Dopo 17 mesi di trattativa serrata, è arrivata la firma sul nuovo contratto nazionale di lavoro 2022-2024 per i dipendenti degli enti locali, siglato nella sede dell’Aran. L’accordo prevede aumenti medi pari a circa 140 euro, corrispondenti a poco meno del 6%.
La Cgil ha deciso di non sottoscrivere l’intesa, giudicando insufficienti gli incrementi previsti: secondo il sindacato di Corso d’Italia, «l’aumento non copre la perdita del potere d’acquisto causata da un’inflazione del 16% tra il 2021 e il 2024». Una posizione di principio che, tuttavia, non impedirà neppure ai lavoratori iscritti alla Cgil di beneficiare degli stessi miglioramenti economici riconosciuti a tutto il comparto.
Il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha espresso soddisfazione: «Questa firma rappresenta un risultato importante per oltre 430mila dipendenti che operano quotidianamente nelle Regioni, nei Comuni, nelle Province, nelle Città metropolitane e nelle Camere di Commercio».
Il presidente dell’Aran Antonio Naddeo ha sottolineato che «l’accordo raggiunto rappresenta un equilibrio tra le legittime aspettative del personale degli enti locali e la sostenibilità del sistema». Naddeo ha ricordato come «gli interventi nella legge di bilancio per il 2026 e l’avvio imminente della nuova tornata contrattuale 2025-2027 abbiano consentito di sbloccare una trattativa che durava da oltre 15 mesi».
Per la Cisl, la segretaria generale Daniela Fumarola ha commentato: «La positiva conclusione di questa trattativa è stata resa possibile solo per la perseveranza e il grande senso di responsabilità che ci ha sempre contraddistinto».
Il contratto introduce aumenti medi mensili lordi di 136,76 euro per tredici mensilità, pari al 5,78% del monte salari 2021, che salgono a circa 140 euro mensili includendo il trattamento accessorio. Novità anche su flessibilità oraria e smart working: sarà possibile distribuire le 36 ore settimanali su quattro giorni e ottenere il buono pasto anche in modalità agile.
Tra le tutele sociali figurano il patrocinio legale per le aggressioni subite in servizio e più giorni di lavoro da remoto per motivi di salute o assistenza familiare.
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Prossima tappa: il contratto scuola
Dopo enti locali, funzioni centrali e sanità, l’ultimo rinnovo mancante è quello della scuola, atteso a giorni. Potrebbe sbloccarsi mercoledì 5 novembre la firma dell’intesa per il triennio 2022-2024, con aumenti medi di 150 euro per i docenti e 110 euro per il personale ATA, oltre a 1.400 euro di arretrati.
Il ministro Zangrillo ha già trasmesso all’Aran l’Atto di indirizzo generale per il nuovo triennio 2025-2027, mentre quello di comparto per l’istruzione è in arrivo dal ministro Giuseppe Valditara.
La segretaria della Uil-Fpl Rita Longobardi ha ribadito che «una buona parte degli aumenti va data ai lavoratori entro il 2026», ricordando che le risorse sono già disponibili.
Dalla Cisl Scuola, la segretaria generale Ivana Barbacci ha invitato alla concretezza: «Arrivare nel più breve tempo possibile alla sottoscrizione dell’intesa per il 2022-2024 è oggi un preciso interesse della categoria. Non ha più senso porre ostacoli alla chiusura della trattativa».
Spunti di riflessione
Il governo, attraverso la legge di Bilancio 2025, ha già garantito le coperture necessarie per i rinnovi del pubblico impiego. I fondi ci sono, e la macchina contrattuale si rimette in moto. Un segnale di stabilità che sarebbe utile estendere anche al settore privato e al ceto medio, spesso i più esposti alla perdita del potere d’acquisto.
E mentre i lavoratori degli enti locali vedono finalmente riconosciuto un adeguamento atteso da anni, resta l’impressione che certe rigidità sindacali – come la mancata firma della Cgil – finiscano per essere più simboliche che efficaci. Alla fine, gli aumenti arriveranno per tutti.
Enrico Foscarini, 4 novembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


