Economia e Logistica

IL REPORT

Tasse, un Paese di scrocconi. Giorgetti, dove sei?

In Italia pochi pagano per tutti: meno di un terzo dei contribuenti sostiene oltre il 75% dell’Irpef. Il ceto medio regge un welfare squilibrato

giorgetti Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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L’Italia non è un Paese “strozzato” dalle tasse, ma un Paese in cui il peso del fisco grava su pochi e mantiene molti. È quanto emerge dalla dodicesima edizione dell’Osservatorio sulle dichiarazioni dei redditi Irpef, a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali con il sostegno di Cida, presentata oggi alla Camera.

Secondo i dati, il 43,15% degli italiani non ha redditi e vive “a carico” di qualcuno. Inoltre, il 72,59% dei contribuenti dichiara fino a 29mila euro e versa appena il 23,13% dell’Irpef, un gettito insufficiente persino a coprire le tre principali voci di welfare (sanità, assistenza sociale e istruzione). In sostanza, una minoranza di contribuenti con redditi medio-alti finanzia gran parte dello Stato sociale con le proprie tasse.

Chi paga davvero l’Irpef

Il quadro mostra che meno di un terzo degli italiani sostiene da solo oltre il 75% dell’Irpef. Un lavoratore con reddito tra 35 e 55mila euro paga imposte pari a 34 volte quelle di chi dichiara tra 7.500 e 15mila euro; un contribuente sopra i 300mila euro arriva a versare quanto 814 contribuenti delle fasce basse.

«Si dice spesso che l’Italia sia un Paese oppresso dalle tasse. Ma i numeri raccontano un’altra verità: pochi pagano per tutti. Quasi un cittadino su due non versa nemmeno un euro di Irpef, mentre poco più di un quarto dei contribuenti si fa carico da solo di quasi l’80% dell’imposta. È come in una squadra di calcio: se solo tre corrono e gli altri guardano, non si vince. Questo squilibrio logora il ceto medio, scoraggia i giovani e mette a rischio il futuro del Paese», ha dichiarato Stefano Cuzzilla, presidente Cida.

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La denuncia di Brambilla

L’analisi mette in luce anche un sistema che rischia di incentivare evasione e lavoro nero. «Da troppo tempo lo Stato poggia sul binomio “meno dichiari e più avrai dallo Stato”. Giusto aiutare chi ha bisogno, ma non si può trascurare quanto queste cifre siano gonfiate da economia sommersa ed evasione. È davvero credibile che quasi la metà degli italiani viva con 10mila euro lordi l’anno?», ha puntualizzato Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi Itinerari Previdenziali, da sempre molto critico di un assistenzialismo diffuso che sta massacrando il ceto medio.

Secondo Brambilla, l’eccesso di assistenzialismo, unito alla mancanza di controlli e di una banca dati unica dell’assistenza, ha finito per incoraggiare sotto-dichiarazione e lavoro irregolare.

Un welfare insostenibile?

Solo nel 2023, la spesa sanitaria è costata oltre 131 miliardi, l’assistenza sociale 164 miliardi e il welfare locale altri 13,4 miliardi: più di 300 miliardi complessivi, quasi l’intero gettito Irpef e altre imposte dirette. Negli ultimi 16 anni i redditi dichiarati sono cresciuti del 28,46%, mentre la spesa per il welfare è aumentata del 45%, soprattutto quella assistenziale.

«Oggi il vero banco di prova è la legge di Bilancio. Non ci aspettiamo miracoli, ma serve coraggio politico: smettere di disperdere risorse in bonus e investire sul ceto medio. Il futuro dell’Italia si gioca qui: nella fiducia restituita al ceto medio, nelle opportunità ai giovani e in un fisco che torni a essere un patto di equità e fiducia», ha concluso Cuzzilla. Un messaggio diretto al ministro Giorgetti (anche se alla presentazione del rapporto ha partecipato il viceministro Leo, responsabile della materia fiscale).

Enrico Foscarini, 30 settembre 2025

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