Economia e Logistica

L'ANALISI

Qatar e Arabia Saudita, petrodollari per l’Islam radicale

Qatar e Arabia Saudita finanziano moschee e Islam radicale in Europa. Ecco perché l’attacco israeliano a Doha contro Hamas non è del tutto ingiustificato

Al Thani Haniyeh L'ex leader di Hamas Haniyeh (eliminato da Israele con un attacco a Teheran nel 2024) con l'emiro del Qatar Al Thani
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Da Berlino a Marsiglia, da Bruxelles a Roma, l’Europa sta cambiando volto. Veli integrali, moschee nei sottoscala, scuole coraniche, ristoranti separati per uomini e donne: scene che fino a qualche decennio fa sembravano lontane, oggi sono realtà quotidiane. Alla base di questo mutamento c’è il denaro proveniente dalle monarchie del Golfo, in particolare Qatar e Arabia Saudita, che da anni finanziano associazioni, moschee e centri culturali legati al salafismo e ai Fratelli Musulmani.

Secondo il Middle East Forum, tra il 2004 e il 2019 il Qatar ha distribuito oltre 770 milioni di euro a 288 organizzazioni islamiste in Occidente attraverso la Eid Charity, una fondazione semi-governativa legata a personaggi con rapporti con al Qaeda. Nonostante i legami con il terrorismo, questa rete ha goduto di un’impunità quasi totale, riuscendo a trasformare quartieri europei in “micro-società islamiche” dove prevale un’ideologia radicale.

Qatar e Arabia Saudita, padrini del radicalismo

Il Qatar non si limita a finanziare moschee: dagli investimenti miliardari in Europa – dai club calcistici come il Paris Saint-Germain fino a banche, aeroporti e multinazionali – Doha compra silenzi e influenza politica. Mentre a parole promuove il “dialogo”, nei fatti ha riversato 1,8 miliardi di dollari a Gaza in dieci anni, denaro usato da Hamas non solo per assistenza sociale ma anche per costruire tunnel sotterranei e arsenali di razzi puntati contro Israele.

L’Arabia Saudita, pur con minore intensità rispetto al passato, resta attiva nel diffondere la dottrina wahhabita, che alimenta l’odio settario e l’integralismo. Entrambe le monarchie hanno così innescato una bomba a orologeria: la creazione di comunità parallele che non si integrano e che in alcuni casi diventano incubatori di terrorismo.

Leggi anche:

Doha, santuario di Hamas

Il Qatar è da anni il rifugio dorato dei leader di Hamas. Da Khalil al-Hayya a Khaled Meshaal, i vertici del movimento islamista vivono in lussuose ville a Doha, viaggiano su jet privati e dirigono da lì le strategie militari e finanziarie del gruppo. L’emirato fornisce loro legittimità diplomatica, ospitalità e canali di finanziamento, nonostante Hamas sia riconosciuto come organizzazione terroristica da Stati Uniti, Unione Europea e Israele.

Perché l’attacco israeliano a Doha non sorprende

Il bombardamento israeliano su Doha, mirato a eliminare alcuni leader di Hamas riuniti nella capitale, rappresenta una rottura storica: mai prima Israele aveva colpito direttamente un paese del Golfo. Tuttavia, alla luce delle prove sui rapporti organici tra Qatar e Hamas, l’azione appare meno “ingiustificata” di quanto molti media occidentali vogliano far credere.

Il Qatar, con una mano partner della Nato e degli Stati Uniti, con l’altra finanzia e protegge il terrorismo islamista che minaccia la sicurezza di Israele e dell’Europa. Colpire Hamas nel suo santuario di Doha significa lanciare un messaggio: chi ospita e finanzia il jihad non può continuare a sentirsi intoccabile.

Enrico Foscarini, 13 settembre 2025

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni