Moody’s ha completato la revisione periodica del rating dell’Italia, confermando una valutazione complessivamente stabile del Paese. L’agenzia sottolinea che la revisione, effettuata dal comitato del 19 marzo 2026, non rappresenta un’azione di rating né anticipa modifiche imminenti, ma costituisce una verifica della solidità dei fondamentali economici e fiscali.
Il giudizio resta Baa2 con outlook stabile, sostenuto dalla dimensione dell’economia italiana, dalla sua diversificazione e da una base domestica di investitori che continua a garantire il finanziamento del debito pubblico. A fare da ancoraggio rimangono anche l’appartenenza all’Unione Europea e all’area euro, elementi che contribuiscono alla stabilità del quadro istituzionale e finanziario.
Economia solida ma crescita ancora debole
Secondo Moody’s, l’Italia mantiene una economia ampia, diversificata e ad alto reddito, con livelli contenuti di debito privato e una buona tenuta del mercato interno. Tuttavia, restano criticità strutturali che limitano la crescita nel medio periodo, in particolare la bassa produttività e una dinamica demografica sfavorevole che riduce il potenziale di espansione.
Nel 2025 il PIL reale è cresciuto dello 0,5%, in calo rispetto allo 0,8% del 2024, a causa della domanda estera più debole e delle condizioni finanziarie più restrittive. La domanda interna ha comunque mostrato resilienza, sostenuta dal miglioramento del mercato del lavoro, con la disoccupazione scesa al 6,1% dal 6,6%, contribuendo alla crescita dei consumi e delle entrate fiscali.
Questo quadro evidenzia una realtà ormai consolidata: l’Italia riesce a mantenere stabilità macroeconomica, ma fatica a imprimere una vera accelerazione alla crescita.
Conti pubblici in miglioramento, ma il debito resta alto
Sul fronte fiscale emergono segnali positivi, con il deficit sceso al 3,1% del PIL nel 2025 rispetto al 3,4% dell’anno precedente e un avanzo primario salito allo 0,7% del Pil. Moody’s sottolinea che l’aumento delle entrate è stato superiore alle attese grazie a riforme che hanno migliorato la compliance fiscale.
Allo stesso tempo, la spesa pubblica è cresciuta più del previsto, soprattutto a causa degli effetti residui del superbonus, che ha continuato a incidere sui conti in modo transitorio ma significativo. Il risultato è stato un aumento del debito pubblico al 137,1% del Pil, leggermente superiore alle previsioni.
Il messaggio dell’agenzia è chiaro: l’equilibrio dei conti sta migliorando, ma il peso del debito resta il principale vincolo alla flessibilità fiscale e alla capacità di affrontare shock economici.
Le tensioni geopolitiche rallentano le prospettive
Moody’s ha leggermente rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2026, portandole allo 0,7%, con un’inflazione prevista al 2,1%. La revisione è legata alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e al loro impatto sui prezzi energetici e sulla domanda internazionale.
Lo scenario di base ipotizza un conflitto limitato nel tempo, che permetterebbe all’economia italiana di tornare a crescere dello 0,8% nel 2027, con inflazione attorno al 2%. Tuttavia, l’agenzia evidenzia che l’Italia è particolarmente esposta alle dinamiche energetiche del Golfo e che un conflitto prolungato potrebbe peggiorare significativamente le prospettive.
Riforme e investimenti decisivi per il futuro
Il giudizio stabile riflette un equilibrio tra punti di forza e criticità. Moody’s ritiene credibile il percorso di consolidamento fiscale previsto dal piano di medio termine e dal programma di riforme legato al NRRP, ma sottolinea che il miglioramento del quadro economico dipenderà dalla capacità di rendere più efficiente la pubblica amministrazione e migliorare l’ambiente per le imprese.
Secondo l’agenzia, riforme strutturali, maggiore innovazione e investimenti privati più forti potrebbero rafforzare la resilienza dell’economia e migliorare la traiettoria del debito. In particolare, la capacità del sistema produttivo di reagire agli shock geopolitici sarà un indicatore chiave della solidità del Paese.
Il vero rischio resta il debito
Il principale fattore di rischio resta la traiettoria del debito pubblico. Moody’s avverte che una crescita più lenta del previsto o una minore disciplina fiscale potrebbero interrompere la discesa del debito e mettere sotto pressione il rating. Allo stesso modo, un rallentamento delle riforme dopo la fine del Pnrr o un deterioramento del contesto geopolitico europeo, con un indebolimento del sostegno degli alleati occidentali, potrebbe portare a una revisione negativa dell’outlook.
In sostanza, l’Italia mantiene una posizione solida ma fragile: la stabilità c’è, ma è legata alla capacità di crescere e contenere la spesa pubblica. Senza una crescita più sostenuta e una riduzione strutturale del debito, il margine di sicurezza resterà limitato.
Enrico Foscarini, 28 marzo 2026
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