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Un disperato bisogno di fiducia

Un disperato bisogno di fiducia
Un disperato bisogno di fiducia

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“Ma perché te la prendi in questo modo?”.
La domanda me l’ha fatta mia figlia che mi ha ripreso mentre ascoltavo, brontolando per qualcosa, che a mio avviso non tornava affatto in un’intervista che stavo ascoltando al telegiornale. Poco importa chi fosse l’intervistato.

Perché me la prendo tanto, mi sono chiesto? Perché mi guardo attorno e comprendo che ci sono tante cose, troppe cose, che non quadrano, non tornano, come dovrebbero. Quando fai il direttore di un giornale, finisci comunque per essere sommerso da un marea d’informazioni tra le quali devi cercare di orientarti, tra le quali non devi perderti. Ma avere tante informazioni permette, altresì di farsi un quadro più completo di ciò che ci succede, di ciò che viviamo. Per questo mi arrabbio e me la prendo.

Un amico che fa il ristoratore mi chiama per confessarmi che da lui passa gente “ che non sospetteresti mai” a chiedere da mangiare. La condizione di una parte sempre maggiore di persone comincia ad essere davvero molto complicata. Una ricerca che arriva dagli USA spiega quanto la “velocità” sia determinante nel ricevere sussidi quando si è in difficoltà. Negli Stati Uniti quasi la metà di tutti gli americani vive di busta paga in busta paga, con pochi risparmi, incapaci di rispondere ad uno shock inaspettato come una riparazione d’ auto o una fattura d’ospedale.

Per queste famiglie, una discrepanza nei tempi di ricezione delle indennità può influire sulla capacità di pagare i beni e servizi necessari. Per le famiglie a basso reddito, un ritardo sulla tempistica del reddito derivante da benefici pubblici può avere effetti devastanti. Ma il passaggio da un reddito dignitoso a quello di povertà, in questi tempi, con i ritmi dettati dagli effetti della pandemia, rischia di essere quasi immediato.

Un amico mi manda un video. Racconta delle numerosissime alienazioni di alberghi, ristoranti, importanti strutture commerciali, nelle nostre più belle località. Venezia su tutte. Vendute, o messe in offerta, perché qualcuno con capitali freschi in arrivo dall’est o dal nord Europa le acquisti e liberi i proprietari da una condizione che loro, adesso, ritengono insostenibile.

Così prima di trovarsi in povertà, vendono quello che possono e cercano di tirare a campare. Le condizioni si sono fatte tanto difficili che chi può vende, per quello che gli offrono. Di solito si tratta di molto meno di quanto quegli esercizi valgano davvero.

Faccio una ricerca su internet. Trovo un mare di articoli e storie da raccontare.
Mi si spezza il cuore. “Tra un pò l’Italia non è più Italia”. E’ mercoledì.
La giornata non poteva cominciare peggio. Eppure c’è il sole ed oggi si può ricominciare ad uscire senza mascherarsi.

Sono pronto per registrare la mia trasmissione. Ormai l’appartamento in cui vivevano i miei si è trasformato in uno studio televisivo. Luci, microfoni, telecamere, sostegni per computer, perfino tre Roll-Up con scenografie.

Al momento di premere il tasto di registrazione un rumore forte del motore di un elicottero attrae la mia attenzione. Si libbra in aria non lontano da me. E’ in corso un’operazione di salvataggio. Due ragazzini, si sono arrampicati su un costone di roccia dal quale non sanno più scendere.

Filmo il salvataggio.
Tutto testimonia lo stato di difficoltà anche psicologica delle persone. O forse è solo una bambinata.
Ma i ragazzi, le persone, non possono essere recluse a lungo. La gente ha bisogno di aria, di sole, di movimento. Spesso il mare guarisce tanto, a volte guarisce tutto.

Squilla il telefono proprio mentre l’elicottero con il suo prezioso carico si allontana dal costone di roccia su cui i due 12enni si erano arrampicati. E’ Leo, il mio amico di Sperlonga. Mi racconta dei suoi “guai” turistici…

Senza Paura.
La paura è la vera protagonista di questa fase storica delle nostre vite, la paura ci governa e forse governa anche chi ci governa. Forse. Stiamo combattendo una nuova guerra? Contro chi? Chi è il nostro nemico? Noi stessi? Le nostre paure? Contro chi combattiamo?
Non servono le armi, le guerre di oggi sono d’altra natura.

La “goccia (PAURA) scava meglio la pietra” di quanto non faccia un colpo di pistola. Il Paese è sull’orlo di una crisi di nervi ed una crisi economica. C’è l’inflazione che corre, i tassi che salgono, le bollette che crescono, la Russia che vuole invadere l’Ucraina, la Cina che vuole prendersi Taiwan ed i suoi microchip, gli Usa che vogliono prendersi il Mondo.

L’Italia è sull’orlo di una crisi di nervi che non ci possiamo permettere.

Avremmo bisogno di lucidità, invece, e di un disperato bisogno di fiducia…

Leopoldo Gasbarro, 16 febbraio 2022