Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha riaperto il dossier delle privatizzazioni, dopo le operazioni che hanno coinvolto Eni, Ita e Monte dei Paschi di Siena. Secondo fonti interne, ora sul tavolo ci sono la vendita di Banca del Mezzogiorno, il possibile ingresso di investitori nella Zecca dello Stato e una riduzione della partecipazione del Tesoro in Enav.
La valorizzazione dell’ex Popolare di Bari
Riguardo all’ex Popolare di Bari, oggi parte del gruppo Mediocredito Centrale, il ministro Giancarlo Giorgetti ha sottolineato che si tratta di una banca che «prima era scassata e adesso fa utili». Su suo impulso, gli uffici del Mef stanno valutando diverse strade per la cessione di Bdm Banca, istituto che è anche al centro di un emendamento alla manovra che prevede un fondo pubblico da 350 milioni per i soci della ex Popolare di Bari.
La vendita di PagoPa
La vendita di PagoPa sarebbe ormai in dirittura d’arrivo, con una valutazione di circa 500 milioni. La Zecca dello Stato e Poste Italiane dovrebbero rilevare rispettivamente il 51% e il 49% della piattaforma dei pagamenti alla pubblica amministrazione entro fine anno. PagoPa ha chiuso il 2024 con 118 milioni di ricavi e nel 2025 ha gestito quasi 400 milioni di transazioni per un controvalore di 89 miliardi, rafforzando così il ruolo della Zecca nei servizi di pagamento innovativi.
La Zecca dello Stato tra innovazione e Borsa
Negli ultimi anni, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato ha diversificato le attività puntando sull’identità digitale, garantendo bilanci in crescita e un flusso costante di dividendi al Mef, pari a circa 145 milioni nell’ultimo anno. Proprio per questi risultati, alcune banche d’affari hanno suggerito di valorizzare la Zecca dello Stato, aprendo il capitale a investitori di minoranza o valutando una quotazione in Borsa. Il Mef sta valutando l’opzione, pur consapevole dei tempi e delle complessità legate all’iter di Piazza Affari.
La discesa in Enav
Più immediata potrebbe essere la riduzione della partecipazione del Tesoro in Enav, già quotata a Milano con una capitalizzazione di circa 2,5 miliardi. Il Mef potrebbe così scendere dal 53,3% attraverso un collocamento accelerato, senza perdere il controllo dell’azienda. Al contrario, un’ulteriore privatizzazione di Poste Italiane non è all’ordine del giorno: la partecipazione del 29,3% del Mef ha visto un incremento del 65%, superando oggi un valore di oltre 8 miliardi.
Il piano complessivo
Queste operazioni fanno parte di un piano di privatizzazioni da circa 20 miliardi previsto dal governo tra il 2024 e il 2026. Tra le operazioni principali rientrano la vendita del 2,8% di Eni nel maggio 2024, che ha fruttato circa 1,4 miliardi al Mef, la cessione in tre fasi della partecipazione in Monte dei Paschi di Siena per quasi 2,7 miliardi, lasciando una quota residua del 4,8% oggi valutata 1,2 miliardi, e la cessione del 49% di Ita a Lufthansa, con un aumento di capitale di 325 milioni, pronta a generare ulteriori introiti con eventuali future quote.
Enrico Foscarini, 24 novembre 2025
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