inflazione inizierà a scendere nel corso del 2027”.

Il nodo inflazione e il conflitto in Medio Oriente

L’avvicendamento alla guida della Fed avviene in un frangente tutt’altro che semplice. L’inflazione ad aprile è attesa accelerare al 3,8%, e il caro-energia innescato dalla guerra con l’Iran complica ulteriormente lo scenario. Dan Ivascyn, direttore investimenti di Pimco, ha confidato al Financial Times che lo shock petrolifero spingerà le banche centrali verso l’inasprimento, non l’allentamento: “Vorremmo vedere risposte misurate da parte delle banche centrali, ma si assisterà a un ulteriore inasprimento delle politiche monetarie, come sembra stia accadendo in Europa, nel Regno Unito e forse anche in Giappone, e non escluderei del tutto questa possibilità nemmeno per gli Stati Uniti”. Tagliare i tassi ora, secondo Ivascyn, sarebbe semplicemente “controproducente”.

Uno spiraglio esiste, ma è condizionato alla geopolitica. James Knightley, capo economista internazionale di ING, osserva che “se si raggiungesse un accordo che consentisse la riapertura dello Stretto di Hormuz e la ripresa dei flussi di gas e petrolio, un taglio dei tassi entro fine anno sarebbe comunque più probabile di un aumento”.

Indipendenza dalla Casa Bianca: la sfida più delicata per Warsh

Tra le sfide che attendono il nuovo presidente, quella dell’indipendenza percepita dai mercati è forse la più sottile ma non meno decisiva. In audizione al Senato, Warsh ha assicurato che non intende lasciarsi influenzare dalle pressioni della Casa Bianca. Ma le parole non bastano: “Dovrà evitare di sembrare il burattino di Trump e quindi dimostrarsi indipendente”, avverte Alessio Garzone, portfolio manager presso Gamma Capital. Garzone sottolinea anche un altro punto chiave dell’agenda Warsh: ridurre il gigantesco bilancio della Fed, eredità accumulata durante le crisi degli ultimi anni. Una riduzione del bilancio può sostituire in parte l’uso dei tassi come leva per raffreddare l’economia, ampliando il margine di manovra del nuovo presidente.

La dottrina Warsh: intelligenza artificiale, produttività e tassi più bassi

Il cuore della visione economica di Warsh ruota attorno a un’idea precisa: l’intelligenza artificiale come fattore strutturalmente deflazionistico. L’ex governatore Fed ed ex banchiere di Morgan Stanley è convinto che l’economia americana stia entrando in una fase di rivoluzione produttiva guidata dall’IA, con effetti duraturi sull’aumento della produttività, la riduzione dei costi operativi e la maggiore efficienza delle imprese. Questo paradigma aprirebbe, secondo Warsh, le porte a tagli dei tassi senza riaccendere l’inflazione. I critici, però, temono che la cosiddetta dottrina Warsh possa tradursi in tagli prematuri, quando i benefici dell’IA sulla produttività sono ancora tutti da quantificare e verificare empiricamente. Warsh stesso ha del resto segnalato che i tagli saranno collegati proprio agli aumenti di produttività legati all’IA, ma l’inflazione attuale potrebbe limitarne le opzioni già a giugno.

Una Fed più libera e imprevedibile

Sul fronte della comunicazione, Warsh intende segnare una rottura netta con l’era Powell. Sotto la guida del presidente uscente, la Fed ha fatto largo uso della forward guidance, ovvero l’indicazione anticipata delle possibili traiettorie future dei tassi, offrendo ai mercati una bussola per orientarsi. Il nuovo presidente punta invece a una Fed più libera di decidere volta per volta, senza vincolarsi troppo a promesse o scenari prefissati. Una svolta che Wall Street osserva con grande attenzione, perché potrebbe segnare l’inizio di un’era molto più aggressiva nel ridisegnare il rapporto tra tassi, crescita e tecnologia. Sul mercato del lavoro, infine, i segnali restano contrastanti: gli ultimi dati sull’occupazione hanno sorpreso positivamente, ma si intensificano di settimana in settimana gli annunci di tagli del personale nel mondo tech, da Meta a Microsoft e Coinbase, con il filo conduttore dell’avanzata dell’intelligenza artificiale a fare da denominatore comune.

Enrico Foscarini, 11 maggio 2026

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