Doveva frenare il fast fashion e garantire nuove entrate allo Stato, ma la tassa da due euro sui piccoli pacchi extra UE sotto i 150 euro, in vigore dal primo gennaio, sta producendo l’effetto opposto. L’intervento, fortemente voluto dal governo Meloni e inserito in manovra per coprire i saldi, si sta rivelando un classico caso di normativa nazionale scollegata dal contesto europeo, con il rischio concreto di trasformarsi in un boomerang economico e industriale.
In un mercato aperto come quello dell’Unione europea, introdurre un balzello isolato significa offrire agli operatori un incentivo immediato a spostare rotte, hub e sdoganamenti verso Paesi più competitivi. Ed è esattamente ciò che sta accadendo.
Il mercato si adatta, lo Stato rincorre
Come spiega Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, “la merce trova sempre la strada migliore”. Dall’inizio dell’anno l’aeroporto di Malpensa avrebbe già perso oltre trenta voli cargo legati alle spedizioni di piccolo valore. I flussi si stanno spostando verso scali europei che non applicano la tassa, come Liegi e Budapest, ma anche Francoforte, Colonia e Parigi-Charles de Gaulle.
La ragione è puramente economica. Su un aereo con migliaia di pacchi, due euro a spedizione diventano un aggravio che può arrivare fino a 20 mila euro, mentre il trasporto su gomma tra hub europei costa poche migliaia di euro a viaggio. In un mercato concorrenziale, l’aritmetica pesa più delle intenzioni politiche. Il risultato è una riorganizzazione rapida dei traffici: sdoganamento in un altro Paese UE e ingresso in Italia senza pagare il contributo.
Gettito teorico, danni reali
La relazione tecnica alla manovra stima un maggior gettito di 122,45 milioni di euro nel 2026 e di 245 milioni a regime. Numeri che oggi appaiono sempre più ottimistici. L’Italia, insieme alla Romania, è l’unico Paese ad aver anticipato una misura che l’Unione europea introdurrà solo dal primo luglio 2026, con un dazio da tre euro e regole comuni.
In assenza di coordinamento europeo, la tassa italiana non riduce i volumi di merci né cambia i comportamenti dei grandi operatori dell’e-commerce globale. Colossi come Shein e Temu, che lavorano su margini minimi e volumi enormi, si stanno semplicemente adattando. Come osserva ancora Cappa, “in questo tipo di commercio anche due euro fanno la differenza”.
I dati confermano l’elusione
I primi riscontri dell’Agenzia delle Dogane sembrano confermare l’elusione della norma. Nei primi quindici giorni dell’anno il traffico delle spedizioni sotto i 150 euro avrebbe registrato un calo intorno al 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Non perché gli italiani abbiano smesso di acquistare online, ma perché le merci entrano da altri confini.
Emblematico il caso di aerei cargo provenienti dalla Cina che continuano ad atterrare a Malpensa, ma le cui merci vengono caricate su camion, trasferite in un hub tedesco per lo sdoganamento e poi riportate in Italia per la distribuzione finale. Il paradosso è evidente: lo Stato non incassa il contributo, i traffici aeroportuali diminuiscono, aumentano i camion e l’inquinamento, e si perde occupazione lungo la filiera logistica nazionale.
Enrico Foscarini, 22 gennaio 2026
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