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Fincantieri dà la scossa verde: navi a emissioni zero e più digitalizzazione

Una vista del cantiere di Monfalcone, in Friuli Venezia Giulia
Una vista del cantiere di Monfalcone, in Friuli Venezia Giulia

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Nuovi sistemi di propulsione, abbattimento delle emissioni, economia circolare: l’industria navale, non diversamente da quanto sta accadendo per quella automobilistica e ferroviaria, sta cambiando il proprio Dna in nome della tutela dell’ambiente: secondo le stime, al trasporto marittimo si deve ad oggi circa il 2,5% delle emissioni globali di gas serra. E il principale protagonista di questa rivoluzione hi-tech è Fincantieri, il gigante della cantieristica guidato da Giuseppe Bono che solo in Italia, – dove mantiene il cuore del know how accumulato in oltre 230 anni di storia –  impiega 10.000 dipendenti. Tracciamo allora – anche tramite il bilancio integrato – la rotta verde di Fincantieri, a partire dal recente accordo di collaborazione con Almaviva: siglato dalla controllata Fincantieri NexTech, punta ad accelerare la digitalizzazione del settore dei trasporti e della logistica, così da favorire un sistema di mobilità più vicino alle nuove esigenze di chi viaggia. Una mossa strategica per l’intero Paese, anche in vista delle ingenti risorse messe in campo dal Recovery plan elaborato dal governo Draghi.

L’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono

Fincantieri e  Almaviva per  il made in Italy

L’alleanza Fincantieri-Almaviva svilupperà nuove soluzioni di mobilità per il trasporto in piena sicurezza di persone e merci. A partire dai veicoli connessi (connected vehicle), che attraverso appositi sensori sono in grado di percepire la realtà circostante e di interagire con essa, a cui si aggiungono le strade intelligenti (smart road) che consentono la comunicazione e l’interconnessione tra i veicoli. Verranno inoltre realizzate applicazioni per la sicurezza nei trasporti e per i processi di manutenzione predittiva, con il supporto di algoritmi di intelligenza artificiale e del digital twin, che riproduce in un formato digitale tridimensionale e virtualmente “navigabile” tutte le caratteristiche dell’infrastruttura. L’accordo prevede poi un piano di sviluppo sui mercati internazionali, per valorizzare il made in Italy anche in un settore altamente competitivo e oggi dominato da player americani e cinesi. “Questa collaborazione mette a fattor comune l’altissimo contenuto di innovazione espresso da due società che considerano le attività di ricerca e sviluppo un driver imprescindibile. Attraverso questa iniziativa accresceremo ulteriormente le nostre competenze digitali, puntando sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per il monitoraggio delle infrastrutture e del territorio nonché sull’integrazione delle diverse reti di mobilità”, spiega Bono rimarcando cime in questo mondo Fincantieri offrirà “un apporto importante al settore dei trasporti, certamente uno dei principali su cui far convergere le migliori risorse del Paese”.

 

Zeus, una nave a emissione zero

Il progetto Zeus, acronimo di Zero Emission Ultimate Ship, poggia sulla collaborazione di Fincantieri con il CNR,  le università di Genova, Napoli e Palermo, con il contributo del Mise. Si tratta di una nave laboratorio di circa 25 metri dedicata allo studio di tecnologie a basso impatto ambientale per la produzione di energia. Zeus sarà infatti la prima unità marina spinta esclusivamente da motori elettrici con la tecnologia fuel cell: si tratta di dispositivi di conversione elettrochimica che generano energia elettrica e calore combinando un combustibile (idrogeno, metanolo o metano) e un comburente (ossigeno) senza combustione, quindi senza produrre missioni inquinanti. Nel dettaglio la nave potrà essere alimentata in quattro modi diversi: appunto a zero emissioni, in cui l’energia elettrica viene fornita dalle fuel cell; zero rumore (in cui si utilizzano solo batterie al litio) e due tipologie di  navigazione su diesel. Il varo di Zeus, previsto entro l’estate, si inerisce nella sforzo di Fincantieri per la decarbonizzazione navale. Un obbiettivo che vede il gruppo di Bono in anticipo rispetto alla legislazione vigente: Fincantieri ha infatti già realizzato soluzioni ibride, come avviene per le automobili, integrando pacchi batterie con sistemi di generazione tradizionale e introdurrà presto sia sistemi per recuperare energia elettrica dal calore di scarto dei motori diesel sia motori dual fuel, cioè funzionanti o con i combustibili tradizionali o con il gas naturale liquefatto. 

Con EnelX per dare una “scossa” ai porti

Navi di nuova generazione hanno però necessità anche di infrastrutture portuali più moderne in cui ormeggiare, anche in questo caso a tutto beneficio dell’ambiente. Ecco perché Fincantieri sta lavorando accanto a Enel X, la business line globale del Gruppo Enel dedicata all’innovazione e alla transizione energetica, nei porti per l’elettrificazione delle attività logistiche a terra. L’accordo riguarda in particolare l’implementazione del cold ironing, ovvero la tecnologia per l’alimentazione elettrica da terra delle navi ormeggiate durante le soste; la gestione e ottimizzazione degli scambi di energia nelle nuove infrastrutture; sistemi di accumulo e di produzione di energia elettrica, anche tramite l’impiego di fonti rinnovabili, e l’applicazione di celle a combustile. La partnership, al momento focalizzata sull’Italia potrà poi essere  ripetuta in altri paesi europei. L’obiettivo dichiarato è che lo sviluppo di infrastrutture smart e integrate e la tutela del territorio possa proiettare il sistema portuale nazionale in una nuova fase, caratterizzata dai principi della sostenibilità. Le due società insieme, infatti, metteranno a disposizione le proprie competenze per porre le basi di una transizione green e digitale, che potrà avere uno straordinario riverbero sull’economia blu italiana e non solo.

 

Una nave da crociera realizzata da Fincantieri