Cronaca

Garlasco, il documento che mette nei guai Garofano

L'ex capo dei Ris aveva detto di non essere mai entrato nella villetta dei Poggi. Ma una carta del 2007 racconta di una sua richiesta precisa: essere presente al sopralluogo

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Il generale Luciano Garofano, ex comandante dei Ris di Parma, sta attraversando probabilmente il momento peggiore della sua prestigiosa carriera di esperto del crimine. Stanno infatti emergendo, in merito caso di Garlasco, alcuni fatti che stanno profondamente intaccando la sua credibilità. In tal senso la youtuber Bugalalla, unitamente al suo collega Luigi Grimaldi, continua a reperire una successione ininterrotta di informazioni inedite ai più riguardo all’indagine del 2007/8 che spesso vede al centro l’allora tenente colonnello dei carabinieri.

In particolare, abbiamo ricevuto dal suo staff alcuni documenti dell’epoca che, sebbene non abbiano alcun rilievo sul piano giudiziario, dovrebbero quanto meno creare un certo imbarazzo in uno dei signor No che avversano la nuova indagine: il generale Luciano Garofano, l’uomo che all’epoca comandava i Ris di Parma. In premessa occorre ricordare che lo stesso Garofano, fino a che non sia stato messo di fronte alla prova dei fatti attraverso alcune immagini fotografiche, ha più volte sostenuto di non essere mai entrato nella villetta della famiglia Poggi, sottolineando che le indagini scientifiche furono eseguite direttamente dai suoi uomini sul posto.

Eppure, basta leggere una sua richiesta dell’8 settembre del 2007, presentata alla Pm Rosa Muscio, per comprendere che vi fossero da parte sua ben altre intenzioni: “In relazione al prossimo accesso sulla scena del crimine, concordato in data odierna fra tutte le parti, e fissato per il giorno 12 settembre p.v., si rinnova la richiesta per poter partecipare, come osservatore, in qualità di comandante del Reparto e di Ufficiale di P.G. Si rimane in attesa delle determinazioni di codesta A.G.”

La risposta della Pm non si è fatta attendere. Lo stesso giorno la dottoressa Muscio chiude la porta a Garofano, che come abbiamo letto in precedenza aveva già inoltrato analoga richiesta, spiegando all’allora tenente colonnello dei Carabinieri che ciò avrebbe dato modo alla difesa di Alberto Stasi di far invalidare i previsti accertamenti tecnici irripetibili.

Insomma, tutto questo ci porta a pensare che l’ex capo dei Ris di Parma, nonché ex consulente di Andrea Sempio, fosse fortemente intenzionato ad avere un ruolo diretto in una delle più disastrose indagini della nostra storia giudiziaria. Ruolo che, se non altro per come difende ancora oggi tale indagine, parrebbe aver in qualche modo ottenuto.

A sostenere questa tesi è stato in una recente dichiarazione rilasciata agli attuali inquirenti un suo sottoposto dell’epoca, il quale dichiara che Garofano tendeva ad accentrare l’indagine su di sé. “Lui faceva sempre così – dice Pizzamiglio – doveva far vedere che era lui il comandante….lui faceva queste cose – spiega l’ufficiale – per esposizione mediatica.” Tant’è che egli mise in forte discussione la scelta effettuata da Pizzamiglio in sua assenza – pare si trovasse in Brasile – di indicare Marino e Mattei come consulenti della Procura.

D’altro canto, che nella prima inchiesta vi fosse molta confusione nei ruoli e altrettanta indebita intromissione da parte di figure ad essa completamente estranee oramai sembra un segreto di Pulcinella.

Claudio Romiti, 4 ottobre 2026

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