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“Esca la fame di tenerezza”. Il delirio egocentrico di Saviano

Nuovo capitolo narcisista di Roberto Saviano in un post su Facebook

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Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Influencer. Eminentissimum ac Reverendissimum Scribacchinum, Scribacchinum Robertitktoker Savianum Sanctae Romanae Ecclesiase Piddinae cardinalem, qui sibi nomen imposuit Megalomanix. L’è propri in scì, el Gomorroide comincia l’anno col botto, un ritratto fotografico dove posa a Zero Zero Zero – il mio nome è Saviano, Bob Saviano – con tanto di chiosone auto-agiografico: un delirio, qualcosa che supera le consuete sparate dell’ormai maturo giovanottone col dito ponderoso sul naso. Ma, detta così, uno si rende conto che potrebbe venire sospettato di antipatia preconcetta, sai, questi cronisti sovranisti, questi miscredenti che non colgono il disagio di uno da vent’anni sottoscorta e anche sottovuoto spinto: non ci resta che scendere nel dettaglio, anzi nell’esegesi: c’è da impazzire.

“Quando qualcuno mi fotografa (e già si parte con l’autoesaltazione) ho in testa una sola richiesta. Far uscire tutto”. Ciò, speremo de no, chioserebbe el Paron Nereo Rocco. “Che il tuo obiettivo sia un bisturi che rompa la maschera”, con uso ardito del congiutivo chirurgico. “Fai uscire la rabbia, tutto l’odio contro il falso che ho in corpo”, e siamo già all’outing, per quanto velatissimo, “fai uscire il verde degli occhi di mio padre che ho mischiato al mogano di mia madre”. In che senso? La mamma di mogano? Il babbo invece in palissandro? Ma è uno scrittore costruito a tavolino o Pinocchio? “Fai uscire la fame di tenerezza, mostra tutto il cranio nudo (ma proprio tutto? Ma non sarà troppo?) e i solchi che la pelle lascia intravedere”, e siamo già all’ermetismo cutaneo. “Non nascondere il neo, che è il punto a tutte le parole che mi zampillano nella scatola del cervello”, e qui invece ci spostiamo su territori cari a Lino Banfi: “capadicazz, Parola!” (da “Al bar dello Sport”). “Mostra le mani con cui mi reggo e difendo” ed ecco che l’egolatria comincia a scorrere, il vittimismo prende a viaggiare in un ritmo di vita fluente, sia pure cigolando un po’. “Illumina l’anello con incise parole di coraggio”. L’anello, almeno quello. Il finale è inevitabilmente apocalittico, vindice, da dies irae: “Fai uscire il fuoco, tutto il baleno possibile, che incendi la canaglia che mi odia, fotografa tutto il dentro (una radiografia?) e che il fuori sia solo la forma che prende, come un sudario sullo spirito”. Su questa sovrapposizione col Cristo della Sindone, la farnetichescion si chiude.

Per approfondire:

Ma che s’è preso Roby durante le feste? Che cazzo di roba gira a Zukkotti Park? Lsd, psicocibina, funghi, cannabis potenziata, peyote? Che, gliel’hanno portata i re magi con le ONG? Naturalmente il pubblico social, che poi è il fatturato di questo personaggio ormai al di là del bene e del male, s’è spaccato; il 99% gli consiglia, anche in modo preoccupato, di curarsi, il restante gli rivolge rosse parole d’amore: “Grazie per quello che fai Roberto”. Quello che fa Roberto è arricchirsi da 17 anni alle spalle dei fanatici, con tanto di scorta, campando essenzialmente di rendita su un libro sfinente, mal scritto (ove non scansionato, come sancito dalla Cassazione), a metà tra sceneggiatura e brogliaccio giudiziario. Tutto il resto è noia, noia, noia e predicozzo da Che tempo che fa, martirologio dell’unico santino, ogni giorno del calendario: giudicasse il lettore se uno che scrive per mestiere, se non per vocazione, possa sbracarsi a tanto. Ora, noi non siamo fan dei vaccini omnibus, per la carità, però in questo caso ci sentiremmo di invocarne uno contro la pandemia: già fin troppi hanno, quanto a questo, le difese immunitarie pari a zero; ma figuratevi che succederebbe se al selfie in autotune cedesse, che so, Michela Murgia (con la costola Chiara Valerio). Già l’amicone Abou sta un pezzo avanti, con le sue pose e i suoi stivali da aspirante Cavaliere (nero). È la sinistra psicopatica, egocentrica, fondamentalmente mattoide, che fa girare il mondo intorno al suo ombelico o cranio.

La canaglia che mi odia. Cioè tutti quelli che non pendono dal suo dito ponderoso, dall’anello coraggioso, dal nudo cranio ogivale, in un’estasi quasi pornografica. Forse però siamo noi, ancora una volta, a non capire l’orientamento dottrinario di papa Megalomanix. A sottovalutare il Verbo. Sì, forse questo diavolo d’un Savianus è ancora una volta avanti a tutti noi, ha fiutato il vento, ha compreso lo stato devastato del Pd e adesso coglie l’attimo per proporsi come vero, unico papa della sinistra: un segretario fatto d’aria, aria e selfie. Io l’anello ce l’ho, l’elezione non è un problema, ti telefonerò, ti offrirò una primaria strana, il pretesto lo sai, quattro selfie e un po’ di fuffa.

Max Del Papa, 11 gennaio 2023