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Fazio, il solito radical flop a spese nostre - Seconda parte

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Tra gli ospiti il solito Marzullo, a un anno dalla pensione appare sfinito, anche dalle sue domande che forse ha iniziato a rivolgere a se stesso. Unico a brillare il genio di Nino Frassica che non le manda a dire nemmeno allo stesso Fabio Fazio che nel frattempo su Twitter è impegnato a rispondere a un telespettatore che lo contesta: “Io lavoro, pago le tasse e faccio guadagnare la mia azienda”. Una risposta rimossa quasi subito, anche perché lo stesso Fazio si sarà ricordato che lo scorso anno su Rai1 ha preteso di far raddoppiare il suo studio perdendosi poi in un flop clamoroso di ascolti.

La mancanza di Roberto Saviano degnamente sostituito da Luciana Littizzetto che dopo mesi cerca di far ridere con la storia di Salvini al Papeete: una storia che ormai è entrata anche tra le barzellette dei peggiori bar di Caracas. A completare la trasmissione di stampo democristiano anche il solito Fabio Rovazzi, il “comico” perfettamente omologato e “l’elegante presenza di Filippa Lagerbåck”.

Ed è proprio la Lagerback a farci comprendere a pieno la televisione di Fabio Fazio: riportare in tv l’annunciatrice silenziosa che viene pagata soltanto per annunciare gli ospiti con il solito “Oggi è qui con noi…”. Ma perché dobbiamo pagarla?

Il canone lo paghiamo noi e perché da anni dobbiamo stipendiare la Lagerbåck? Piuttosto meglio riesumare “Portobello” che alla fine era più loquace, simpatico e soprattutto ci costava meno.

Gian Paolo Serino

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