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Elogio del lavoro nero - Seconda parte

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In altre parole, lo Stato italiano, ossia il governo, deve ridurre il suo fabbisogno invece di mirare, come un ingordo, ai redditi che gli italiani (famiglie, imprese, partite Iva) producono per vivere secondo le proprie forze, le proprie necessità, la propria libertà. Dovrebbe esistere da qualche parte una forza politica capace di presentarsi agli italiani e dire: “Cari italiani, noi non siamo l’eterno PUSP – Partito Unico Spesa Pubblica –  e quindi da una parte abbassiamo le tasse e dall’altra tagliamo la spesa, lasciandovi in tasca più soldi guadagnati con il vostro libero lavoro con i quali vi pagherete alcuni servizi, come del resto già accade ora, e lo Stato non sarà più nella vostra testa né un dio che risolve tutto né un alibi con cui giustificare tutto”.

Su questa strada l’Italia si dovrebbe incamminare, non foss’altro perché l’esperienza e la storia hanno ampiamente dimostrato che l’attuale via statalista ha fallito e il suo lussuoso fallimento è un privilegio pagato dal lavoro nero.

Giancristiano Desiderio, 18 ottobre 2019