Economia

IL FATTO

Ztl, Salvini pensa a un “grande fratello” urbano

Il decreto allo studio prevede sconti per chi installa dispositivi di controllo sull’auto accettando il monitoraggio degli ingressi. Più tasse, meno privacy

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Le nuove zone a traffico limitato pensate dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti rischiano di trasformarsi nell’ennesimo strumento di controllo sulla mobilità privata. La bozza di decreto firmata da Matteo Salvini introduce infatti un sistema nazionale che ridefinisce completamente le regole delle Ztl, creando nuove categorie di aree urbane tariffate e aprendo la strada a meccanismi di monitoraggio costante degli automobilisti.

Il provvedimento, che sarà sottoposto alla Conferenza unificata, supera la storica circolare ministeriale del 1997 e introduce tre diverse tipologie di Ztl: quelle ambientali, quelle per congestione del traffico e quelle miste. Cambiano le finalità, ma il risultato per cittadini e automobilisti resta lo stesso: nuovi balzelli per entrare in città e un crescente potere dei Comuni nel limitare la libertà di circolazione.

Tariffe differenziate e nuove limitazioni per chi usa l’auto

La bozza stabilisce che nelle Ztl ambientali il criterio principale sarà la classe emissiva del veicolo, con tariffe più elevate per le auto considerate più inquinanti e riduzioni per quelle meno emissive. Nelle Ztl per congestione, invece, il parametro sarà il numero di veicoli presenti in circolazione, indipendentemente dal tipo di alimentazione. La Ztl mista unirà entrambe le logiche, con la concreta possibilità di vedere aumentare ulteriormente i costi per chi decide semplicemente di utilizzare la propria automobile per lavorare, spostarsi o raggiungere il centro cittadino.

Il decreto prevede che queste Ztl tariffate possano essere istituite dai Comuni sopra i 30mila abitanti oppure da amministrazioni interessate da forte turismo, pendolarismo o problemi di traffico documentati nei Piani urbani del traffico. In sostanza, quasi ogni grande città italiana potrebbe introdurre nuove forme di pedaggio urbano.

Sconti a chi accetta il controllo elettronico dell’auto

L’aspetto più controverso del provvedimento riguarda però il sistema di agevolazioni previsto per gli automobilisti disposti a installare dispositivi elettronici di bordo collegati a una piattaforma centrale. Il decreto consente infatti ai Comuni di prevedere sconti “a favore degli utenti che installino dispositivi di bordo in grado di dialogare con un sistema centrale per monitorare l’utilizzo della Ztl, le distanze percorse o il tempo di permanenza”.

Tradotto: meno paghi, più vieni controllato. Un principio che apre interrogativi enormi sul fronte della privacy e che rischia di creare un precedente pericoloso. Perché un sistema capace di registrare chilometri percorsi, tragitti e tempi di permanenza potrebbe facilmente diventare la base per future forme di tariffazione chilometrica o pedaggi urbani permanenti.

E il tema non riguarda soltanto le auto tradizionali. Proprio le vetture elettriche, oggi favorite dal decreto con esenzioni nelle Ztl ambientali e miste, potrebbero domani diventare le candidate ideali per nuove imposte legate al peso del veicolo, all’usura stradale o ai chilometri percorsi. Una tecnologia nata formalmente per agevolare gli ingressi potrebbe trasformarsi rapidamente in uno strumento fiscale molto più invasivo.

Dalle Ztl al pedaggio urbano permanente

Il decreto introduce anche la possibilità di applicare tariffe calcolate in base al tempo effettivo di permanenza nella Ztl, con costi parametrati a ore o minuti. La tariffa massima individuata su base oraria viene fissata a 40 centesimi, mentre quella giornaliera arriva a 6 euro, con aggiornamenti previsti secondo l’indice Istat.

A questo si aggiungono i cosiddetti “permessi onerosi”, cioè formule agevolate che i Comuni potranno modulare in base al numero di veicoli del nucleo familiare, alle targhe associate oppure agli orari di utilizzo. L’impressione è che si stia costruendo un sistema sempre più sofisticato di accesso condizionato alle città, dove il diritto alla mobilità privata viene progressivamente subordinato a tariffazioni, autorizzazioni e monitoraggi elettronici.

Il nodo della libertà di movimento

Resta poi una questione politica più ampia. Le Ztl nascono formalmente con obiettivi ambientali o di riduzione del traffico, ma negli anni si sono trasformate in strumenti permanenti di limitazione della circolazione privata nei centri urbani. L’idea che l’accesso a intere aree cittadine debba dipendere dal tipo di automobile posseduta, dal reddito o dalla disponibilità ad accettare sistemi di controllo elettronico appare sempre più distante da un modello di mobilità fondato sulla libertà individuale.

Il decreto contiene anche norme condivisibili, come l’obbligo per i Comuni di aderire alla piattaforma nazionale Cude per il riconoscimento automatico dei contrassegni disabili tramite le telecamere delle Ztl. Una misura che semplifica concretamente la vita delle persone con disabilità evitando burocrazia inutile e sanzioni assurde. Ma il cuore del provvedimento resta un altro: l’espansione di un modello urbano fatto di accessi a pagamento, tracciamento digitale e crescente compressione dell’utilizzo dell’auto privata.

Enrico Foscarini, 16 maggio 2026

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