Mentre mezza Europa si interroga sulla sostenibilità di un sistema che finisce per scaricare sulle bollette anche i costi della transizione, a Bruxelles parte l’ennesimo altolà contro il decreto Energia italiano. Un’interrogazione presentata da esponenti del Pd-S&D e dei Verdi (a prima firma della piddina Annalisa Corrado) alla Commissione europea chiede di verificare la compatibilità del provvedimento con la normativa Ets, con le regole sugli aiuti di Stato e con i principi del mercato interno.
Secondo i firmatari, il decreto introdurrebbe un meccanismo “che di fatto sterilizza la componente di costo dell’Ets per le centrali elettriche a gas”, neutralizzando il segnale del prezzo del carbonio e rischiando di compromettere gli obiettivi di decarbonizzazione oltre a distorcere la concorrenza nel mercato elettrico. È la fotografia di uno scontro ideologico che ignora la realtà dei prezzi e della competitività.
I proventi Ets e il nodo delle risorse
L’interrogazione solleva anche un altro tema: l’utilizzo dei proventi delle aste Ets. Fino al 2023 il regolamento prevedeva che almeno il 50% fosse destinato a finalità climatiche ed energetiche; con la revisione più recente la quota è salita al 100%. Secondo quanto riportato nell’atto parlamentare, “analisi recenti indicano che l’Italia potrebbe aver destinato solo circa il 9% dei proventi delle aste Ets generati tra il 2012 e il 2023 a spese legate al clima, nonostante i proventi totali stimati siano pari a circa 15,6 miliardi di euro”.
Da qui le domande rivolte alla Commissione: esiste un divario tra uso previsto e uso effettivo delle risorse? E quali misure intende adottare Bruxelles per garantire il rispetto delle regole? Interrogativi legittimi, ma che non possono diventare un alibi per lasciare invariato un meccanismo che pesa su famiglie e imprese.
Il Consiglio europeo apre il dossier Ets
Il dato politico più rilevante è un altro: il prossimo 19 e 20 marzo il Consiglio europeo discuterà ufficialmente della revisione del sistema Ets, accogliendo la richiesta italiana di aprire un confronto sul meccanismo introdotto nel 2003.
Nella bozza di conclusioni si chiede che “la prossima revisione del sistema Ets riduca sia la volatilità sia l’impatto sui prezzi dell’elettricità, preservando al contempo il ruolo essenziale dell’Ets nella transizione climatica ed energetica”. È il primo segnale che a Bruxelles si è compreso come il problema non sia più aggirabile.
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha parlato di “ottima notizia”, ribadendo la necessità di una riflessione “seria e pragmatica” sul meccanismo. Anche Nicola Procaccini ha ricordato come la critica all’Ets non sia una battaglia dell’ultima ora, ma una denuncia portata avanti da tempo contro il rischio di desertificazione industriale senza reali benefici ambientali globali.
Il punto è semplice: se l’Europa si carica di costi che i suoi competitor non sostengono, il risultato non è meno CO₂ nel mondo, ma meno industria in Europa.
Prezzi dell’energia e competitività
Al vertice di marzo i leader chiederanno alla Commissione di esaminare tutte le componenti dei prezzi dell’elettricità, sia all’ingrosso sia al dettaglio, per sostenere le industrie europee. In un contesto segnato dalla guerra in Medio Oriente e da tensioni globali che spingono in alto i prezzi di gas e petrolio, la questione energetica è tornata al centro.
Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha ricordato che “l’energia in alcune parti d’Europa costa circa il doppio rispetto agli Stati Uniti e tre volte di più rispetto alla Cina”, sottolineando che “non ci sono soluzioni miracolose” e che occorre evitare diagnosi sbagliate. Ha inoltre precisato che “l’Ets rappresenta, in media, solo l’11% del sovrapprezzo”, indicando come nodo centrale la dipendenza europea dalle importazioni di combustibili fossili.
Proprio per questo il tema non può essere affrontato con rigidità ideologica: servono interconnessioni, diversificazione delle fonti, investimenti e un mercato realmente integrato.
La linea del governo e la richiesta di sospensione
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito che l’Italia intende proporre “di sospendere il sistema degli Ets in questo momento di rischio di impennata dei prezzi dell’energia, almeno per quella da generazione elettrica”. Ha spiegato che il problema è che oggi “si tiene conto anche degli Ets per determinare il prezzo di tutte le forme di energia, anche di quelle che inquinanti non sono”, chiedendo di scorporare il costo Ets dalla determinazione del prezzo delle rinnovabili per abbassare le bollette.
Il ministro Adolfo Urso ha confermato che la riforma sollecitata dall’Italia è stata inserita all’ordine del giorno del prossimo Consiglio europeo.
Parallelamente, Bruxelles ha presentato l’Industrial Accelerator Act, con l’obiettivo di rafforzare la manifattura europea e introdurre criteri di preferenza “Made in EU” in alcuni settori strategici. Un segnale che la competitività industriale è tornata priorità politica.
Tra pragmatismo e realismo energetico
Il decreto bollette, ha spiegato ancora Pichetto Fratin, contiene una parte regolamentare e una di sostegno a famiglie vulnerabili e imprese. “Se ci fosse un aumento non sporadico, ma continuativo del gas, dovrebbe essere rivisto”, ha chiarito, sottolineando che molto dipenderà dall’evoluzione della crisi internazionale.
In questa fase non serve tifare per o contro Bruxelles, ma rimettere al centro l’interesse economico nazionale ed europeo. La transizione energetica resta un obiettivo strategico, ma senza competitività e senza industria rischia di trasformarsi in un esercizio teorico.
Per questo, pur con tutti i limiti di un provvedimento che potrà essere migliorato, la revisione dell’Ets e il tentativo di alleggerire l’impatto sulle bollette rappresentano un passaggio necessario. La partita è appena iniziata, ma per una volta l’Italia non resta a guardare.
Enrico Foscarini, 5 marzo 2026
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