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Greta e gli altri “trombati” del Nobel per la pace

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“Volevano vincere, volevano vincere…”, è l’incipit di un celebre coro da stadio che i tifosi utilizzano per sbeffeggiarsi durante o appena terminato un match calcistico. Il senso di questo sfottò è quello di far rosicare gli avversari, in genere passati in vantaggio, e poi recuperati e superati nel punteggio. Ed è proprio quello che è successo in questa edizione 2021 del Nobel per la Pace a quei candidati che erano quasi certi di avere il successo in tasca.

Alla vigilia i bookmakers davano infatti Greta Thunberg, la paladina dell’ambientalismo svedese, come la grande favorita della competizione. Non si capisce bene cosa c’entri con la pace, ma tant’è. Ormai siamo abituati ai Nobel generosi nei confronti di chi esporta nel mondo ideologie conformi al pensiero di sinistra e agli interessi mainstream. Pensate che la SNAI, dava Greta a 1.85, anche se preferita “solo” dal 35% degli scommettitori. Eravamo già tutti pronti a sorbirci i festeggiamenti della politica progressista, della stampa unica dell’ambientalismo e della maggioranza dell’opinione pubblica. Dopo la già pesantissima sbornia di Milano a base di gretinismo e “Bella Ciao”, l’incontro con Draghi e Cingolani, gli incoraggiamenti di Papa Francesco, già eravamo rasseganti a vedere le nostre città tappezzate con il visino della Thunberg trionfante. Ed esattamente come quando si perde un derby, avevamo già pianificato di chiuderci in casa, di non accendere la tv e tanto meno di navigare sul web.

Anche perché, in ogni caso, si preannunciava una disfatta a dir poco drammatica. Subito dopo Greta, infatti, indovinate chi erano gli altri grandi favoriti? Bè, ottime chances le aveva il movimento Usa Black Lives Matters. Uno a caso, proprio. Avete presente quelli che alzano il pugno al cielo come i compagni e hanno dato il via all’abbattimento delle statue negli States? Dalla padella alla brace, insomma. Lasciavamo l’ideologia ambientalista per passare a quella antirazzista ma pur sempre comunista. Sarebbe stato davvero insopportabile. L’unica consolazione, come spesso è già capitato, sarebbe stata quella di riderci su mettendo in dubbio quel che ormai resta della credibilità dell’onorificenza scandinava.
Quotatissima però era anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Agipro riporta che l’Oms avrebbe pagato 8 volte l’importo della puntata e che era l’opzione preferita dal 60% degli scommettitori. Ecco, forse questo sarebbe stato troppo anche per il Nobel. Sarebbe suonata davvero come la peggior presa per i fondelli della storia della manifestazione. E sulla pandemia non era proprio il caso di scherzare.