La recente crociata avviata dalle procure federali e dalle autorità di regolamentazione statunitensi contro i prediction market non è altro che il riflesso condizionato di un apparato burocratico che tollera i mercati solo quando può controllarli. Accusare di insider trading chi utilizza informazioni politiche o geopolitiche significa voler estendere forzosamente norme nate per il settore societario a un ambito del tutto diverso, con l’unico vero obiettivo di tutelare il monopolio informativo del governo. I mercati predittivi come Kalshi e Polymarket non fanno altro che adempiere alla loro funzione naturale: aggregare informazioni frammentate in modo efficiente attraverso il meccanismo dei prezzi. Criminalizzare questo processo dimostra la profonda incomprensione della burocratica di Washington verso la libertà economica e verso strumenti che, al contrario, offrono una preziosa e accurata trasparenza su decisioni pubbliche che impattano la vita di milioni di individui.
Il capo dell’enforcement della CFTC, David Miller, ha palesato questa visione paternalistica affermando che “purtroppo, come la gente sa, è diventato un vero problema nei prediction market” e sostenendo che questa tendenza “ha serie conseguenze per l’integrità del mercato e la fiducia”. In realtà, la vera minaccia alla fiducia non deriva dall’efficienza dei trader, ma dall’arbitrio di uno Stato che pretende di secretare le proprie mosse per poi stupirsi se qualcuno riesce ad anticiparle.
L’assurdità giuridica della caccia alle streghe
Il tentativo di applicare la dottrina penale dell’insider trading alle scommesse sugli eventi governativi si scontra con una palese forzatura logica e legale. Per punire queste condotte, i tribunali dovrebbero equiparare surrettiziamente la gestione della cosa pubblica alla gestione di un’azienda privata, ignorando le profonde differenze istituzionali.
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Christy Goldsmith Romero, docente ed ex commissario della CFTC, ha ammesso la fragilità di questo impianto accusatorio rilevando come “è molto raro che il governo ottenga una prova schiacciante per dimostrare che il trader disponesse di informazioni materiali non pubbliche”, pur aggiungendo che “nei casi molto chiari è davvero importante che il governo agisca rapidamente”. La fretta giudiziaria evoca una giustizia sommaria, come nel caso del militare arrestato per aver scommesso sulla caduta del regime venezuelano, usato come capro espiatorio per spaventare gli investitori legittimi.
La deriva dirigista contro la privacy dei trader
L’attacco ai mercati predittivi si sposta poi sul terreno normativo, con il pretesto della mancanza di trasparenza e della tutela della sicurezza nazionale. L’ex presidente della SEC e attuale procuratore Jay Clayton ha espresso il tipico punto di vista dirigista, criticando aspramente l’assenza di stringenti obblighi di identificazione degli utenti e dichiarando che “se vogliono funzionare in modo che la società possa avere fiducia in loro, penso che dovranno dotarsi di tale tenuta dei registri”.
Questa pretesa di tracciamento totale è l’ennesima violazione della privacy dei trader e della libertà di transazione in nome di una presunta legalità. La decisione del Senato di vietare il trading ai propri membri e il tentativo di imporre pesanti sanzioni alle piattaforme offshore, come già accaduto in passato a Polymarket, confermano che l’obiettivo finale della burocrazia non è correggere presunte storture, bensì soffocare l’innovazione finanziaria e il libero scambio.
Enrico Foscarini, 17 maggio 2026
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