L’aumento della pressione fiscale e la continua ingerenza pubblica nelle decisioni economiche private producono sempre gli stessi effetti: alterano il mercato e disincentivano l’iniziativa individuale. La progressiva stretta sugli affitti brevi introdotta dalle ultime manovre finanziarie sta mostrando tutti i suoi effetti collaterali. A confermarlo sono i numeri raccolti sulle dichiarazioni dei redditi, che registrano una netta contrazione dei proprietari disposti a mettere a reddito più di un immobile con la formula delle locazioni turistiche a breve termine. Quando lo Stato alza le aliquote e complica le regole, i contribuenti reagiscono adeguando i propri comportamenti per proteggere il patrimonio.
La conferma empirica arriva dai dati elaborati dal Caf Acli sui modelli 730 presentati quest’anno, dove emerge che soltanto il 9,6% di chi dichiara redditi da locazione breve ha destinato a questa attività due o più abitazioni. Rispetto all’anno precedente si registra un calo significativo dell’1,7%, a dimostrazione di come la scelta di inasprire al 26% l’aliquota della cedolare secca a partire dal secondo immobile in locazione breve abbia frenato la propensione a investire nel settore. Il rincaro fiscale scattato con le ultime manovre economiche ha penalizzato la libertà d’impresa dei piccoli risparmiatori, spingendo molti di loro a ripiegare su soluzioni alternative o a valutare opzioni differenti rispetto alla pura gestione turistica.
Le distorsioni del mercato
Di fronte all’aumento delle tasse e al fardello burocratico rappresentato da adempimenti nazionali e codici identificativi, ampie quote di proprietari stanno abbandonando la formula fino a ieri più dinamica per cercare rifugio nei contratti transitori o a canone concordato. I dati confermano infatti un incremento del 3,5% per coloro che affiancano alla prima casa in affitto breve una locazione di tipo tradizionale. Le opzioni a canone concordato e quelle transitorie attraggono non per reale convenienza di mercato, ma per la presenza di una cedolare secca agevolata al 10%. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di come l’imposizione fiscale e il dirigismo statale finiscano per pilotare le scelte economiche dei singoli, ingessando un settore che avrebbe solo bisogno di libertà di contrattazione.
Leggi anche:
- Affitti brevi, in arrivo la stretta europea
- Affitti brevi, come sfuggire alla stretta della manovra
- La tassa sugli affitti brevi è un attacco alla libertà
A complicare ulteriormente il quadro per chi possiede un immobile si aggiunge l’attivismo repressivo degli enti locali, che continuano a scaricare sui privati le proprie incapacità di gestione urbanistica. Dopo le restrizioni e i blocchi apripista visti a Firenze, anche il Comune di Roma ha intrapreso la strada delle limitazioni regolatorie contro le locazioni brevi. L’idea che un’amministrazione comunale possa stabilire cosa un cittadino debba fare della propria seconda casa rappresenta un attacco diretto al diritto di proprietà. Le regolamentazioni comunali limitano la libertà negoziale dei cittadini in nome di una presunta tutela del territorio che finisce solo per impoverire il tessuto economico.
Il nodo delle tutele
Questo clima di costante incertezza normativa e vessazione tributaria sta spingendo un numero sempre maggiore di risparmiatori a compiere la scelta più drastica: tenere gli immobili sfitto o per uso personale. Nonostante i recenti interventi normativi in materia di sicurezza volti a velocizzare gli sgomberi degli immobili occupati, la percezione di tutela della proprietà in Italia rimane tragicamente insufficiente. Il timore di morosità prolungate, unito alla complessità delle procedure giudiziarie di rilascio, rende l’affitto a lungo termine un rischio che molti non vogliono più correre.
La combinazione tra tassazione punitiva sugli affitti brevi e insufficiente garanzia legale sulle locazioni tradizionali sta producendo un corto circuito economico disastroso. Invece di liberalizzare il mercato e abbassare le imposte per favorire l’offerta di alloggi, si sceglie la via della punizione fiscale e del divieto amministrativo. Il risultato inevitabile è una contrazione complessiva dell’offerta residenziale, con i proprietari costretti a difendere il valore del proprio capitale ritirandolo da un mercato incapace di garantire libertà, sicurezza e rendimento. di tutto questo non c’è che da ringraziare il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ha inasprito il regime delle locazioni brevi per far affluire maggiori risorse ai redditi bassi che già di per sé non pagano tasse, mentre i proprietari immobiliari, come sappiamo, sono tartassati!
Enrico Foscarini, 30 luglio 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


