A febbraio 2026 il mercato del lavoro italiano registra una lieve flessione degli occupati. Secondo i dati Istat, il numero complessivo scende di 29mila unità rispetto a gennaio (-0,1%), mentre su base annua l’aumento è contenuto a 13mila unità (+0,1%). Il totale degli occupati si attesta a 24 milioni e 149mila persone, con un tasso di occupazione in calo al 62,4% e una disoccupazione in salita al 5,3%, mentre quella giovanile scende al 17,6%.
Il dato più evidente riguarda la composizione dell’occupazione: diminuiscono i lavoratori dipendenti, sia permanenti sia a termine, mentre crescono gli autonomi. I dipendenti stabili scendono a 16 milioni 430mila unità e quelli a termine a 2 milioni 432mila, mentre gli autonomi salgono a 5 milioni 287mila, segnalando una trasformazione progressiva del mercato del lavoro.
Donne in crescita, uomini in calo
La riduzione congiunturale degli occupati è il risultato di un calo di 58mila uomini al lavoro, compensato solo in parte da un aumento di 29mila donne. Anche su base annua si conferma la stessa dinamica: cresce l’occupazione femminile (+50mila) e diminuisce quella maschile (-37mila).
Nel dettaglio, su base mensile calano sia i dipendenti permanenti (-0,2%) sia quelli a termine (-0,5%), mentre aumentano gli autonomi (+0,2%). Su base annua, invece, crescono i dipendenti stabili (+52mila) e soprattutto gli autonomi (+187mila), mentre i contratti a termine crollano dell’8,5%, pari a 226mila unità in meno. Il dato evidenzia un ridimensionamento della componente più fragile del mercato del lavoro e una maggiore stabilizzazione dell’occupazione.
Over 50 sempre più centrali
Il vero cambiamento emerge guardando alle fasce d’età. A fronte di appena 13mila occupati in più su base annua, si registra un aumento di 432mila lavoratori over 50, mentre diminuiscono tutte le altre classi: -267mila tra i 35 e i 49 anni, -34mila tra i 25 e i 34 anni e -118mila tra i 15 e i 24 anni.
Il fenomeno è ancora più evidente osservando gli inattivi: tra i giovani crescono di 199mila unità nella fascia 15-24 anni e di 106mila tra i 25-34 anni, mentre diminuiscono tra i 50 e i 64 anni. Nel complesso i disoccupati scendono a 1 milione e 357mila, con una riduzione di 223mila unità.
Vent’anni di trasformazione
A febbraio 2026 gli over 50 occupati sono 10 milioni e 393mila, oltre il doppio rispetto ai 5 milioni e 63mila del 2006. Dieci anni fa erano circa 7,5 milioni, segno di una crescita costante che riflette sia l’invecchiamento della popolazione sia il progressivo innalzamento dell’età pensionabile.
Nello stesso periodo la fascia tra i 15 e i 34 anni è passata da 7 milioni 354mila occupati a poco più di 5,2 milioni, con una perdita di oltre 2 milioni di lavoratori. Anche la fascia 35-49 anni ha perso oltre 1,6 milioni di occupati, scendendo a 8 milioni 549mila. Oggi gli over 50 rappresentano la componente più numerosa della forza lavoro italiana, un segnale strutturale che incide profondamente sulle dinamiche economiche e produttive del Paese.
L’opinione di Confcommercio
Secondo l’Ufficio studi Confcommercio, “le moderate oscillazioni registrate a febbraio sono in linea con un’evoluzione del mercato del lavoro che sembra stabilizzarsi sui massimi”, con movimenti contenuti su occupati e disoccupati e un tasso di disoccupazione poco sopra il 5%.
L’associazione sottolinea però che permangono forti differenze territoriali: in alcune aree del Nord si è ormai vicini alla piena occupazione, mentre in altre zone del Paese l’offerta di lavoro resta superiore alla domanda. A pesare non è solo la debole crescita economica, ma anche la difficoltà di trovare competenze adeguate alle esigenze delle imprese.
Confcommercio osserva che “i molteplici colli di bottiglia che ostacolano l’incontro tra domanda e offerta andranno affrontati con un grande progetto pubblico-privato di rilancio generalizzato della formazione del capitale umano”, indicando nella qualificazione delle competenze una delle leve decisive per sostenere l’occupazione nei prossimi anni.
Un mercato del lavoro che cambia struttura
Nel complesso, i dati di febbraio confermano un mercato del lavoro che non arretra in modo significativo ma cambia struttura: meno contratti a termine, più lavoro autonomo, più occupati anziani e meno giovani. La stabilità dei numeri complessivi nasconde quindi una trasformazione profonda, legata alla demografia, alla struttura produttiva e alla domanda di competenze, elementi destinati a pesare sempre di più sull’economia italiana nei prossimi anni.
Enrico Foscarini, 1 aprile 2026
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