L’economia europea mostra fragilità strutturali evidenti, legate a una stagnazione della produttività e a un ritardo nell’innovazione. Come sottolinea il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, nelle sue Considerazioni Finali, il modello di sviluppo che ha sostenuto il continente per decenni è oggi insostenibile. «La dipendenza dall’estero, per gli approvvigionamenti e per la vendita dei propri prodotti, ne aumenta la vulnerabilità in un contesto globale sempre più frammentato», ha sottolineato. L’Europa, quindi, si è troppo concentrata sulla vendita dei propri prodotti all’estero( quella che potremmo definire un’euforia mercantilistica), trascurando lo sviluppo interno.
Produttività e innovazione: un divario crescente
Negli ultimi 30 anni, la produttività del lavoro nell’Ue è cresciuta del 40%, oltre 25 punti in meno rispetto agli Stati Uniti. Dal 2019, il gap si è ampliato: +2% in Europa contro +10% negli Usa, trainati dai settori high-tech. Panetta evidenzia che «le imprese europee investono in R&D la metà di quelle statunitensi», con una predominanza di settori tradizionali (es. automobilistico) e una fuga di startup innovative verso l’estero.
L’Europa rimane un’eccellenza nella ricerca scientifica, ma fatica a tradurla in innovazione industriale: i brevetti digitali europei sono meno di un quinto di quelli statunitensi.
Dipendenza dall’estero e vulnerabilità energetica
L’apertura internazionale dell’UE, cresciuta dopo la crisi del 2008, ha portato a un avanzo commerciale del 3,2% del PIL, ma anche a una pericolosa dipendenza:
- Energia: due terzi dei consumi dipendono da combustibili fossili importati
- Cina: esposizione critica per beni strategici (tecnologia e transizione energetica)
- Costi industriali: l’elettricità in Europa costa il doppio rispetto a Usa e Cina, si rischiano delocalizzazioni
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La proposta di Panetta: un debito comune europeo
Per superare queste criticità, Panetta propone un titolo pubblico europeo: «Cruciale per eliminare la frammentazione dei mercati e finanziare investimenti pubblici». Un mercato dei capitali integrato potrebbe generare +150 miliardi/anno di investimenti, con un potenziale aumento del PIL dell’1,5%. «Se destinati a progetti high-tech, l’effetto potrebbe essere triplo», aggiunge.
Il debito comune servirebbe anche per la difesa europea, evitando disuguaglianze tra Stati membri: «Serve un programma unitario, non fondi nazionali che aumentano le disparità».
Criptovalute: i rischi e la necessità di regole globali
Panetta mette in guardia sulle criptoattività, definendole «un settore fonte di rischi da presidiare». Nonostante il regolamento MiCAR europeo, «l’eterogeneità normativa internazionale resta un pericolo». I cittadini UE potrebbero essere esposti al fallimento di piattaforme con sede in giurisdizioni poco trasparenti.
Particolare attenzione va ai rischi reputazionali per le banche: «I clienti potrebbero confondere le criptovalute con prodotti tradizionali, minando la fiducia nel sistema». La soluzione? «Cooperazione internazionale, senza illudersi che divieti siano sufficienti».
Enrico Foscarini, 30 maggio 2025
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


