Nuova giornata difficile per i metalli preziosi, che restano in territorio negativo pur allontanandosi dai minimi intraday. L’oro spot ha chiuso a 4.665 dollari l’oncia, in calo del 4,7%, mentre l’argento è arretrato dell’8,1% a 78,32 dollari. Il movimento si inserisce in un contesto dominato dal rafforzamento del dollaro, alimentato dalla recente nomina del nuovo governatore della Federal Reserve. Il cambio euro/dollaro è sceso a 1,1803, con il biglietto verde in recupero anche contro lo yen, mentre il bitcoin rimbalza sopra quota 79.000 dollari, dopo un passaggio sotto i 75.000.
Secondo Luigi De Bellis, direttore Ricerca di Equita, la correzione di oro e argento rappresenta un’anomalia rispetto all’andamento generale delle materie prime, che a gennaio hanno segnato un progresso significativo. L’analista sottolinea che “dal 28 gennaio l’argento ha perso il 27% e l’oro il 10%, cancellando oltre 7.000 miliardi di dollari di valore, in un movimento che riflette più una contrazione della liquidità che un vero cambio di sentiment”.
La nomina di Warsh alla Fed
Il catalizzatore principale resta la nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve, inizialmente interpretata come un segnale più restrittivo. De Bellis osserva come l’annuncio abbia innescato “un temporaneo rafforzamento del dollaro e prese di profitto su oro e commodities”, in un contesto in cui l’aumento della volatilità ha amplificato le vendite attraverso richieste di margine e meccanismi di controllo del rischio. L’argento, mercato più sottile e speculativo, ha reagito con maggiore violenza, penalizzato da posizionamenti già molto affollati.
Una lettura condivisa anche da Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco, secondo cui la nomina di Warsh ha spinto i mercati a prezzare un profilo “leggermente più falco”, pur senza modificare in modo sostanziale lo scenario di fondo. Simoncelli evidenzia che “la riduzione del rischio di un uso attivista del bilancio della Fed ha riportato l’attenzione sui tassi, generando forte volatilità sui mercati delle materie prime, in presenza di fasi di scarsa liquidità soprattutto sull’argento”.
Volatilità senza precedenti
Per Nitesh Shah, Head of Commodities and Macroeconomic Research di WisdomTree, il 30 gennaio 2026 è destinato a rimanere una data simbolo per i metalli preziosi. L’analista parla della “giornata più volatile mai registrata per oro e argento in termini di oscillazioni intraday”, sottolineando come il ribasso giornaliero del 26% dell’argento non trovi precedenti comparabili negli ultimi quarant’anni.
Shah utilizza una metafora efficace per descrivere il momento di mercato, osservando che “se l’argento è noto per ossidarsi, gli eventi di venerdì hanno sollevato il timore che anche la reputazione immacolata dell’oro possa essere stata contaminata dalla sua stretta associazione con il metallo fratello”. Le oscillazioni viste in poche ore, con l’oro passato da massimi sopra i 5.500 dollari a livelli inferiori ai 5.000, sono tipiche di un intero anno di contrattazioni, non di una singola seduta.
Un ribasso tecnico ma violento
Dal punto di vista tecnico, David Pascucci, Market Analyst di XTB, spiega che il crollo di venerdì è stato “prettamente di natura tecnica”, legato alle dinamiche dei futures e alle chiusure a margine in un contesto di volatilità estrema. Pascucci sottolinea come le esecuzioni a mercato abbiano innescato un effetto a cascata, “simile a un flash crash prolungato, che ha bruciato parte o la totalità dei margini sui contratti derivati”.
Secondo l’analista di XTB, il ribasso ha compromesso la struttura di medio periodo su base settimanale, pur senza intaccare completamente quella mensile. Non si escludono rimbalzi, ma “probabilmente i massimi recenti potrebbero non essere rivisti per molto tempo”, suggerendo un cambio di regime rispetto al rally quasi parabolico delle settimane precedenti.
I mercati dei futures
Un elemento chiave emerso dalle analisi di WisdomTree è l’assenza di segnali di eccesso speculativo sui mercati regolamentati. Shah osserva che “né l’oro né l’argento mostrano posizionamenti estremi sul COMEX”, mentre i flussi sugli ETP raccontano una storia più articolata, con afflussi sull’oro inferiori a quelli del 2024 e deflussi significativi sull’argento in Nord America ed Europa. Questo suggerisce che la volatilità recente possa essere stata amplificata da investitori retail o mercati over-the-counter, piuttosto che dai canali istituzionali tradizionali.
In questo quadro si inseriscono anche le misure adottate dalla Cina, che ha rafforzato i controlli sul trading di oro e argento e introdotto nuove restrizioni all’export di argento. Secondo Shah, tali interventi indicano la volontà delle autorità di “smaltire l’eccesso speculativo”, contribuendo potenzialmente a ridurre la volatilità nel medio termine.
Il percorso resta accidentato
Nonostante il brusco aggiustamento, il consenso tra gli analisti è che i fattori strutturali a supporto dell’oro restino intatti. De Bellis sottolinea che la nomina di Warsh “aggiunge volatilità di breve periodo ma non modifica i driver di lungo termine della politica monetaria”, mentre Simoncelli ricorda che l’allocazione verso l’oro è sempre più espressione di un interesse strategico globale.
Il messaggio che emerge è quello di un mercato entrato in una nuova fase, caratterizzata da oscillazioni violente e da una maggiore sensibilità ai temi di liquidità, politica monetaria e geopolitica. Dopo aver “bruciato i margini”, come osservano gli operatori, oro e argento potrebbero aver eliminato una parte significativa della componente più speculativa, aprendo potenzialmente spazio a un ritorno di investitori di lungo periodo, ma su livelli di prezzo e con dinamiche profondamente diverse rispetto al recente passato.
Enrico Foscarini, 2 febbraio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


