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Energia: l’industria paga il conto, poi ce lo girerà

Imprese in sofferenza per le follie green di Bruxelles che invita a ridurre i consumi. Urso chiede di cambiare Ets e Green Deal

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Il caro energia comincia a farsi sentire a monte della filiera e il rischio, inevitabile, è che prima o poi finisca anche nei prezzi pagati dai consumatori. I prezzi alla produzione dell’industria ad agosto hanno accelerato del 2,4% sul mese precedente e del 10,9% su base annua, spinti soprattutto dalla componente energetica. Un campanello d’allarme per l’inflazione dei prossimi mesi, ma non ancora il segnale di una perdita di competitività dell’industria italiana.

Il problema è infatti concentrato soprattutto sull’energia, mentre il resto dei costi di produzione mostra aumenti decisamente più contenuti. E i dati sull’attività delle imprese confermano che, nonostante il rincaro della bolletta energetica, il sistema produttivo continua per ora a reggere.

Prezzi alla produzione, l’energia spinge tutto

I numeri dell’Istat sono eloquenti: ad agosto i prezzi alla produzione dell’industria sono aumentati del 2,4% sul mese precedente e del 10,9% su base annua. L’accelerazione è quasi interamente riconducibile all’energia: al netto del comparto energetico la crescita tendenziale è infatti molto più contenuta, al 3,3%. Sul mercato interno, invece, i prezzi dell’elettricità e del gas sono aumentati del 26,3% in un anno.

Anche i prodotti petroliferi raffinati mostrano aumenti particolarmente pesanti. È inevitabile che una parte di questi maggiori costi finisca prima o poi nei prezzi di vendita, ma per ora l’industria continua a mostrare una certa capacità di tenuta.

La competitività ancora regge

I dati sul fatturato di luglio raccontano infatti un quadro meno drammatico di quello che potrebbe suggerire il balzo dei costi. Il fatturato industriale è cresciuto dell’1,7% sul mese precedente in valore e dello 0,6% in volume. Su base annua l’aumento è stato del 4,8% in valore, mentre i volumi hanno registrato una flessione dello 0,6%. Ancora più significativo il dato dell’export: il fatturato estero è aumentato del 6,7% in valore e dell’1,9% in volume.

La competitività dell’industria italiana, insomma, non è ancora compromessa. Ma il differenziale del costo dell’energia resta un handicap che rischia di diventare sempre più pesante.

La contraddizione europea

Ed è qui che emerge la contraddizione delle politiche energetiche europee. Per anni Bruxelles ha imposto una progressiva stretta sui combustibili fossili e nuovi costi legati alla transizione, mentre oggi, davanti alla fiammata dei prezzi, la Commissione si trova a raccomandare agli Stati di ridurre i consumi di gas ed elettricità. Il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen ha parlato di un inverno impegnativo sul fronte dei prezzi e ha invitato a contenere la domanda.

È una situazione paradossale: invece di chiedersi come aumentare rapidamente l’offerta di energia e renderla meno costosa, l’Europa torna a ragionare sulla necessità di consumarne meno. Nel frattempo la stessa Commissione valuta di rinviare di un anno alcuni obblighi sulle importazioni di idrocarburi previsti dalle nuove regole sul metano, proprio per ridurre le incertezze sull’approvvigionamento.

Urso: «Rivedere radicalmente gli Ets»

Il governo italiano chiede invece di intervenire sulle regole che stanno contribuendo ad appesantire il costo dell’energia. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha indicato la necessità di una revisione «radicale del meccanismo perverso, infernale degli Ets che fa costare energia più di quanto dovrebbe costare per idolatrare un percorso del Green Deal che oggi si è dimostrato purtroppo inadeguato alla realtà», auspicando un intervento «urgente» dell’Ue.

È una linea che punta a riportare al centro il tema della competitività industriale. E proprio dall’industria arriva una richiesta analoga. Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria per l’Energia, ha chiesto di utilizzare con «grandissima razionalità» i 14 miliardi di flessibilità di bilancio disponibili per l’energia, destinandoli ad attività «il più possibile immediatamente di impatto» e capaci di creare «un volano di crescita».

Più energia, non meno consumi

La questione di fondo è dunque semplice: davanti a un’Europa che rischia un nuovo inverno di energia cara, la risposta non può essere soltanto chiedere a famiglie e imprese di consumare meno. Servono più produzione, più infrastrutture, autorizzazioni più rapide e un mercato europeo dell’energia realmente integrato. E, soprattutto, una revisione delle regole che oggi rischiano di trasformare la transizione energetica da leva di competitività in un ulteriore costo per l’industria.

Enrico Foscarini, 30 settembre 2026

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