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Greta e gli altri “trombati” del Nobel per la pace - Seconda parte

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Insomma, ce la siamo vista brutta ma alla fine l’abbiamo spuntata. Bisogna ammetterlo, a sto giro a Oslo c’è stato un sussulto di orgoglio che non ci aspettavamo. Perché, contro tutti i pronostici della vigilia, il premio lo hanno vinto due cavalli meno quotati. Due giornalisti, tali Maria Ressa e Dmitry Muratov per il loro impegno nel “salvaguardare la libertà di parola, una condizione fondamentale per la democrazia e la pace”.

“Giusto così, Beppe”, direbbe un celebre telecronista. Oggi per noi è doverso godersi la vittoria e, perché no, anche lasciarsi andare a qualche simpatico sfottò. Ma in qualità di supporter scaramantici, che sanno come gira il mondo, non vogliamo farci troppe illusioni. Sappiamo che prima o poi toccherà agli avversari esultare. Magari già l’anno prossimo.
Intanto, però, il palmarès dice questo: quest’anno, 2021, Greta, Blm e l’Oms chiudono con “zeru tituli”. E al momento è questo quello che conta.